Michelle Hunziker, “Avrò un figlio maschio, ma Aurora mi spezza il cuore”

Michelle-HunzikerAppagata radiosa, «immensamente felice», dice lei. È il suo momento d’oro: dopo le nozze con Tomaso Trussardi, con cui ha avuto la piccola Sole, due mesi fa la conduttrice ha dato alla luce la seconda figlia, Celeste. «Amo essere mamma», racconta.

«Ora Tomaso mi ha già chiesto: “Vorresti un maschietto?” E io: “Sì, lo voglio!”». Ecco in esclusiva l’album di una giornata fra coccole e biberon. Ma con una spina nel cuore: Aurora, la primogenita avuta da Eros Ramazzotti, si sta trasferendo a Londra: «La vedrò di meno, starò malissimo. Siamo cresciute insieme»

L’energia è la stessa di quando è al timone di Striscia la Notizia. Una carica di fronte a cui non c’è coconduttore o velina che tenga. Perché Michelle Hunziker è così: culla la sua Celeste, la seconda figlia avuta dal marito Tomaso Trussardi dopo la piccola Sole, le dà il biberon e intanto parla: delle due fighe arrivate a poca distanza l’una dell’altra, dei sogni per il futuro, di un prossimo «grande dolore» e della frustrazione di non riuscire a fare di più, con l’associazione “Doppia Difesa”, fondata otto anni fa assieme all’avvocato e amica Giuba Bongiomo.

Le nozze, due splendide bambine, la sua Aurora (ndr: la figlia 18enne avuta con Eros Ramazzotti’). Da uno a dieci, quanto è felice?

«Sono immensamente felice. Ho avuto la fortuna di trovare l’uomo della mia vita. E adoro essere mamma. Credo che la cosa più bella al mondo sia avere bambini, ti riempiono la vita di gioia».

Quindi non è un caso che Sole e Celeste siano nate a meno di due anni di distanza l’una dall’altra?

«Sono state desiderate e cercate. Tanto che mia mamma Ineke mi ha confessato che l’ho sconvolta. Mi ha detto che sembro un’altra persona e forse ha ragione».

Sta già provando ad avere un altro bambino?

«Tomaso me lo ha chiesto: “Non lo vorresti un maschietto?”. Sì, lo voglio, ma non subito. Non reggo, negli ultimi due anni sono stata sempre incinta! Diciamo che vorrei fare una piccola pausa, riprendere a lavorare e riappropriarmi, almeno per un po’, della mia vita». Poi c’è la sua Aurora che ormai è diventata grande…

«Sono circondata dalle mie figlie, che è bellissimo, ma la grande sta volando via alla scoperta del mondo. Tra poco si trasferirà a Londra per l’università. La vedrò, forse, solo nei fine settimana. Cerco di non far trapelare nulla, ma già so che mi mancherà. Io e Auri siamo cresciute insieme, abbiamo un rapporto speciale. Vederla andar via mi spezzerà il cuore, proverò un gran dolore, come accade a tutte le mamme in una situazione simile. Ma è giusto che vada e che cammini sulle proprie gambe».

Cammina con le proprie gambe anche “Doppia Difesa”. Può fare un bilancio del lavoro della sua associazione?

«Siamo una minuscola goccia nel mare. Facciamo quello che possiamo in un momento in cui la violenza contro le donne non sembra certo diminuire. Io e Giulia siamo frustrate, vorremmo davvero poter fare di più. L’associazione era nata con l’intento di sostenere donne e uomini alle prese con abusi e violenze».

E poi cosa è accaduto?

«Di fatto, in otto anni, il 98% di richieste di aiuto ci è stato rivolto da donne. E, noi, abbiamo cercato di offrire assistenza psicologica e legale. Perché la verità è che la maggior parte di loro non sanno come muoversi, soprattutto se ci sono di mezzo i figli». L’ultimo progetto in ordine di tempo è quello nato in collaborazione con Swarovski?

«Abbiamo dato il via a una campagna di sensibilizzazione rivolta alle mamme. Gli adulti tendono a riprodurre in famiglia i modelli e le dinamiche che hanno appreso da bambini. Quindi l’educazione che si riceve nella famiglia di origine è fondamentale per prevenire episodi di violenza, psicologica e fisica. Di fronte alle parolacce, ai soprusi, agli schiaffi, una donna ha l’obbligo di difendersi e reagire per amore di se stessa e dei propri figli».

Le donne lavorano e, insieme, si occupano della casa e dei figli. L’inerzia di mariti e compagni dipende dal tipo di educazione ricevuta? «Ma certo. Un maschietto che vede il papà servito e riverito dalla mamma, in futuro riterrà normale che la fidanzata e la compagna gli riservi lo stesso trattamento. È un atteggiamento diffusissimo in Italia. Sono cresciuta con un fratello di 13 anni più grande, Harold, che è abituato a lavare e stirare. Quando sono arrivata in Italia e ho visto che tanti uomini portano gli abiti da pulire alla mamma non volevo proprio crederci: è stato un piccolo choc».

Quindi le donne italiane non dovrebbero più occuparsi dei lavori domestici?

«Non sto dicendo che non dovrebbero farlo, né che scegliere di fare la casalinga non sia nobile. Dico soltanto che una donna non dovrebbe sacrificare le proprie aspirazioni, se ne ha. Sarebbe il caso di condividere i compiti e l’educazione dei figli».

Ha mai subito in vita sua atteggiamenti “maschilisti” fatti di battutine, doppi sensi, provocazioni? «Non penso che ci sia donna al mondo che possa rispondere di no. Ma bisogna essere forti, pretendere rispetto e seguire la propria strada chiarendo che non si è disposte a scendere a compromessi».

In casa vi dividete i compiti? «Certo. Il fine settimana a me e Tomaso piace stare da soli con le bimbe. Preparo da mangiare, lui sparecchia. Un uomo non è meno virile degli altri se carica la lavastoviglie…».

Come educherà le sue bimbe a sentirsi orgogliose di essere donne? «In famiglia tutti mi prendono in giro dicendomi che sono femminista. E io lo sono quando penso che in una coppia ci debbano essere parità, amore e rispetto. Vorrei crescere le mie figlie aiutandole a essere serie, femminili, a rispettare le persone e a pretendere rispetto. Soprattutto voglio educarle a volersi bene e a non accettare mai un amore malato».

E se arrivasse un bambino come lo educherebbe?

«Poverino, sarebbe circondato dalle donne! Immagino che farebbe squadra con il suo papà. Gli insegnerò ad amare le donne e a rispettarle. E farò in modo che vengano rispettati i suoi desideri e le sue inclinazioni. Penso sempre a un episodio che mi ha raccontato Giulia Bongiorno».

Quale?

«È entrata in un negozio di giocattoli con suo figlio e lui voleva portare a casa un piccolo ferro da stiro. La commessa gli ha detto: “Ma no, sei un maschietto, devi prendere le macchinine”. La immaginate la reazione della Bongiorno? Mi ha confessato che avrebbe voluto “ribaltare” la commessa”».

Con Tomaso avete mai pensato ad adottare o a prendere in affidamento un bambino?

«Ho avuto le mie figlie ma, se non ci fossi riuscita, probabilmente avrei pensato a questa strada. Io amo talmente i bambini che credo che la via dell’affidamento sia nobilissima. Tanti piccoli, allontanati per diverse ragioni dalla loro famiglia di origine, vivono negli istituti ma non possono essere adottati. In questi casi, prendendoli in affidamento, si potrebbero garantire loro calore, sicurezza e un punto di riferimento».

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