mercoledì , 17 gennaio 2018

Policlinico di Milano operato tumore da record ,neonata di appena 6 giorni di vita

Uno straordinario ed eccezionale intervento è stato effettuato su una piccola neonata di soli 10 giorni di vita, la quale è risultata affetta da un tumore toracico. La massa tumorale praticamente le stava strangolando cuore e polmoni ancora prima della nascita, per questo i medici hanno preferito non perdere altro tempo e sottoporre la piccola all’intervento avvenuto lo scorso mese, presso il Policlinico di via Sforza, a Milano.

La piccola nata prematura lo scorso 23 ottobre, è stata dunque sottoposto all’intervento eseguito dal primario della chirurgia pediatrica del Policlinico, Ernesto Leva, ed ancora dal primario della Chirurgia pediatrica del Policlinico, insieme Giuseppe Pomè, cardiochirurgo pediatrico in forza in un’altra struttura privata accreditata, il Policlinico San Donato, che ha collaborato al caso.

«In 25 anni di esperienza spiega Ernesto Leva un caso del genere non mi era mai capitato. Questo intervento ha caratteri di eccezionalità sia per la sua rarità, sia per la necessità di istituire un team multi-specialistico per pianificarlo e gestirlo in tutti i suoi aspetti».

«L’intervento di asportazione della massa tumorale, durato due ore, è da ritenersi riuscito al 100%. Il tumore, grande più del doppio del volume del suo cuoricino, si situava all’interno del sacco pericardico, che è la membrana chiusa che avvolge il cuore, ostacolando il ritorno del sangue venoso verso le cavità cardiache. Il delicato intervento è stato solo l’atto finale di una storia a lieto fine, reso possibile dalla collaborazione multidisciplinare fra diversi professionisti che da anni collaborano strettamente anche se operano in strutture sanitarie differenti», ha dichiarato il dottor Pomè.Tutto bene quel che finisce bene, la piccola a breve lascerà l’ospedale e potrà finalmente tornare a casa con la sua famiglia.

Aveva il cuoricino e i polmoni invasi da un enorme tumore benigno. Un cancro immenso rispetto al suo corpicino minuscolo. Per questo Miriam (il nome è di fantasia) a soli sei giorni di vita è stata operata dall’equipe di Ernesto Leva, responsabile della Chirurgia pediatrica del Policlinico di Milano, con la collaborazione di Giuseppe Pomè, cardiochirurgo pediatrico del Policlinico San Donato.

L’eccezionale intervento è stato eseguito lo scorso 3 novembre e adesso la piccola è pronta a lasciare l’ospedale per cominciare una vita normale. Il tumore era stato scoperto quando la bambina era ancora nella pancia della sua mamma. Perquesto Nicola Persico, chirurgo fetale del Policlinico, l’aveva trattata con la laser terapia passando proprio attraverso l’utero, all’ottavo mese di gestazione. Questo intervento è servito a bloccare i vasi sanguigni della massa tumorale, e ad evitare che si ingrandisse ulteriormente. Durante il parto, avvenuto il 23 ottobre, i ginecologi e neonatologi del Policlinico hanno utilizzato la procedura Exit: consiste nell’estrarre solo parzialmente il neonato dall’utero durante il parto cesareo e nell’intubarlo, sfruttando il suo legame con la placenta e il cordone ombelicale come una sorta di circolazione extracorporea.

A quel punto, sei giorni dopo, è stato possibile asportare completamente la massa, nel corso dell’operazione durata due ore e riuscita alla perfezione grazie alla collaborazione di anestesisti, infermieri, neonatologi, cardiologi e radiologi, che hanno lavorato in perfetta sincronia.

«In 25 anni di esperienza un caso del genere non mi era mai capitato – spiega Leva -. Questo intervento ha caratteri di eccezionalità sia per la sua rarità, sia per la necessità di istituire un team multi-specialistico per pianificarlo e gestirlo in tutti i suoi aspetti. Solo un Policlinico pediatrico vero è in grado di trattare patologie così complesse, dove sono necessarie specifiche conoscenze nel campo della medicina fetale e una elevatissima competenza dei chirurghi e degli anestesisti».

“Riuscire a garantire a Miriam la possibilità di respirare alla nascita, tramite procedura EXIT, non era cosa scontata – spiega Fabio Mosca, direttore della Neonatologia della Clinica Mangiagalli del Policlinico, dove la piccola Miriam è stata ricoverata – perché la massa sul cuore premeva anche trachea e polmoni, e comprometteva la sua capacità di respirare in modo autonomo; e anche nei giorni successivi è stato necessario dare a Miriam un aiuto per farla respirare senza difficoltà”.

