Marco Vannini: La sera in cui mori,in casa c’erano altre due persone?

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore La sera in cui Marco Vannini è stato ucciso, in quella maledetta casa di via Alcide De Gasperi a Ladispoli c’erano almeno altre due persone oltre alla famiglia Ciontoli e a Viola, la fidanzata di uno dei figli del presunto killer. Quindi non c’erano cinque persone oltre a Marco, come hanno detto tutti finora, ma almeno sette”. È questa la clamorosa confidenza che una fonte molto attendibile ha rivelato a Giallo parlandoci del delitto di Marco Vannini, il bagnino di 19 anni ucciso a Ladispoli, in provincia di Roma, con un colpo di pistola al cuore la sera del 17 maggio nell’abitazione della sua fidanzata, Martina Ciontoli. L’indiscrezione non è stata ufficialmente confermata ancora da nessuno, per questo ve ne stiamo parlando con il condizionale, d’obbligo. Ma se fosse confermata sarebbe clamorosa.

SONO STATE DETTE MOLTE BUGIE Per il delitto, come vi abbiamo raccontato diverse volte su queste pagine, è stato indagato a piede libero, con l’accusa di omicidio volontario, Antonio Ciontoli, 48 anni, militare della Marina. L’uomo, in servizio presso il reparto speciale del Rud (Raggruppamento unità difesa), ha raccontato ai giudici come il colpo mortale che ha trafitto il povero Marco sia partito inavvertitamente dalla sua pistola calibro 9, regolarmente detenuta, mentre maneggiava l’arma che il ragazzo gli aveva chiesto di mostrargli. Il militare ha inoltre riferito che l’incidente sarebbe avvenuto nel bagno del suo appartamento perché era lì, all’interno di una scarpiera, che custodiva le sue pistole.

Ha poi aggiunto che la vittima, in quel tragico momento, si stava facendo la doccia seduto nella vasca da bagno. Alla richiesta del ragazzo di mostrargli la pistola, sarebbe partita la pallottola letale da un’arma che l’uomo riteneva fosse scarica. Una versione a dir poco fantasiosa che non ha mai convinto nessuno, né i famigliari del ragazzo né gli inquirenti, i quali infatti hanno aperto un’inchiesta per omicidio volontario, iscrivendolo nel registro degli indagati. Sono troppe, infatti, le cose che non tornano nella ricostruzione di Ciontoli. E poi c’è il mistero delle telefonate fatte al 118: una prima richiesta di intervento è stata subito annullata, mentre nella seconda è stato minimizzato l’accaduto, parlando di un “ragazzo ferito da un pettine”.

NESSUNO HA CHIAMATO I SOCCORSI Ma, come dicevamo all’inizio, c’è una nuova, clamorosa indiscrezione di cui Giallo è venuto a conoscenza in questi giorni. Si tratta di un particolare fondamentale che, nel caso venisse confermato, getterebbe nuove ombre su una vicenda che da tre mesi sta tenendo tutta l’Italia con il fiato sospeso. Se fino a oggi, infatti, si era sempre detto che nei terribili istanti in cui si consumava la tragedia, nella villetta a due piani della famiglia Ciontoli c’erano solo sei persone (Marco più altre cinque), adesso sembra emergere tutt’altra verità. In casa, stando a questa nuova, importante testimonianza, ci sarebbero state due persone in più. Quindi, ricapitolando, oltre a Marco Vannini, alla sua fidanzata Martina, a suo fratello Federico, alla fidanzata di quest’ultimo, Viola, a Maria Pezzillo (mamma di Martina) e a suo marito Antonio Ciontoli, cioè l’uomo che si è autoaccusato del delitto, ci sarebbero stati altri due soggetti.

Di chi si tratta? Di parenti o di amici dei Ciontoli? Qual è stato il loro ruolo? Ma, soprattutto, perché durante gli interrogatori tutti i componenti della famiglia Ciontoli avrebbero tenuto nascosta questa circostanza? Infine, un’altra domanda che sorge è questa: perché nessuno dei presenti ha sentito il dovere di avvertire immediatamente il 118 vedendo Marco agonizzante in un lago di sangue? Ribadiamo ancora una volta che per il momento si tratta solo di un’ipotesi e che nei prossimi giorni se ne saprà certamente di più. Non sappiamo, però, se sia a conoscenza di questa indiscrezione anche il maresciallo della locale stazione dei carabinieri che quella sera fu subito avvertito da Ciontoli, come ha lui stesso dichiarato nel verbale del suo primo interrogatorio, pubblicato integralmente da Giallo nelle corse settimane.Marina Conte, la mamma del povero Marco, ogni giorno lotta con tutte le sue forze per arrivare alla verità su quanto accaduto al figlio la maledetta sera del 17 maggio e per assicurare alla giustizia i responsabili della sua tragica morte.

Ci dice mamma Marina: «Chiunque si trovava in quella casa ha delle enormi responsabilità per la morte di mio figlio. Mentre Marco stava male, nessuna delle persone presenti in quel momento si è affrettata ad avvertire i soccorsi. E nemmeno di avvisare noi famigliari, che siamo venuti a conoscenza di ciò che era successo solo diverse ore più tardi, quando il cuore del nostro povero Marco aveva già smesso di battere. Marco è arrivato in ospedale quando ormai era troppo tardi, perché i soccorsi sono stati chiamati due ore dopo. Sono distrutta dal dolore e non troverò pace fino a quando non conoscerò la verità sulla tragica fine del mio povero figliolo». Infine, mamma Marina fa una promessa: «Combatterò con tutte le mie forze e non smetterò di farlo fino a quando le energie mi sorreggeranno per vedere in carcere le persone che hanno ucciso Marco».

Riguardo all’ipotesi che sul luogo del delitto ci fossero altre due persone non ancora identificate, abbiamo chiesto un parere al legale della famiglia Vannini. Ci ha detto l’avvocato Celestino Gnazi: «In relazione all’eventuale presenza di altre persone, oltre alla famiglia Ciontoli, non sono in grado di dire nulla, perché non sono a conoscenza di tutti i risvolti investigativi, attualmente coperti dal segreto istruttorio. È certo che, però, queste indiscrezioni non fanno altro che confermare il quadro che noi avevamo ipotizzato fin dall’inizio. I nuovi particolari sembrano rendere questa torbida storia ancora più inquietante e misteriosa. In ogni caso la presenza di una “regia esterna” che abbia suggerito o diretto le operazioni di depistaggio è un dubbio legittimo che attanaglia tutti noi. Anche perché non si spiegherebbe, per esempio, l’annullamento della richiesta di soccorso fatta nella prima telefonata. Io so che ogni giorno che passa rappresenta una pena infinita per i genitori di Marco. La mia convinzione è che il pubblico ministero stia conducendo le indagini in maniera logica e scientifica. Al di là delle ipotesi, siamo in attesa dell’esito del lavoro dei consulenti del pm, che dovranno rispondere alle due domande fondamentali: la prima è se le modalità nel ferimento, riferite dal Ciontoli, siano compatibili con una ricostruzione scientifica. La seconda è se Marco poteva essere salvato qualora i soccorsi fossero stati tempestivi. Noi riteniamo che la risposta alla prima domanda sia negativa, e di conseguenza che non si possa parlare di una disgrazia ma di un vero e proprio omicidio volontario. Riteniamo, invece, che la risposta alla seconda domanda sia affermativa, cioè che se Marco fosse stato soccorso per tempo, oggi sarebbe ancora vivo. Concludendo, tutti coloro che erano presenti in quella casa potrebbero presto rispondere di un reato ben più grave rispetto a una “semplice” omissione di soccorso…».

One comment

  1. Nero arrabbiatto

    gli devono dare l’ergastolo a tutta la famiglia ciondoli famiglia di assassini ma purtroppo lo stato che abbiamo protegge gli assassini e da l’ergastolo ai ladri di polli e di galline.

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