mercoledì , 17 gennaio 2018

Milano, arrestati due poliziotti: chiedevano il pizzo alle borseggiatrici “Pagate o vi togliamo i figli”

Avete mai sentito una storia dove sono i ladri a denunciare gli agenti? Non si tratta di una barzelletta ma di una storia realmente accaduta in Italia e nello specifico a Milano dove le guardie appunto sono state denunciate dai ladri. Sono stati tratti in arresto due agenti della Polizia di Stato, arrestati dai colleghi della Polizia ferroviaria i quali avrebbero permesso ad un gruppo di rom di compiere furti all’interno della Stazione Centrale di Milano chiedendo loro in cambia una parte dei proventi dei furti.

Una situazione paradossale, dunque, quella verificatosi nel capoluogo lombardo dove oltre ai due agenti sono finiti in carcere anche 21 rom, i quali dovranno rispondere dell’accusa di associazione per delinquere finalizzata ad una serie di furti.

L’operazione scattata nella mattinata di ieri su ordine del Pm Antonio D’Alessio è stata eseguita dagli uomini della squadra mobile e dalla Polizia Ferroviaria. L’aspetto ancora più grave della vicenda è quello secondo cui i due agenti avrebbero anche minacciato i rom, per lo più donne.

” Se non ci date quello che avete preso, vi togliamo i bambini e vi facciamo arrestare” era questa la minaccia ricorrente degli agenti che quotidianamente assistevano ai furti dei rom e poi intascavano parte dei proventi; si trattava di cifre non indifferenti, visto che solo le donne riuscivano ad incassare tra i 5 ed i 20mila euro a settimana con una serie di furti ai danni di turisti per lo più americani e giapponesi.La maggior parte dei colpi, stando a quanto dichiarato dal dirigente della Polfer, sarebbero stati compiuti in Stazione centrale, prima che fossero installate le barriere di accesso ai binari.

Questa storia va divisa in due. Da una parte c’è l’arresto di 23 borseggiatici rom che avevano organizzato una banda in grado di raccogliere dai 5 ai 20mila euro alla settimana alleggerendo i viaggiatori in transito nella stazione Centrale di Milano. Dall’altra ci sono due poliziotti, due esperti agenti della squadra mobile in servizio antiborseggio, con centinaia di arresti nel curriculum e che stavolta, invece, sono finiti in manette con l’accusa di concussione e falso in atti d’ufficio.

I reati contestati sono pesanti, secondo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Vanore, si accordavano con le borseggiatrici che avrebbero dovuto arrestare e dividevano il bottino minacciando di toglier loro i figli. Gli episodi in analisi sono due, da 600 da 1.000 euro, ma l’impressione è che l’elenco sia più lungo. I furti sarebbero stati commessi per circa un anno a partire dall’ottobre 2014, alcuni rom hanno messo a verbale che l’attività di concussione degli agenti era «sistematica e risalente nel tempo».

Non parliamo di poliziotti qualunque. Cosimo Tropeano e Donato Melella erano considerati delle colonne per la loro passione. Tro- peano, in particolare, aveva registrato diversi record per numero di arresti di borseggiatori. Era entrato in servizio alla Polmetro nel 1999 e nel 2004 aveva già superato quota 500 e ora sembra fosse arrivato quasi a tremila. L’allora questore Giovanni Finazzo lo aveva segnalato per premi tre volte in un solo anno. In un’intervista del 2001 Tropeano disse: «Io per questo lavoro ho sacrificato molto della mia vita. Sono fuori corso all’università perché non ho il tempo per studiare. Però ci credo ancora e cerco di aiutare chi ha bisogno». La dichiarazione seguiva l’aggressione subìta in via Torino da parte di due balordi che aveva fermato.

sì nessun passante gli prestò aiuto nonostante avesse mostrato il distintivo. «Dopo questo episodio – disse – mi sento un po’ scoraggiato. Forse qualcosa sta cambiando in questa città».
Queste parole lette ora, mentre lui e il collega sono sospesi dalla polizia e sono ai domiciliari, è un pugno allo stomaco. «Fino a ieri facevano parte di una sezione che ha dato grandi risultati – ha spiegato il capo della Mobile, Alessandro Giuliano – Se provate, le accuse sarebbero ben più gravi dei reati contestati ai rom e il loro sarebbe un tradimento nei confronti delle migliaia di altre persone che svolgono onestamente questo lavoro».

Alcune rom indagate hanno detto che gli agenti osservavano da lontano e poi chiedevano di dividere il bottino minacciando di arrestarle o di togliergli i figli. Sarebbe stato un danno enorme perché le borseggiatrici utilizzavano proprio i figli piccoli per passare inosservate. In gruppi da 3-4 con bimbo nel marsupio seguivano la preda (specialmente turisti diretti a Venezia o in Svizzera), la circondavano e quando arrivano sul tapis roulant una complice premeva lo stop affinché potessero urtare il malcapitato e borseggiarlo. Fadila Hamidovic e Patrizia Hamidovic, rom con un cognome molto noto dalle forze dell’ordine, sono considerate le promotrici dell’associazione per delinquere finalizzata ai furti.

Tropeano e Melella sarebbero stati incastrati anche dai filmati delle telecamere della stazione che li hanno ripresi mentre prendono refurtiva dai borsoni dei rom. I loro colleghi sono increduli, li consideravano al di sopra di ogni sospetto. La delusione è espressa anche dal questore Luigi Savina, che nei primi anni del 2000 anni è stato a capo della Mobile. «Conforta solo constatare che, ancora una volta, la polizia di Stato ha mostrato di avere in sé anticorpi per individuare presunti comportamenti illeciti anche interni».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *