Lory del Santo condannata: “Sono stata vittima della mala giustizia”

Diva esuberante sul piccolo schermo, dietro il sorriso aperto e positivo Lory Del Santo nasconde una grande preoccupazione. Nei suoi confronti la Cassazione ha confermato una pesante condanna in denaro: l’ex star della commedia sexy all’italiana dovrà infatti risarcire con cinquantamila euro i suoi vicini di casa romani, danneggiati da un’infiltrazione d’acqua. Una sentenza, questa, che però arriva dopo un’odissea giudiziaria durata ben ventotto anni. «Sono ancora convinta di essere innocente e di avere ragione», dice la showgirl a Nuovo con una nota di amarezza nella voce.

Che cosa è successo?

«Sullo stesso piano del mio appartamento di Roma c’è una stanza nella quale si trovano i cassoni di rifornimento idrico in alluminio, che danno l’acqua a tutti gli inquilini dello stabile. Sulla carta questo locale è di mia proprietà, ma io non vi ho mai avuto accesso e non ho nemmeno le chiavi perché è sempre stato riservato a uso esclusivo del condominio. Un giorno si è rotto uno dei bidoni di acqua e ha causato danni al soffitto dell’appartamento del piano di sotto».

I vicini ti hanno chiesto un risarcimento?

«Sì, ma io ho rifiutato perché pensavo che fosse assurdo pagare per un problema per il quale non avevo alcuna responsabilità. U’assicurazione del condominio aveva offerto un risarcimento alla parte offesa che però ha rifiutato non ritenendo la cifra sufficiente-mente elevata per riparare il danno. Così siamo finiti in tribunale. In primo grado sono risultata innocente. Ma la parte offesa ha fatto ricorso in appello e la sentenza è arrivata dopo ben venticinque anni con un verdetto completamente opposto: risultavo colpevole e condannata a pagare cinquantamila euro».

Com’è possibile che arrivi una sentenza opposta, soprattutto dopo così tanto tempo?

«Me lo sono chiesta anch’io! Intanto un processo per una cosa del genere che dura anni e anni è ai confini dell’assurdo, per non dire del ridicolo. In più questo non è un caso di omicidio, in cui possono saltare fuori indizi tali da mettere in dubbio l’innocenza o la colpevolezza di una persona».

Che cosa pensi che possa essere accaduto?

«Il giudice ha detto che, poiché questa stanza era di mia proprietà, io avrei dovuto provvedere alla sua manutenzione, dotando lo spazio di un sistema di impermeabilizzazione a scopi preventivi. Mi pare una motivazione assurda per due ragioni. Come potevo provvedere alla manutenzione di un locale cui non avevo accesso? Inoltre io non uso i cassoni d’acqua presenti in quella stanza perché, abitando all’ultimo piano, ho un mio cassone sul terrazzo».

Poi tu hai fatto ricorso in Cassazione. Nonostante questo, dopo tre anni i giudici hanno confermato il verdetto di colpevolezza. Perché?

«A quanto pare, il giudice non aveva voglia di andare a rivedere le carte di ventotto anni fa e ha ragionato in questi termini: poiché la stanza è di mia proprietà io sono colpevole. Ormai i tempi per ricorrere all’assicurazione condominiale sono scaduti e così ho dovuto staccare un assegno cospicuo per una cosa che, anni prima, avremmo potuto risolvere con pochi soldi».

Alla luce di ciò, credi ancora nella giustizia italiana?

«Pochissimo. In Italia per vincere una causa, più che al buon senso dei giudici bisogna affidarsi alla fortuna».

«Non è stato facile trovare il denaro»

In questa storia quanto potrebbe aver pesato il fatto che sei un personaggio noto?

«Non voglio neanche pensarci, ma è probabile che il giudice abbia pensato che una come me poteva pagare. Io, però, sono una donna sola che lavora e che deve mantenere due figli. Non guadagno molto e non è stato facile per me trovare cinquantamila euro».

C’è un’altra notizia che, in tema di giustizia, fa discutere: Fabrizio Corona, condannato a tredici anni per vari reati, è uscito dal carcere e continuerà a scontare la sua pena nella comunità di don Mazzi (si veda il servizio a pag. 26). Che ne pensi?

«Anche in questo caso mi chiedo dove sia la responsabilità dei giudici: prima danno pene lunghissime, poi fanno uscire i detenuti dopo un paio d’anni. Allora mi chiedo: non ci sarebbe bisogno di un po’ più di coerenza? Che sia chiaro, io sono contenta per Fabrizio. Ma sulla giustizia italiana ho qualche perplessità…».

«Ci sono tanti casi simili al mio»

Se potessi fare un appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi perché intervenga sulla giustizia, che cosa gli diresti?

«Vorrei che la giustizia non fosse né business né spettacolo. Oggi alcune sentenze sembrano fatte apposta per la Tv,

solo per fare rumore, e sembra che non sia importante se con un verdetto si faccia il bene o il male della gente».

Cosa dovrebbe cambiare?

«Prima di tutto credo che sia necessario assicurare ai cittadini la verità. I giudici devono tornare a mettere in pratica i valori che rappresentano. Altrimenti ci saranno altri casi come il mio, in cui l’unica motivazione che un avvocato può dare al suo cliente per spiegare una condanna è questa: “I magistrati non hanno tempo di leggere tutte le carte. E la sentenza dipende da come gira al giudice quel giorno”. Mi chiedo: si può tollerare una cosa del genere?».

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