Licenziata per aver postato su Facebook un post di critica contro la sua azienda

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Una donna di 38 anni, Daniela Ciampa originaria di Nichelino, comune della prima cintura di Torino, è stata licenziata per aver condiviso sul noto social network Facebook un post, nel quale raccontava le lamentale dei genitori per la mensa scolastica dei figli.

La donna, dunque, addetta alla mensa scolastica di Nichelino, in forza alla ditta Euroristorazione ovvero la stessa che nella città gestisce un appalto molto importante ormai da tre anni, in seguito alla pubblicazione sulla propria pagina Facebook delle lamentele dei genitori venne sospesa per circa cinque giorni, per poi essere licenziata.

«Abbiamo risposto che non ho commentato da dipendente, ma da madre. Mio figlio va a scuola a Nichelino e io pago il servizio. Nel post avevo scritto che neanche a me sarebbe piaciuto mangiare un piatto di polenta con uno scarafaggio. Non ho citato l’Euroristorazione e francamente, visto che il mio profilo ha tutte le restrizioni sulla privacy non capisco nemmeno come abbiano fatto a leggere un mio post», ha dichiarato la donna, che dopo il licenziamento si è vista costretta a rivolgersi ad un legale.

Una decisione che ha fatto e farà di certo discutere, anche perchè precedentemente il direttore della ditta, parlando della sospensione della donna dal suo incarico aveva detto che si trattava di una sospensione retribuita. La donna, tra l’altro non percepiva un vero e proprio stipendio, visto che guadagnava soltanto 370 euro mensili, ma nonostante tutto la Signora Daniela ha deciso di non volersi fermare qui e di fare ricorso al Tribunale del Lavoro. «Con quell’impiego guadagnavo 370 euro al mese netti, una cifra non incredibile, ma importante per mantenere un pezzo della mia vita e della mia famiglia», ha dichiarato la donna.

L’attivista Antonella Pepe risponde proprio su Fb spiegando che difende «la libertà di critica costruttiva e non strumentale», ma arretra sui giudizi definitivi. «Non dispongo di tutta la documentazione ed in ambito legale è meglio non arrivare a conclusioni affrettate sull’onda dell’emotività».

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