Legge di stabilità c’è la fiducia: Senato approva la riforma Rai con 162 voti favorevoli

Dopo tanti mesi di polemiche ed indiscrezioni varie, nella giornata di ieri la riforma della Rai è divenuta legge e di fatto introduce tante novità, tra le quali la figura dell’amministratore delegato ed ancora un Consiglio di amministrazione più snello ed un Presidente di garanzia.

La riforma è divenuta legge con 162 si e 125 no; si tratta di una manovra da circa 35 miliardi. Nello specifico l‘amministratore delegato sarà nominato dal cda che può anche decidere in caso di revoca, su proposta dell’assemblea dei soci, secondo quanto stabilito dall’art.2.

L’amministratore delegato si occuperà di nominare i dirigenti e anche delle nomine editoriali ma bisognerà che queste abbiano il parere del cda. Introdotta anche una nuova figura ovvero quella del Presidente di garanzia, il quale verrà nominato dal cda tra i suoi membri.Riguardo il cda, questo sarà composto da ben nove individui, dei quali quattro saranno eletti da Camera e Senato, due nominati dal governo ed uno designato dall’assemblea dei dipendenti.

Prevista inoltre la pubblicazione dei compensi dei soggetti, diversi dai titolari di contratto di natura artistica, superiori ai 200mila euro. Introdotte ancora alcune cause di incompatibilità fra le quali ad esempio il ricoprire o l’aver ricoperto nei 12 mesi precedenti la data della nomina, la carica di ministro, vice ministro o settesegretario di stato; inoltre, stando a quanto emerso non potranno essere nominati coloro i quali si trovano in stato di interdizione dai pubblici uffici, anche temporanea, o in stato di interdizione legale o temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

Tanto deficit, moltissima flessibilità e un pizzico di Sud. La manovra finanziaria 2016 del governo Renzi incassa l’ultima decisiva fiducia e, blindata, arriva al traguardo definitivo. Oltre mille commi, 35,4 miliardi di saldo netto da finanziare e quasi 400 milioni di “leggine marchetta”, divise equamente per soddisfare i desiderata di Camera e Senato. Poi le famose “clausole di salvaguardia”, sminate appena in tempo alla “modica” cifra di 16,8 miliardi, per impedire che accise e Iva dal 2016 sfondassero nuovi record.

Sia come sia il testo definitivo è stato approvato ieri da Palazzo Madama (con 162 sì alla fiducia e 125 no). Di sicuro Renzi e Padoan non hanno lesinato in “flessibilità”. C’è quella per la crescita, quella per i migranti, quella per la sicurezza. In primavera l’Ue ci dirà se abbiamo esagerato, intanto via XX Settembre mette in conto una super clausola di flessibilità che vale svariati miliardi. Senza attendere il parere di Bruxelles il governo ha deciso di usare subito l’ulteriore margine di flessibilità (uno 0,2% in più pari a 3,2 miliardi circa) autorizzato inizialmente dal Parlamento per la clausola migranti, e ha alzato l’asticella dell’indebitamento netto dal 2,2 al 2,4% per finanziare il pacchetto sicurezza-cultura da 2,6 miliardi (tra le principali misure il bonus da 80 euro – solo per il 2016 – per le forze dell’ordine e la card da 500 euro per chi compie 18 anni il prossimo anno).

Capitolo casa. Confermato il promesso azzeramento della tassa sulla prima casa a eccezione degli immobili di lusso, che è il piatto forte della manovra. Mentre il tormentone sulle case date in comodato gratuito dai genitori ai figli si è concluso con un compromesso: nel 2016 non ci sarà un’esenzione totale, ma uno sconto del 50% applicabile però anche nel caso in cui il comodante possieda un altro immobile adibito ad abitazione principale nello stesso Comune. Arriva poi lo sconto del 25% sull’Imuperchi affitta a canone concordato e le nuove regole che consentono di comprare la prima casa attraverso il leasing.

