Juventus Campione d’italia, Allegri: “La festa voglio farla contro il Real”

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Il fantasma di Conte partecipa alla festa scudetto della Juventus. Evocato senza nominarlo. Ribattezzato con una data, il 15 luglio, quella delle sue clamorose dimissioni. Le ventiquattr’ore più concitate e forse difficili della gestione Agnelli, che nella gioia della festa scudetto (vissuta a Torino) riavvolge il nastro fino al giorno fatidico per celebrare degnamente l’impresa di Allegri: «Prendere in mano la squadra il 15 luglio e riportarla alla vittoria, è per fare questo che ci vogliono le palle! Grazie Max, #finoallafine». Una sentenza in 134 caratteri, ci sta in un tweet e consacra dal pulpito presidenziale il protagonista numero uno del 33° scudetto: Allegri. Lo stesso John Elkann consacra il successo: «Il 4° scudetto di fila è un poker indimenticabile, che entra a pieno titolo nell’albo d’oro della storia bianconera. Complimenti ad Andrea e a tutta la Juve». Ma è lo scudetto di Max. Almeno per Agnelli che, in quel torrido 15 luglio un pizzico d’ansia deve averla provata se ci torna nel momento della gioia assoluta, quasi a esorcizzarla definitivamente. La Juventus è passata in mezzo a quella tempesta e ne è uscita più forte. Agnelli gode e, giustamente, si compiace della decisione presa nell’emergenza. Allegri si è rivelato l’uomo giusto e, probabilmente, sarà l’allenatore della Juventus ancora per molto tempo.

E Allegri sembra saperlo quando twitta: «Le responsabilità alla Juve sono alte, ma ripagate nel momento in cui ti rendi conto di aver fatto felici 250 milioni di juventini nel mondo». Prima si era presentato con tono quasi dimesso in conferenza stampa da campione d’Italia: «Scudetto archiviato», sospira. «Non era scontato. Mi sono piaciuti i ragazzi, si sono meritati il titolo e l’hanno suggellato con una bella partita, non eravamo venuti a Genova per fare un punto o pensando al Real. Abbiamo vinto con determinazione». A quanto pare, però, è inevitabile tornare a luglio, all’inizio dell’avventura, quando il tecnico entrò in punta di piedi: «Arrivare in un posto e stravolgere tutto togliendo certezze a giocatori che avevano vinto 3 scudetti sarebbe stato da persona poco intelligente. E ritenendomi una persona discretamente intelligente… Poi con il passare del tempo e delle situazioni sono passato alle mie idee, conservando comunque quello che era stato costruito». Allegri riconosce i meriti di Conte (anche quando parla di «impresa eccezionale», riferito ai 102 punti dell’anno scorso) e si prende i suoi: «Non mi sembra che ci siano stati momenti difficili. La partita di Napoli è stata la più importante, venivamo da una sconfitta in Supercoppa e un pareggio con l’Inter. E’ stata una vittoria di carattere, che la squadra ha voluto fortemente. Durante l’anno quando fai due passaggi a vuoto devi avere la forza di mantenere l’equilibrio».

Lo hanno portato in trionfo Llorente, Storari, Marchisio, Bonucci e Barzagli, alcuni dei suoi fedelissimi, anche se tutta la squadra ha dimostrato di seguirlo in modo compatto. «Ho trovato un gruppo di giocatori fortissimi e di uomini con valori morali alti. E adesso non dite che vinciamo per mancanza di concorrenza, perché abbiamo la media punti di tutti gli scudetti…». Ma non ha nemmeno voglia di polemizzare. E’ un uomo intimamente soddisfatto, ma ancora in tensione agonistica. Se ne esce con una frase delle sue, quelle destinate a diventare slogan: «Ragazzi, la giostra non è ancora finita. C’è una semifinale di Champions, che non è roba che capita tutti gli anni. Ci vuole un pizzico di fortuna e dobbiamo essere bravi e crederci». Il divertimento è appena iniziato. «Sarei ipocrita se negassi l’emozione, ma festeggiamo in modo moderato e poi vediamo cosa succede con il Real. Di sicuro avremo tempo per festeggiare con i tifosi. Questo è un gruppo con giocatori importanti, tutti si sono messi a disposizione con la voglia di vincere ed arrivare in fondo». E il fondo è qualche giro di giostra più in là.

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