Justin Bieber si confessa “Smetterò di cantare per fare l’attore”

Justin Bieber, il cantautore musicista ed attore canadese divenuto famoso in tutto il mondo negli ultimi anni, non perde occasione per far parlare di se. Così dopo aver trionfato agli MTW Europe Awards, Justin Bieber ha registrato la sua esibizione a Milano,per il secondo live di X Factor 9, che andrà in onda oggi su Sky Uno.In questa occasione, il giovane cantautore si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni riguardanti il futuro, soprattutto dal punto di vista professionale.

Sembra che nel suo futuro Justin Bieber non veda soltanto la musica, ma anche nuove esperienze,come ad esempio il cinema.“Mi piacerebbe smettere a trentacinque anni e poi lavorare dietro le quinte, fare il produttore, o l’autore”, ha dichiarato Justin Bieber che ha tra l’altro svelato di star lavorando ad un paio di film, come attore. Al momento, Justin Bieber è però impegnato nella presentazione del suo quarto disco, intitolato Purpos, che dovrebbe arrivare sulla scena musicale il prossimo 13 novembre.

Negli ultimi giorni si è diffusa la notizia di una collaborazione tra Justin Bieber ed Halsey, la quale proprio sul suo profilo Twitter nei giorni scorsi si era detta molto eccitata per l’uscita di Purpose. Dunque, nel nuovo album sarà presente un brano cantato da Halsey e Justin, intitolato The Feeling.Sono davvero eccitata di farvi sapere che la canzone che ho fatto con Justin chiamata “The Feeling” sarà disponibile sul suo nuovo album, “Purpose”. Assicuratevi di preordinarlo. Uscirà il 13 novembre e non vorrete perdervelo”, questo quanto postato da Halsey.

Questa è l’intervista che la testata giornalistica La Repubblica ha pubblicato:

Da Believe, il disco precedente, a Purpose, però sono trascorsi oltre tre anni. Perché?
“Ho attraversato un momento difficile, avevo perso di vista ciò che volevo. Così, per entrare in studio e registrare un nuovo album ho dovuto ripartire da me, capire chi ero e dove stavo andando. Non è stato facile. Per questo si chiama Purpose (scopo, nda)”.

Cos’era successo?
“Mi sentivo come una marionetta in mano ad altri e per cambiare quel tipo di rapporto c’è voluto tempo. Qualsiasi tipo di relazione  –  da quelle sentimentali a quelle professionali  –  hanno bisogno di attenzione, di cura, altrimenti si tramutano in qualcosa di diverso, anche dannoso. I primi anni del mio successo ero giovane, non sapevo esattamente cosa stava accadendo e come gestirlo”.

Oggi lo sa?
“Oggi so che voglio essere solo ciò che sono. Può piacere o meno, ma è tutto qui. A cosa serve conquistare il mondo se per farlo devi perdere la tua anima? Per mesi mi sono svegliato pensando che tutto quello che facevo era la solita routine, la solita sequenza di cose già fatte. Non voglio si ripeta”.

In Purpose ci sono molte collaborazioni eccellenti  –  da Ed Sheeran a Skrillex, da Drake a Diplo. Ha intenzione di cambiare pubblico di riferimento? Puntare a un target più adulto?
“No, affatto, non è questo che mi interessa. La grandezza della musica di Michael Jackson stava nel fatto che poteva essere ascoltata da un pubblico totalmente trasversale, dai ragazzi agli adulti. Registrando Purpose l’idea non era quella di incidere un disco da primo posto in classifica, ma di realizzare un classico destinato a durare nel tempo”.

Sei anni fa, quando incise il suo primo singolo, One Time, pensava sarebbe accaduto tutto questo?
“No, e ogni mattina mi sveglio e mi chiedo perché sia successo proprio a me. Forse Dio mi ha scelto, non lo so. Posso dire però che non è sempre tutto facile, ci sono dei momenti piuttosto complicati. Ma del resto, tutte le cose belle comprtano sacrifici”.

Ha qualche rimpianto?
“No, perché tutto quello che è successo, anche le cose negative, mi hanno reso ciò che sono. Ho commesso quegli errori probabilmente per non rifarli in futuro”.

Il suo disco uscirà il 13 novembre, lo stesso giorno di Made in the A. M. degli One Direction. Chi vince?
“Non è una gara. Ognuno di noi deve essere felice di ciò che fa, abbiamo anche molte fan in comune, quindi preferisco pensare che gli artisti si sostengano, invece che fare le gare. E poi, come detto prima, vorrei che Purpose superasse la prova del tempo, non mi importa venda tanto, ma che duri negli anni”.

Cosa pensa dell’industria discografica?
“Che segue delle logiche perverse: non c’è spazio per i sentimenti, per il cuore, e a volte non basta nemmeno avere talento. Gli artisti hanno sempre meno controllo sulla loro musica ed è frustrante. Stai mesi in studio a lavorare su un pezzo e poi lo vendono a un euro?”.

Oppure va in streaming, gratis.
“Esatto. L’unica consolazione è andare in tour: quando mi trovo davanti a migliaia di fan capisco il senso di questo mestiere. E ricordo perché lo faccio”.

Come si immagina a quarant’anni?
“Non lo so, forse con i miei tatuaggi sulle braccia completamente sfatti? No, non lo so. Spero solo di non essere ancora qui, a cantare”.

Che intende?
“Che non so come facciano certe rockstar, che a settant’anni ancora stanno sul palco. È un lavoro piuttosto pesante, soprattutto la parte dei tour. Mi piacerebbe smettere a trentacinque anni e poi lavorare dietro le quinte, fare il produttore, o l’autore”.

Ha pensato a una carriera alternativa? Al cinema?
“Il cinema sarà il mio prossimo passo. Sto lavorando a un paio di film, ma ancora non posso anticipare o svelare nulla”.

Lo sa che stanno cercando un nuovo James Bond?
“Davvero? Che mi chiamassero allora. Sono pronto”.

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