Mario Bozzoli: Clamorose novità sulla scomparsa dell’imprenditore

Fonte: Settimanale Giallo di  Laura Marinaro – Mio fratello lavora per la ditta Bozzoli srl di Marcheno, Brescia, in qualità di operaio generico. La scomparsa di Mario Bozzoli lo ha scosso molto poiché, il giorno dopo l’accaduto, appresa la notizia, Giuseppe ha raccontato a noi famigliali che la sera del fatto lo aveva salutato nella zona dei forni intorno alle 19.20-19.30 circa, e che poi regolarmente lui aveva ripreso il suo lavoro fino dopo le ore 22. A conferma dell’affetto che Giuseppe aveva per Mario, mio fratello si era messo a piangere”.

“ERAVAMO PROPRIO LI, ERANO LE 19.30” A pronunciare queste sconvolgenti parole davanti ai carabinieri è stata Ernestina Ghirardini, 58 anni, sorella di Giuseppe Ghirardini, l’operaio di 50 anni della ditta Bozzoli trovato morto al Passo del Tonale. Giallo ve le rivela in esclusiva: sono contenute infatti nella denuncia di scomparsa che la donna ha fatto ai carabinieri dopo la scomparsa del fratello. L’uomo è stato l’ultimo a vedere vivo Mario, il noto industriale del ferro scomparso lo scorso 8 ottobre dalla sua azienda, una fonderia che fattura 40 milioni di euro l’anno.
È il 15 ottobre ed Ernestina Ghirardini, che ha un rapporto strettissimo con il fratello, soprattutto dopo che si è separato, va dai carabinieri. Dalla denuncia si evince la sua preoccupazione: Giuseppe era un uomo abitudinario, che a pranzo mangiava da lei e la informava non solo di quello che avrebbe fatto nel corso della giornata, ma anche di quello che gli accadeva quotidianamente.

Per questo forse la donna racconta ai militari anche di cosa le avesse detto il fratello a proposito della scomparsa del suo datore di lavoro, un evento straordinario nella vita tranquilla di Marcheno. Dice la donna: «Giuseppe ha raccontato che la sera del fatto lo aveva salutato nella zona dei forni intorno alle 19.20-19.30 circa…». Dunque l’ultima volta che Giuseppe Ghirardini vide l’imprenditore vivo fu proprio nella zona dei forni. È un particolare importantissimo. Ancora una volta Giallo pubblica un documento davvero esclusivo, dopo quello della settimana scorsa che vi riproponiamo integralmente nella pagina qui a fianco. Come ricorderete, in quel documento la moglie dell’industriale, Irene Zubani, ha subito temuto per la vita del marito. Ha denunciato, infatti, le tensioni tra lui, il fratello e i nipoti per la gestione della società, tensioni così forti che Mario Bozzoli temeva oltre che per il proprio lavoro, anche per la propria vita e per quella dei propri figli e pensava di rivolgersi ai carabinieri.

Ma perché le parole di Ernestina Ghirardini sono tanto importanti? Perché la donna specifica che il fratello vide per l’ultima volta l’imprenditore nella zona dei forni. Come sappiamo, quella sera Ghirardini con gli altri colleghi di turno dovette intervenire proprio in quei locali perché ci fu una fumata da uno dei forni, una fumata che li costrinse a riavviare il sistema andato in errore. Il particolare della fumata fu rivelato subito ai carabinieri, proprio da Irene Zubani. Un altro dipendente, Oscar Maggi, lo ha confermato ai carabinieri: quella sera riavviò i forni. Nella denuncia di scomparsa la donna fece mettere a verbale che quando non vide rientrare il marito corse con il figlio in azienda a cercarlo e lì gli operai le raccontarono «di aver riavviato un sistema che era andato in errore e aveva causato una fumata, dal locale forni».

Dunque, ricapitoliamo. Se Ghirardini è stato davvero tra gli ultimi a vedere Mario Bozzoli vivo, è accaduto nel locale forni. Lì ci fu una violenta fumata. Lì Irene Zubani è convinta che sia stato ucciso il marito, in quei forni dove si raggiungono i mille gradi e di un corpo non resterebbe più nulla. Ora si spiega perché i Ris, con l’aiuto dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, stiano esaminando gli scarti dei forni con un’attenzione maniacale. Non stanno invece facendo gli stessi accertamenti nel padiglione dove ci sono le docce e dove nell’ultima telefonata alla moglie, Mario Bozzoli ha detto che si sarebbe recato per rivestirsi e uscire. In questi giorni sono state rinvenute effettivamente tracce biologighe, che ora dovranno essere analizzate.
C’è un’altra testimonianza, infine, che porta gli inquirenti verso questa tremenda ipotesi: un altro operaio che lavorava in ditta da pochi giorni, ha raccontato che la sera della scomparsa di Bozzoli, prima di uscire e tornare a casa, intorno alle 19, salutò il titolare che stava spazzando le scorie nel locale forni. L’uomo lo ha confermato anche a Giallo.

