Lady Diana, la principessa dal cuore ribelle

0

Negli ultimi decenni le monarchie sono passate dalla sacralità, un potere che viene fatto discendere da Dio, alla popolarità, un potere che viene dai media. Con Diana si è fatto un passo ulteriore. La principessa è diventata un personaggio delle nostre vite, perché contiene in sé tutti gli ingredienti che permettono l’identificazione: amore, tradimento, dolore, morte. Conditi con le salse favolose della bellezza, della ricchezza, del potere, del mistero. Il fenomeno, esasperato alla sua morte, diventò per molti insopportabile. Nel film “Il favoloso mondo di Amélie”, del 2001, il gentile pittore che aiuta un giovane garzone, a un certo punto sbotta contro di lui: “Lady D Lady D Basta con Lady D”. La bambina inglese che nacque il 1a luglio 1961 era la quarta dei cinque figli del visconte e della viscontessa Althorp, e aveva fra gli avi re e regine. Secondo il principio – ricorrente in questa storia – che anche i ricchi piangono, i genitori si separarono quando aveva 7 anni, perché la mamma aveva un amante. Il padre ottenne la custodia della piccola e nel 1975, alla morte del nonno, diventarono Lord Spencer e Lady Diana Spencer. La ragazzina fece, ovviamente, buoni studi e le piacevano il nuoto, lo sport, la musica, la danza, i bambini. A18 anni ebbe in regalo un appartamento a Londra, che divise con tre amiche, e lavorò come tata e hostess alle feste. Una vita da favola normale. Poi, come capita nelle normali favole, un giorno Diana incontrò il principe azzurro, durante una battuta di caccia. Lei aveva 16 anni, Charles 30.

Fu un corteggiamento lungo e lento, lui non aveva fretta, e neanche lei. Finalmente, il 6 febbraio 1981, le chiese di sposarlo e fu la fine della loro pace. Di solito, all’inizio di un fidanzamento, si fa una vacanza insieme. Lei dovette trasferirsi a Bu- ckingham Palace per studiare il protocollo reale. Non servì molto, Diana era pur sempre una ragazza degli anni Ottanta, che aveva sperimentato la libertà. E probabilmente la suggestionava di più l’idea di diventare regina di quanto la e- mozionasse il futuro re. Lei invece emozionava tutti, giornali e popolo, snob e sognatori. Il giorno del matrimonio, il 29 luglio 1981,600.000 persone si affollareno lungo le strade della carrozza reale. D’accordo con Charles, durante la cerimonia Diana non fece voto di obbedienza al marito, e questo aumentò la sua popolarità. Figurarsi quando, il 5 novembre 1981, dette la notizia che tutti volevano: aspettava un futuro re. William nacque il 21 giugno 1982, primo erede al trono a nascere in un ospedale pubblico e non a Palazzo. Diana aveva voluto così, e la sua popolarità aumentò a dismisura. Il matrimonio, però, era già in crisi, Charles la trascurava o la umiliava. “Mio marito mi ha fatto sentire inadeguata in ogni modo possibile”, avrebbe dichiarato la “principessa triste”. Ma fu una brava madre, seguiva i figli, li accompagnava a scuola e li voleva con sé durante i lunghi viaggio ufficiali. Ormai era la donna più fotografata del mondo. Nel novembre 1985, alla Casa Bianca, ballò con John Travolta indossando un abito di velluto blu notte, molto sensuale, che qualche anno fa è stato venduto all’asta per mezzo milione di dollari. Ovunque andasse, e andava ovunque, incontrava i potenti della terra, poi visitava orfanotrofi, strutture scolastiche e ospedali pediatrici, in un sincero slancio umanitario ben sostenuto dall’ufficio stampa reale.

Quel che l’ufficio stampa non poteva fare, era prendersi cura del matrimonio. Dal 1985 Diana aveva una storia con il suo istruttore di equitazione, il maggiore James Hewitt. Charles era sempre più spesso con la sua antica passione, Camilla Parker-Bowles. Fu la stessa Diana a rivelare l’adulterio di Carlo nel libro “La sua vera storia”, di Andrew Morton, nel 1992. Confessò anche di avere tentato il suicidio più volte, perché non si sentiva amata dal marito. Seguì la pubblicazione di telefonate erotiche dei due con i rispettivi amanti: la corona inglese sembrava ormai il set di un reality sui reali. Fu il primo ministro britannico John Major ad annunciare alla Camera dei Comuni, il 9 dicembre 1992, la separazione. Se il modo di comunicarlo non fu usuale, usuali furono i comportamenti successivi, con i due che si attribuivano pubblicamente l’un l’altro ogni genere di colpa. Diana ammise – in tv – di avere avuto u- na storia con il cavallerizzo James Hewitt, ma fece tre affondi formidabili: sulla sua separazione («Eravamo in tre in questo matrimonio, un po’ troppo affollato»); su Charles come futuro re («Non so se saprebbe adattarsi»); su se stessa: «Mi piacerebbe essere la regina nei cuori delle persone». Che tutto ciò avvenisse in pubblico, non era ancora la morte della monarchia, come molti credettero, ma una sua rinascita in versione 2.0.
E se Diana ha un merito storico, per quanto involontario, è di avere provocato l’inevitabile evoluzione. 0 involuzione, a scelta.

Dopo il divorzio ricevette una buonuscita di oltre 24 milioni di euro, secondo la legge continuò a fare parte della famiglia reale. Della quale si può immaginare l’irritazione per le sue successive vicende amorose: prima, per 2 anni, con il cardiochirurgo pakistano Hasnat Khan, poi con Dodi Al-Fayed, figlio di Mohamed Al-Fayed. Un commerciante, per quanto ricco, per di più musulmano. Il suo vero nemico, però, era la propria fama. Le ultime immagini ce la mostrano in a- scensore, mentre si prepara agli agguati dei fotografi, che la inseguivano sempre. Sfuggita al potere della famiglia reale, il 31 agosto 1997 la uccise – più che un complotto – la propria fama, che dominava la sua vita. Oggi William, che le somiglia moltissimo, continua la sua storia, con i suoi occhi dolci e un po’ tristi, pronti ad accogliere i sogni.

Rispondi o Commenta