La bambina malata di Aids espulsa dalla scuola, da martedi prossimo ritornerà sui banchi

Incredibile la vicenda che ha come protagonista una bambina di soli 11 anni gravemente malata e rifiutata dalla scuola. La vicenda è avvenuta in Campania, in una scuola media statale della regione.Una drammatica situazione alle spalle quella della piccola malata di Aids che si è  sentita rifiutata dalla scuola proprio dove i genitori affidatari l’avevano iscritta.La vicenda è stata denunciata dalla vicepresidente del gruppo Sel di Montecitorio Annalisa Pannarale, componente della commissione istruzione, la quale ha dichiarato: “La notizia lascia sgomenti e increduli l’idea che una bambina, già provata da percorsi familiari complessi e difficili, possa essere discriminata perché portatrice di una patologia è di una violenza inaudita. Una cosa indegna per un paese civile. Ho presentato una interrogazione alla Giannini. Intervenga subito”.

“Mi ha chiamato l’ispettrice dell’Ufficio scolastico regionale stupita e dispiaciuta per il clamore mediatico di questa vicenda, che lei considerava risolta. Adesso sta contattando i vari presidi delle scuole limitrofe e sicuramente qualcuno adesso sarà pronto ad accogliere questa bambina“, ha dichiarato Fortuna, della Comunità di Capodarco di Teverola, in Campania.La mamma affidataria appresa la notizia nella più totale disperazione ha deciso di inviare una lettera al ministro dell’Istruzione per denunciare l’accaduto.

Per questo, gli affidatari hanno ritenuto necessario rivolgersi al ministro Giannini: «Siamo due responsabili di una casa famiglia del movimento nazionale di Capodarco che si trova in Campania. Vogliamo raccontarle una brutta vicenda che stiamo vivendo in qualità di affidatari di una bambina portatrice di un ritardo psichico e, da pochi mesi, di un importante problema di salute non pregiudizievole per gli altri bambini. Così ha dichiarato il professore Guarino che segue Francesca (nome di fantasia), che è malata di Aids, presso la Facoltà di Medicina, dipartimento di Pediatria, Area funzionale di Malattie infettive della Federico II. La vicenda è brutta perché vede coinvolta nel ruolo non certo di “Buona” la nostra “Scuola” italiana». E via con la storia della esclusione subìta: «Il preside della scuola media di riferimento, il 4 settembre 2015 ha espresso il suo diniego formale all’iscrizione della bambina con le seguenti motivazioni: “Le domande di nuove iscrizioni vanno oltre il limite massimo dei posti complessivamente disponibili nella nostra scuola, limite definito sulla base delle risorse di organico e relativamente alla capienza delle aule dell’edificio scolastico, come predisposto dagli enti competenti e pertanto allo stato attuale non possono essere accolte”.

“Da martedì prossimo 3 novembre Francesca potrà finalmente andare a scuola. E frequenterà lo stesso istituto di Trentola Ducenta (Caserta) che aveva rifiutato la sua iscrizione a settembre”, ha detto Antonio, papà affidatario della bambina.

“Io e mia moglie Fortuna – racconta all’Ansa il signor Antonio – abbiamo provato a spiegare alla piccola che non tutti erano pronti ad accoglierla, ma che ci voleva un po’ di tempo perché i ‘grandi’ si attrezzassero. Ora gli diremo che sono finalmente pronti per lei”.

Poi il signor Antonio continua “Non voglio entrare nella coscienza delle persone – dice – il dirigente scolastico ha giustificato la mancata iscrizione con una motivazione tecnica, dovuta alla circostanza di 21 bambini in esubero, tra cui rientrava anche Francesca. Dal 15 settembre però l’ufficio scolastico regionale, investito della questione dall’ufficio provinciale di Caserta, si sarebbe potuto muovere celermente invece di attendere che fossimo noi a denunciare la vicenda al Ministro”.

Intanto, parla anche il sindaco del comune casertano Michele Griffo difende l’istituto scolastico, definito “fiore all’occhiello di Trentola Ducenta”, e il suo dirigente, “un professionista che ha sempre pensato al bene della scuola”.

Dopo pochi giorni, il Ministro Giannini ha risposto alla mamma della bambina con queste parole:“Quella bambina, che io chiamerò Francesca, entrerà in classe nei prossimi giorni. E quella città della Campania darà tutte le possibilità per farla rientrare a scuola, e se il dirigente scolastico che ha rifiutato la sua iscrizione, non per un ritardo tecnico, ma per altro, allora pagherà per le sue responsabilità”.

Il ministro Giannini ha raccolto l’appello lanciato dalla mamma della piccola: “Quella bambina, che io chiamerò Francesca, entrerà in classe nei prossimi giorni. E quella città della Campania darà tutte le possibilità per farla rientrare a scuola, e se il dirigente scolastico che ha rifiutato la sua iscrizione, non per un ritardo tecnico, ma per altro, allora pagherà per le sue responsabilità”.