Ci ha detto: «Mario non era in ufficio, stava spazzando le scorie». Dunque, questa sarebbe l’ennesima conferma che l’industriale, l’ultima volta che fu visto vivo, era nel capannone della produzione, vicino ai forni. Quel che è certo è che per il Procuratore di Brescia, Tommaso Buonanno, Bozzoli non è uscito vivo dall’azienda. Quello di Marcheno è un giallo davvero intricato. Non c’è, infatti, solo da scoprire che fine abbia fatto Mario Bozzoli, ma anche perché Giuseppe Ghirardini, il suo operaio, sia morto in alta montagna, a 120 chilometri da casa, poche ore prima di andare dai carabinieri a testimoniare sulla scomparsa dell’industriale. Il suo decesso sarebbe avvenuto per cause naturali, ma perché l’operaio è andato fin laggiù senza avvisare nessuno, nemmeno la sorella, in una giornata di maltempo e in cui era in parola con amici per andare a caccia? È sempre la sorella Ernestina Ghirardini a dire che gli amici della caccia il giorno della sua scomparsa lo cercarono a lungo. Ecco le sue esatte parole, sempre prese dalla denuncia di scomparsa che Giallo pubblica in esclusiva: «Mio fratello non ha particolari vizi se non andare alla caccia alla lepre con la squadra di Marmentino, capeggiata da Silvano F., che già nel pomeriggio del 14 ottobre, non riuscendo a parlare con Giuseppe, chiamava mio figlio Simone per sapere dove fosse lo zio».

Dunque, Giuseppe era atteso dagli amici, dai carabinieri, dalla sorella per pranzo, dai suoi cani, che aveva lasciato a casa senza cibo. E invece è uscito in tutta fretta per andare fino al Tonale, sotto una fitta nevicata. Molto strano. E infatti la denuncia di scomparsa della donna si conclude così: «Trovo strano il fatto che Giuseppe abbia lasciato i due cani senza mangiare e con le cucce sporche senza aver effettuato la solita e sistematica pulizia, in caso mi lasciava detto di dare loro da mangiare. Inoltre credo che Giuseppe ieri mattina sia uscito di casa con l’intento di tornare poiché in cucina ha lasciato il gilet da caccia pronto per essere indossato con la cartucciera pronta e addirittura il fucile appoggiato al muro vicino la porta come se dovesse andare a caccia nella giornata». Infine, un ultimo mistero: dov’è il suo cellulare che non si trova più? Ma torniamo alla scomparsa di Giuseppe Bozzoli. Perché, tra i tanti misteri che devono risolvere i carabinieri c’è anche quello delle diverse testimonianze rese dai dipendenti. In azienda la sera della sua scomparsa c’erano, oltre a Ghirardini, altri tre operai: Ermes Maggi, Corens e Abu, due senegalesi.

Per questi ultimi la fumata ai forni non fu anomala. Dicono: «Accade ogni volta che nel forno finisce un pezzo di plastica». E poi gli operai senegalesi sottolineano: «Mario era una persona allegra e quella sera era particolarmente felice». Dunque, per loro era tutto tranquillo e in azienda non sarebbe successo nulla di strano. Non va dimenticato però ciò che ha detto la moglie di Bozzoli, Irene Zu- bani, nella denuncia di scomparsa parlando dei gravi attriti tra il marito, il fratello Adelio e i suoi due figli, nella gestione dell’azienda. Ha messo a verbale: «Gli avevano messo contro tutti gli operai, temeva che un giorno sarebbe andato al lavoro e non gli avrebbero aperto il cancello. I nipoti, a suo dire, portavano via materiale dalla ditta». Gli operai potrebbero, dunque, non dire tutta la verità o solo una parte, considerando anche che il loro futuro e quello delle loro famiglie è legato alla riapertura dell’azienda, ora sotto sequestro?

In questo scenario di intrighi e sospetti, Adelio Bozzoli, il fratello dello scomparso, cerca di difendere se stesso e i suoi due figli, nonostante la denuncia fatta dalla cognata ai carabinieri. Dice Adelio Bozzoli a Giallo: «È assurdo tutto quello che è accaduto, sono disperato e spero che Mario ritorni. Gli screzi tra di noi c’erano stati, ma si erano ricomposti, tanto è vero che avevamo deciso di non dividerci più… Siamo innocenti e lo dimostreremo. Quanto alla nuova fabbrica, non abbiamo ancora deciso che tipo di lavoro realizzare, forse recupero di materiale ferroso. Non ho nulla da nascondere». Proprio Irene Zubani aveva detto che la volontà dei nipoti di aprire questa seconda ditta aveva fatto infuriare il marito. Intanto la famiglia di Mario si è chiusa nel silenzio, mentre il loro avvocato si è dimesso in polemica con la gestione delle indagini da parte degli inquirenti. Le polemiche si aggiungono al giallo.

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