“L’intervento di asportazione della massa tumorale è da ritenersi riuscito al 100% ­ commenta Giuseppe Pomè, cardiochirurgo pediatrico del Policlinico San Donato – dopo l’esito delle analisi istopatologiche sul tessuto rimosso, possiamo dire che l’operazione ha guarito definitivamente la piccola Miriam. Il tumore, le cui dimensioni erano più del doppio del volume del suo cuoricino, si situava all’interno del sacco pericardico, che è la membrana chiusa che avvolge il cuore, ostacolando il ritorno del sangue venoso verso le cavità cardiache. L’operazione, che nella mia trentennale esperienza chirurgica mi sono trovato ad affrontare per la prima volta, è consistita nell’apertura del sacco pericardico e nella rimozione totale del tumore dalla superfice cardiaca. Il delicato intervento è stato solo l’atto finale di una storia a lieto fine, reso possibile dalla collaborazione multidisciplinare fra diversi professionisti che da anni collaborano strettamente anche se operano in strutture sanitarie differenti”.Pesa 100-150 grammi, viene alloggiato sotto il diaframma sostituisce il ventricolo sinistro, è collegato con l’esterno con un tubo e una batteria. Da poco più di una settimana “HeartMatelH”, cuore artificiale di ultima generazione, “batte” nel petto di un paziente con una grave malformazione cardiaca seguita ad un infarto avvenuto a gennaio scorso. E’ il primo impianto in Italia. Solo pochi giorni fa ha ricevuto il via libera per l’utilizzo in Europa.

Il cardiochirurgo Francesco Musumeci, direttore della Cardiochirurgia e del Centro regionale trapianti dell’ospedale San Camillo di Roma, ha effettuato l’intervento: «È pienamente riuscito». Professore quali erano le condizioni dell uomo che avete scelto per questo primo impianto in Italia?

«Dopo un infarto all’inizio dell’anno il paziente ha mostrato una malformazione importante. Nonostante l’intervento di angio-plastica e le cure, le sue condizioni in questi mesi si sono aggravate. L’unica nostra possibilità per salvargli la vita era quella dell’organo artificialc».

Professore, si tratta di un “aiuto”al cuore danneggiato in attesa del vero trapianto di organo? «Garantisce una sopravvivenza del 92 per cento. Superiore ad ogni precedente modello. Possiamo parlare di totale assenza di eventi avversi derivati dal malfunzionamento».

Vuol dire che “HeartMatcID” potrebbe anche non essere mai rimosso e il paziente potrebbe riuscire a tenerlo per tutta la vita?

«Potrebbe».

Si tratta di un piccolo dispositivo che può essere impiantato con tecniche mini-invasive. Il primo passo verso un intervento-tra pian lo al cuore senza bisturi?

«Noi abbiamo fatto un intervento tradizionale in questo caso, della durata di circa tre ore. Ma è certo che può essere introdotto nell’organismo con pratiche mini-invasive».

Esattamente dove è stato posizionalo il piccolo cuore artificiale?

«Al livello dell’addome, sotto il diaframma ed c collegato con l’esterno con un tubo».

Un tubo per avere energia?

«Un tubo collegato con le pile. Il paziente, intorno ai fianchi, porta una sorta di cartucciera che gli  permette di fare la sua vita».

Il paziente non si accorge di avere accanto al cuore quest’altro organo meccanico? «Ovviamente il tubo che esce non permette di “dimenticare”, ma la funzionalità cardiaca è totale. Stiamo parlando di una pompa centrifuga che lavora in un campo elettromagnetico senza punti di contatto, tenuta sospesa da un magnete. In questo modo lo stress sul sangue è ridotto e non si verifica il fenomeno dell’usura. Questo permette al dispositivo di durare nel tempo».

Chi è in vista per un trapianto di cuore può sperare in questo impianto?

«Si lavora perché diventi l’alternativa. Ricordiamo che in lista d’attesa per un cuore ci sono circa settecento persone. Devono aspettare almeno due anni e otto mesi, un tempo molto lungo. Nel 2015 i trapianti di cuore in Italia sono stati 226, un numero sostanzialmente stabile. Per fortuna, sette in più rispetto all’anno precedente».

I pazienti aspettano oltre due anni prima del trapianto, si potrebbe intervenire appena c’è (‘indicazione per la sostituzione del l’organo?

«E’ chiaro che i cuori donati sono insufficienti rispetto alle richieste. Questa è una via praticabile anche per stabilizzare il paziente in attesa del trapianto d’organo». L’uo ni o co n “Hea itM atell 1” pu ò riprendere la sua vita regolarmente o ha delle limitazioni particolari?

«Può ricominciare a fare quasi tutto, anche andare in bicicletta o farea casa la cyclette. Alcune cau tele ma sicuramente una vita normale».

Lei da oltre trent anni interviene sul cuore, rimpianto di questo ultimo artificiale quale futuro prossimo le fa prevedere in sala operatoria?

«11 futuro non è solo nello strumento. Si deve lavorare sodo nell’organizzazione del gruppo. Noi abbiamo creato un’equipe di chirurghi, cardiologi. anestesisti, psicologi, infermieri, fisioterapisti c tecnici per affrontare l’intervento. Questo il futuro».

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