Netflix esce in Italia, si abbona una famiglia su tre

«Nel 1987, quando Michael Douglas s’è mostrato a Wall Street con il primo cellulare, gli spettatori hanno gridato al miracolo. Dieci anni dopo, quegli stessi uomini e donne hanno schiacciato nelle proprie tasche il Motorola ultrapiatto». Il monologo di Reed Hastings, Ceo di , prende il via da considerazioni scontate, apparentemente inadatte ad accompagnare il debutto italiano della piattaforma streaming.

Tuttavia, nel corso del D-Day celebrato ieri a Milano, la riflessione si rivela tutt’altro che illogica. «Dieci anni fa», continua Ha- stings, stretto nella sua giacca di raso, «abbiamo applaudito il primo iPhone. Gli smartphone sono cresciuti velocemente. La televisione, invece, ha proceduto con lentezza sconcertante, inanellando cambiamenti poco significativi: il colore, il via cavo, il satellite. Tutto perché, a differenza dei telefonini, ha snobbato Internet, universo in cui tutto s’aggiorna e tutto si crea». Nell’era moderna, inaugurata ieri con l’introduzione in Italia di Netflix, il tubo catodico può finalmente svoltare. «Tra vent’anni», azzarda il patron del colosso arroccato a Los Gatos, «non udiremo alcun bambino chiedersi a che ora cominci il tal programma. Ogni cosa sarà eternamente disponibile. Saremo padroni del nostro tempo, esisterà solo il “clic and watch”».

Il concetto, per ora vago, rimanda al mouse – strumento principe in grado di sostituirsi al telecomando lineare. Netflix, infatti, è un’app e come tale richiede una connessione Internet. Lenta, veloce, poco importa. Necessario è solo un dispositivo «smart» (tv, telefono, consolle, tablet) connesso a schermo e un abbonamento il cui costo base corrisponde a 7,99 euro. Di lì in poi, le porte del paradiso si spalancano da sole, dischiudendo un mondo fatto di grandi offerte.

Per il pubblico italiano, Netflix ha preparato un bouquet che comprende le grandi serie tv (Grange is the new black, Sense8, Nar- cos, Marco Polo, Daredevil, Sherlock, Dexter, Orphan Black, etc), i grandi film (il meglio di Hollywood e le produzioni originali) e i migliori documentari sulla piazza – oltre a svariati titoli dedicati ai bambini. «La nostra speranza», prosegue Hastings, che nel mondo vanta 69 milioni di abbonati, «è di raggiungere una famiglia su tre. Nel corso degli anni, però, abbiamo imparato che la felicità del pubblico è più importante delle sue dimensioni. Quel che vogliamo e che d’ora innanzi ciascuno decida come e dove guardare cosa».
Dove per «cosa» si intende tutto, fatta eccezione per gli eventi live. «Per sport e news, al momento, non abbiamo alcun progetto».

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