Lavoro e Rai. Ridotto al 40% lo sconto sui contributi per i primi 2 anni per chi assume a tempo determinato (nel 2015 era al 100% per 3 anni), fa capolino il super-ammortamento (140%) per gli acquisti di beni strumentali delle imprese. Molto scenografico il debutto dell canone Rai in bolletta elettrica ridotto a 100 euro. Verrà pagato in 10 rate, peccato che le bollette siano bimestrali. Gli operatori elettrici per risolvere il pasticcio di tariffazione hanno chiesto tempo fino agiu- gno, quindi è probabile che avremo un conguaglio estivo. Passa poi l’aumento da 1.000 a
3.000 euro del tetto all’uso del contante (ma per i money transfer resta a mille euro).

Capitolo previdenza. Lafamosa “flessibilità in uscita” è stata rinviata all’inizio del prossimo anno mentre perl’opzio- ne donna” qualcosa è stato concesso ma bisognerà vedere il “tiraggio” (consumo) delle risorse stanziate. Altra nota sociale dolente il rimpolpamento del fondo sanità: sale (a 111 meno dei 113 promessi) e ora le Regioni temono di dover aumentare iticketperle prestazioni. È stata poi allargata a 8mila euro (prima erano 7.750), lano- tax area, ovvero la soglia di reddito entro la quale i pensionati over 75 non pagano l’Irpef. Uno sconto piccolo che però vale ben 146 milioni.

Aiuti al Sud. Per il Sud più che interventi c’è un ipotesi di lavoro. Sfumato il super-ammortamente al 160% e l’innalzamento al 100% degli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni nel 2016, è stato adottato solo il credito imposta automatico per gli investimenti e l’estensione al 2017 della de contribuzione per le nuove assunzioni, subordinata però al via libera Ue e alla ricognizione delle risorse disponibili nel piano di azione-coesione.

Papà e mamme. Ci sono poi misure anche simboliche come il raddoppio del congedo obbligatorio pure peri papà (da 1 a 2 giorni), mentre c’è di buono che il congedo dimaternità farà comunque scattare il premio di produttività. Le madri lavoratrici autonome, inoltre, potranno richiedere un contributo economico da impiegare per il servizio di babysit- ting o peri serviziper l’infanzia. Dal 2016 nasce una card destinata alle famiglie con almeno tre figli che dà diritto a sconti sull’acquisto d ibeni o servizi.

Bonus e ristrutturazioni. Le giovani coppie che comprano la prima casa hanno diritto a una detrazione del 50% sulle spese sostenute per l’acquisto di mobili fino a un massimo di 16.000 euro (prima era la metà). Restano al 50% anche le detrazioni per le ristrutturazioni. Tra le altre micromisure c’è un incremento dei fondi contro le ludopatie (50 milioni) e delle tasse sulle vincite in contanti.

CARD A FAMIGLIE NUMEROSE Dal 2016 nasce una card destinata alle famiglie con almeno tre figli minori a carico di età non superiore a ventisei anni. La carta darà diritto a sconti sull’acquisto di beni o servizi di soggetti pubblici o privati che intendano contribuire all’iniziativa
•SICUREZZA
Per far fronte alle nuove esigenze di sicurezza, a partire dall’emergenza terrorismo, il governo ha stanziato 1 miliardo di euro in cybercrime, assunzioni di polizia, carabinieri e guardia di finanza, bonus di 80 euro al mese per le forze dell’ordine. Cinquanta milioni sono destinati all’ammodernamento degli equipaggiamenti in uso a polizia e vigili del fuoco
• PAGAMENTI IN CONTANTI
Sale a 3.000 euro il tetto per il pagamento in contante. Mentre per la Pubblica amministrazione il limite massimo dei pagamenti che possono essere effettuati cash resta di 1.000 euro
• CARD DA 500 EURO
I giovani che compiono 18 anni nel 2016 avranno una card con 500 euro da spendere per musei, mostre, cinema e eventi culturali, ma anche concerti dal vivo e acquisto di libri
• IL CANONE RAI
II canone Rai scende a 100 euro: dal 2016 si pagherà a rate all’interno della bolletta della luce (ma i criteri devono ancora essere fissati).

