Messina, senza acqua da cinque giorni per le frane: emergenza idrica con proteste sui social

A causa del maltempo, che ha causato delle frane, in Sicilia c’è una città che è senza acqua da ben cinque giorni fino a ieri, ma oggi è il giorno numero sei. Trattasi del Comune di Messina a causa del guasto ad una conduttura primaria nel catanese. Con la conseguenza che molti cittadini messinesi si sono dovuti trasferire in Provincia, nella casa al mare per chi la possiede oppure a casa di amici e parenti. Gravi disagi nelle case ma anche in scuole ed uffici pubblici che chiaramente per motivi igienici non possono restare aperti.

E così sui social #MessinaSenzaAcqua è uno degli hashtag entrati nei trend topic. ‘Ogni tanto i social servono, e delle volte riescono a smuovere cose. Diamogli dentro!!! #MessinaSenzaAcqua. Intervenga  subito il governo !’, ha scritto intanto ieri Rosario Fiorello da @Fiorello, l’account Twitter ufficiale lanciando così un appello alle istituzioni visto che la situazione a Messina a causa della mancanza d’acqua si sta facendo sempre più grave.

Dovrebbero passare ancora alcuni giorni, forse una settimana, prima che l’acqua possa tornare a Messina con tutti i rischi di natura igienico-sanitaria che ne conseguono. Questo anche perché le condutture che dalla zona di Fiumefreddo portano l’acqua nello Stretto sono posizionate su un territorio che è a rischio dissesto idrogeologico, con la consguenza che in presenza di piogge intense le frane vanno a pressare i tubi. Nell’attesa che tutto torni alla normalità, i cittadini residenti nel Comune di Messina sono costretti a fare lunghe e snervanti file alle autobotti.

Basta una pioggia e la Sicilia frana. Basta una pioggia e saltano tubi e condotte degli acquedotti. Basta una pioggia e i 250 mila abitanti di Messina restano senza acqua per sei giorni. Se tutto andrà bene, la situazione si risolverà nelle prossime 36 o 48 ore. Se va male, altri giorni di pena per gli abitanti della Città dello Stretto e altra vergogna per chi governa a Palermo e a Roma.
Scene di esasperazione ieri a Messina, in via Bonino e via Libertà, le zone scelte per le autobotti che distribuiscono l’acqua. “Siamo ridotti come un villaggio del Terzo mondo, altro che Africa”, urla un signore in fila con le sue taniche di plastica. Senza acqua sono le scuole, l’università, gli ospedali. Le gente aspetta il turno e nel frattempo i venditori di serbatoi e taniche di plastica hanno aumentato i prezzi. “Qui non c’è controllo – urla una donna – noi paghiamo tutto quello che c’è da pagare, tasse, bollette, e questi sono i servizi che abbiamo in cambio”.

SI VA AVANTI così da sei giorni, da quando un frana ha praticamente fatto saltare la condotta di Fiumefreddo, provincia di Catania. Già, perché l’acqua destinata a dissetare i messinesi (quando c’è) arriva da Catania, decine di chilometri di distanza. L’alternativa sarebbe quella fornita dalla Veolia, ma sarebbe una alternativa costosa assai. La multinazionale francese che nel 2004 dopo la liquidazione dell’Eas (Ente acquedotti siciliani) è praticamente padrona di Siciliacque, il nuovo ente voluto dall’allora governatore Totò Cuffaro, “vende l’acqua come oro bianco”, ci dice Renato Accorinti, sindaco di Messina. “La Veolia ha le mani sull’acquedotto dell’Alcantara che prima riforniva la città. I prezzi erano esorbitanti, qualcosa come 69 centesimi al metro cubo, mentre noi la vendiamo ai cittadini a 39, massimo 40 cent. Il Comune, grazie alle scelte delle passate gestioni, ha accumulato con la Veolia un debito di 8 milioni che stiamo ancora pagando. L’acqua non può essere un bene privato su cui speculare, è un diritto. Noi chiediamo alla Regione e a Crocetta di rendere di nuovo pubblico tutto il ciclo idrico”.

Nel frattempo, per evitare, che la città scoppi, questa sera da Reggio Calabria arriverà una nave cisterna con 5 milioni di litri di acqua. Basterà a placare, oltre che la sete, la rabbia dei messinesi? Si spera. Nel frattempo, ci assicura il sindaco, si sta lavorando per costruire un bypass a Forza D’Agrò, come soluzione tampone per i prossimi giorni. “Forse – ci dice Accorinti – se tutto andrà bene l’emergenza si potrà risolvere nelle prossime 36 ore e non fra 4-5 giorni. I tecnici sono all’opera, la Protezione civile regionale si è mossa. Ma sia chiara una cosa, noi, cittadini e Comune di Messina, in questa storiaccia siamo la parte lesa per le scelte fatte in passato che fanno dipendere Messina da una sola linea di approvvigionamento”.

PER IL MOMENTO, però, l’acqua non scorre nei rubinetti dei messinesi. Abbondano, invece, le polemiche. Lo showman Fiorello, messinese doc, su Twitter se la prende con tutti, governo e giornali nazionali che non si sono ancora occupati dell’emergen – za, altri con Renzi e il governo (“Grazie Matteo Renzi, Messina senza acqua e neanche una parola di conforto, ma che premier sei?”). In Sicilia, invece, le polemiche sono tutte concentrate su Rosario Crocetta. Il governatore che non c’è. Messina a secco e Forestali sulle barricate, lui è volato a Tunisi. Furibondo Fabrizio Ferrandelli, ex deputato regionale del Pd, oggi col gruppo dei “Coraggiosi”. “Crocetta fugge a Tunisi e gioca a fare e disfare giunte con l’appoggio del Pd, intanto Messina è in condizioni da Terzo mondo con 250 mila abitanti costretti a fare la fila alle autobotti. Dal 2007 al 2013, nonostante i miliardi di euro messi a disposizione dall’Europa, si è fatto pochissimo per fermare il dissesto idrogeologico. Bisogna chiedere lo stato di calamità per i danni subiti dalla città”. “Ma non per un tubo rotto – rilancia il sindaco – qui deve essere messo in sicurezza l’intero territorio. Questa città è stata massacrata dagli speculatori. Stiamo facendo scelte dure e i palazzinari sono tutti contro di noi”.

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