La vicenda era stata denunciata dalla vicepresidente del gruppo Sel di Montecitorio Annalisa Pannarale, componente della commissione istruzione: “La notizia lascia sgomenti e increduli – aveva dichiarato Pannarale – l’idea che una bambina, già provata da percorsi familiari complessi e difficili, possa essere discriminata perché portatrice di una patologia è di una violenza inaudita. Una cosa indegna per un paese civile. Ho presentato una interrogazione alla Giannini. Intervenga subito”.

Quello della scuola media statale è stato per Francesca, la bimba malata di aids, il “36esimo rifiuto in 10 anni di vita”: sono state 35, infatti, le comunità di accoglienza accreditate al comune di Napoli che non l’hanno accolta. E’ quanto ha raccontato Fortunata, la mamma affidataria al Redattore Sociale, che ha scritto una lettera al ministro Giannini e ha poi deciso di pubblicarla su Avvenire.

Francesca (nome di fantasia) proviene da una “famiglia che vive in condizioni di gravissima emarginazione sociale ed economica. Ha frequentato una scuola fino allo scorso anno, dove nessuno si è reso conto, o ha fatto finta di non rendersene conto, della situazione. Aveva il sostegno scolastico per il suo ritardo psichico. Ma è stata sempre promossa, anche l’ultimo anno, seppur non sapesse leggere né scrivere. La scuola è la prima istituzione che non si è curata di lei e della sua famiglia, ma ha preferito sbarazzarsene al più presto”.

Il 3 febbraio Francesca è arrivata in ospedale “quasi morta – racconta Fortuna – aveva avuto un infarto. A 10 anni pesava 16 chili. E’ lì che la malattia è stata conclamata: prima, in dieci anni, nessuno se ne era accorto. E’ stata ricoverata per quattro mesi. Dopodiché le istituzioni si sono rese conto che quella famiglia non era in grado di curarsi di lei: doveva prendere 12 medicine al giorno ed essere seguita con molta attenzione”.

E’ iniziata così la ricerca di una struttura capace di prenderla in carico: “Ce ne sono 35, accreditate con il comune di Napoli. La comunità di Capodarco, per scelta, non è accreditata. La procura ha fatto il nostro nome ‘in extremis’, perché nessun’altra struttura si era resa disponibile”.

Il 17 giugno Francesca è entrata in questa famiglia, che ha iniziato a cercare una scuola. “All’inizio nessun problema, il preside si è detto pronto ad accoglierla. Poi, il 4 settembre, quel sì si è trasformato in un diniego: ufficialmente, non c’era posto per lei, troppi iscritti. Ma l’ufficio scolastico aveva anche concesso la sezione supplementare che il preside aveva chiesto, quindi è evidente che le ragioni del diniego fossero altre: la ‘paura irrazionale’ del contagio”.

Più volte Fortuna si è rivolta all’Ufficio scolastico regionale, fin quando “il personale ispettivo chiamato in causa ha ritenuto di aver trovato la soluzione: l’apprendimento a distanza. Ci hanno parlato anche di una circolare ministeriale, che avrebbe impedito la frequenza scolastica della bambina. Perché? Per ignoranza e paura,visto che non c’erano proprio ragioni di ordine medico: la bambina assume i suoi farmaci la mattina alle 8, la scuola non si sarebbe dovuta certo occupare di questo. E poi chiedevamo che frequentasse solo tre ore al giorno: ma per lei entrare in una classe ogni giorno è importante”.

Disabile e ammalata di Aids. Niente scuola per una bambina di 11 anni rifiutata da una media statale in Campania. Fortunata, la madre affidataria, disperata dopo il «36esi- mo rifiuto in 10 anni di vita» da parte degli istituti scolastici napoletani, ha deciso di scrivere una lettera al ministro dell’Istruzione Giannini. La madre della piccola, che vive in condizioni di grave emarginazione sociale ed economica, si è rivolta più volte all’Ufficio scolastico regionale, fin quando «il personale ispettivo chiamato in causa ha ritenuto di aver trovato la soluzione: l’apprendimento a distanza». Ma ha ricevuto sempre e solo risposte negativo.

Adesso il ministro Giannini ha accolto il suo appello, assicurando che «quella bambina, chiamata con un nome di fantasia “Francesca”, entrerà in classe nei prossimi giorni».
«La città della Campania darà tutte le possibilità per farla rientrare a scuola», ha continuato il ministro, « e il dirigente scolastico, se ha rifiutato la sua iscrizione per motivi “non tecnici”, pagherà per le sue responsabilità”.

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