Michael Jackson: Dopo sei anni la sua morte resta ancora un mistero

Il 25 giugno sbarca per la prima volta a Milano il “Michael Jackson Live Tribute Show”, Sergio Cortés nel corso del quale il più famoso alter ego del Re del Pop, farà rivivere il mito di Michael Jackson, a sei anni dalla sua scomparsa. Cortés sarà in scena accompagnato da una band live e da un corpo di ballo composto da otto elementi e proporrà i più grandi successi di Jacko: da “Dangerous” a “Billie Jean”, “Thriller”, “Smooth Criminal”, “Heal thè World” e tantissimi altri. Sergio Cortés non è il solito trasformista, ma viene considerato il sosia più completo di Michael, per la sua somiglianza nella voce, nei connotati fisici e nel ballo.

Il mito di Jackson morì proprio il 25

Michael Joseph Jackson, nato il 29 agosto 1958 e deceduto a Los Angeles  il 25 giugno 2009, è entrato nel Guinness-dei Primati per essere l’artista di maggior successo di tutti i tempi con oltre un miliardo i di dischi venduti giugno del 2009, nella residenza di Carlwood Drive a Los Angeles. A bloccargli il cuore, un’intossicazione acuta da Propofol, un potente sonnifero assunto in concomitanza all’azione di alcune Benzodiazepine.

Per il suo decesso il medico curante Conrad Murray è stato accusato di omicidio colposo e condannato a 4 anni di carcere. In molti, dopo la sua morte, hanno gridato al complotto, a cominciare dai familiari. Michael avrebbe dovuto tenere una serie di concerti dal titolo “This Is It” all’arena di Londra, tra il 13 luglio 2009 e il 6 marzo 2010.

E sarebbero stati proprio quei concerti ad “ammazzare” la popstar. Andiamo per ordine. Nel 2008 Jackson vendette una quota del Neverland Ranch alla Colony Capital: proprio questa società successivamente lo contattò per organizzare i concerti a Londra.

Per chiudere i contratti fu contattato Tohme Tohme, che si proponeva come “manager” di Jacko nonostante l’artista avesse provato a licenziarlo.

Michael firmò per 10 concerti, che divennero 50 contro il suo volere: e infatti nonostante gli show fossero stati venduti tutti, non esiste alcun contratto che prevede 50 date. Quando trapelarono le voci riguardo al fatto che il cantante non aveva concordato 50 show e soprattutto che non stava bene, Randy Philips della Colony Capital e il regista dello show Kenny Ortega dichiararono pubblicamente che le condizioni psico fisiche del cantante erano ottime. In realtà sapevano del suo malore e lo dimostra lo scambio di mail intercorso tra i due, nelle quali si parla dei trattamenti pericolosi che il medico praticava su Jackson per tenerlo in forma. In un’altra mail Randy Philips scrisse anche che Jackson non avrebbe potuto tirarsi indietro: per lui sarebbe stato il disastro finanziario. Da altre mail inviate si è scoperto anche che l’assicurazione pretendeva un’ulteriore visita medica a Londra, mentre le condizioni di Jackson peggioravano, prima di estendere la polizza sulle date aggiunte di cui erano già stati venduti i biglietti.

LE MAIL DEGLI ORGANIZZATORI

Secondo i complottisti la morte di Jacko fu una fortuna per gli organizzatori degli eventi. Di fatto, lo scrisse lo stesso Randy Philips in una mail, considerati i profitti che ne seguirono. La società promotrice dei concerti pensava di riscuotere anche la polizza assicurativa che copriva le prime date e includeva la morte per overdose da farmaci, ma poiché il propofol è un anestetico da somministrare esclusivamente in ambito ospedaliero, la compagnia di assicurazione Lloyd’s si rifiutò di pagare. Ma i misteri non finiscono qui. L’investigatrice del Coroner Elissa Fleak testimoniò che nella stanza dove il cantante era deceduto c’era il camino acceso: eppure era il 25 giugno. E non era neppure la stanza da letto di Michael.

Il medico legale non fu così in grado di stabilire l’ora del decesso che non è riportata sul referto dell’autopsia. Non si potè stabilire neppure chi fosse presente a Carlwood la notte dell’omicidio: i video delle telecamere di sorveglianza erano spariti.

PER L’ACCUSA L’OMICIDIO NON FU COLPOSO

Ancora. L’esperto di propofol, testimone per la difesa, affermò in tribunale che considerate le quantità di lorazepam e propofol risultate neH’organismo della star, è insensato pensare che Murray volesse continuare a sedare Michael. Che era già largamente sedato. Al punto che l’accusa concluse l’arringa affermando: «Murray ha voluto mettere ko Michael Jackson, se si vuole credere che non fosse già ko. Il modo in cui il crimine è stato eseguito indica pianificazione, sofisticazione o professionismo (…) Le prove mostrano senza ombra di dubbio che l’imputato sapeva che ciò che stava facendo era sbagliato (…) L’imputato si è approfittato di una posizione di fiducia o confidenza per commettere il crimine».

Insomma: c’è il chiaro sospetto che la morte della star non sarebbe un omicidio colposo, ma qualcosa di più. Le indagini posero sotto osservazione solo Murray, lasciando in sospeso numerosi interrogativi.

One comment

  1. Sono completamente d’accordo con questo articolo, purtroppo!
    I soldi, o meglio, la sete di soldi, di tutti quelli che giravano intorno a Michael come iene, da sempre lo hanno , ucciso.
    senza alcun rimorso, pentimento, esitazione. chi lo ha amato, lo sa.

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