Alla faccia della #BuonaScuola. Un professore precario su tre da settembre non prende lo stipendio. Già: dei 90mila insegnanti assunti a inizio anno scolastico con l’infornata Giannini (con tanto di pompamagna dellapolitica, manco a dirlo) circa trentamila sono rimasti a secco. Conto corrente non accresciuto, paga zero, retribuzione ancora da riscuotere. D ella serie: «Sappiamo di istituti dove i presidi o le segretarie anticipano di tasca pro- priaperché gli insegnanti non arrivano alla fine del mese», si è lamentata ieri sulle pagine de La Stampa Lena Gissi, esponente sindacale della Cisl Scuola.

Così c’è chi è costretto a fare la fila alla Caritas tutti i giorni, chi non riesce nemmeno ad andare al supermercato causa portafoglio vuoto e chi oltre al danno ha subito anche la beffa di ricevere un euro di tredicesima. Che suona più come una presa in giro che come un debito onorato, siamo onesti. Figli di serie B, verrebbe quasi da dire, calcolando che in questi giorni i colleghi di ruolo si sono trovati nelle tasche il bonus di 500 euro per l’aggiornamento professionale varato dal governo Renzi. Agli insegnanti precari, invece, neanche le briciole.

Tant’è: i fondi scarseggiano e gli ostacoli burocratici non lasciano scampo, fanno sapere dal Miur, il ministero dell’Istruzione. Sì, perché non sono le singole scuole a pagare direttamente insegnanti e affini quindile cose si complicano: e se l’istituto deve fare richiesta all’ufficio scolastico regionale che deve girarla alla direzione territoriale del Tesoro che a sua volta deve aspettare l’autorizzazione del ministero il rischio è proprio quello che nell’iter del pagamento qualcosa s’intoppi. Appunto.

Intendiamoci: dalle parti di palazzo Chigi ci hanno pure provato a mettere una pezza. Anzi, due. Il ministero del Tesoro e il Miur hanno fatto sapere, con due documenti distinti, che quegli stipendi non sono stati persi e verranno versati il prima possibile. Forse addirittura prima di Natale. Una parte (circa 25mila precari) dovrebbe essere saldata a dicembre, l’altra (cioè i restanti 5mila) a gennaio. Insomma, tocca pazientare ancora un po’. Nel frattempo al welfare di precari e insegnanti di sostegno ci pensano gli amici e i conoscenti. Dove possono, ovvio.

Da Padova a Lecce, per i precari della Buona Scuola sarà un Natale senza troppi regali sotto l’albero. Ne sa qualcosa Stefania che ha ricevuto la prima busta paga pochi giorni fa: 177 euro di tredicesima in tutto. Perlo stipendio, invece, chissà: «Sono indietro con l’affitto, le bollette, mi aiuta mia madre», si sfoga. Oppure Valentina a cui le patrie casse devono ben 5.200 euro: lei lavora a Modena da settembre e fatica a pagarsi pure la benzina per raggiungere l’istituto dove insegna ogni mattina.

Sul fronte sindacale, però, la polemica è comune. «C’è poco da stare allegri», sferzano dal Gilda degli Insegnanti: «Dopo aver lavorato per quattro mesi, 25mila precari trascorreranno il Natale senza aver percepito un euro: se questo è il raccolto di ciò che ha seminato la cosiddetta “Buona Scuola” siamo alla frutta secca, come da tradizione natalizia».
«Il sistema è ingovernabile», fanno eco in casa Cgil: «Da una parte non ci sono le risorse, dall’altra il sistema informatico del ministero dell’Istruzione è inefficiente: le segretarie hanno difficoltà a immettere dati e sono allo stremo dal punto di vista del personale. Tutto questo si ripercuote sulla povera gente».
Al punto che le varie sigle che si occupano di insegnanti e prof stanno organizzando una serie di ricorsi contro «un governo cattivo pagatore e sempre in ritardo». «Stiamo partendo con i primi 500 che hanno aderito, se gli stipendi saranno pagati significa che saranno concessi solo gli interessi di mora», chiariscono dall’Anief, l’associazione sindacale di categoria.

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