Omicidio Andrea Loris: Veronica Panarello ha cambiato nuovamente versione riguardo alla mattina del delitto, ma suo marito la smentisce

Fonte: Settimanale Giallo di Angela Corica Durante le ricerche di Loris, nel pomeriggio, mia moglie mi chiamò più volte proponendomi di organizzare un viaggio di piacere. Io alla terza telefonata, alzando la voce chiesi: “Ma Loris dov’è? Lo avete trovato?’ E lei: “Ancora no, devi venire pure tu a cercarlo”. Ho ricordato che nei giorni successivi al 29 novembre 2014, mi disse: “Chissà se ci hanno bloccato il conto…” “Perché queste domande? Perché dovrebbero bloccare il conto?”, chiesi io. Lei rispose che aveva intenzione di fare un viaggio. Nell’ultimo periodo ho fatto mente locale su queste due affermazioni, ipotizzando che avesse voglia di fuggire…”.

LE CONTRADDIZIONI DI VERONICA Sono le 15 del 16 novembre 2015 quando Davide Stival, 30 anni, pronuncia queste sconvolgenti parole, che Giallo riporta in esclusiva, all’interno degli uffici della Questura di Ragusa. Sua moglie Veronica Panarello, 27 anni, ha da pochi giorni cambiato nuovamente versione riguardo alla mattina in cui il loro figlio Andrea Loris, 8 anni, fu ucciso a Santa Croce Camerina. Davide ha appuntato su un’agenda ogni dettaglio su quanto accaduto in questi lunghi e dolorosi 12 mesi. L’uomo ha fatto mente locale sulle numerose contraddizioni in cui è caduta la moglie e, davanti ai giudici, smonta punto per punto la sua nuova, inverosimile ricostruzione. E allora facciamo un breve passo indietro e vediamo che cosa aveva detto Veronica qualche ora prima agli inquirenti, ai quali aveva fornito una “mezza” confessione, negando però di essere stata lei ad ammazzare il figlioletto. Aveva detto Veronica: «Non ho portato Loris a scuola. È rimasto a casa…

Era in piedi, con il busto reclinato in avanti e le mani sul petto. Ho pensato che avesse difficoltà a respirare per avere ingerito qualcosa che gli era andato di traverso. Ho tentato di soccorrerlo battendogli la schiena e cercando di mettergli una mano in bocca, ma era serrata e non riuscivo ad aprirla. Quando il bambino si è accasciato a pancia in su, ho potuto notare che il collo era cinto da una fascetta, uguale a quelle che si era messo per gioco ai polsi la sera prima. Ho tentato di togliere la fascetta, senza riuscirci. Per questo l’ho tagliata con la forbice arancione. Ho poggiato la mia guancia sulla sua bocca per poter udire il respiro, ma non sentivo nulla.

Il primo istinto è stato quello di chiamare aiuto con il cellulare, ma mi sono bloccata. Ho pensato che non avrei saputo come giustificare quanto accaduto. Quindi ho deciso di portare via il corpicino caricandolo sulla mia auto… Poi l’arrivo al Mulino Vecchio, dove ho lasciato il cadavere per tornare a casa, recuperare gli indumenti e lo zaino di Loris. Li ho buttati via mentre andavo al corso di cucina, dove tutto è diventato solo un brutto sogno che avevo fatto. Quello che ho raccontato da subito non era frutto della mia fantasia, ma ciò che ho sempre ritenuto fosse accaduto. Ho preso coscienza dei fatti solo lo scorso mese di luglio… Al corso di cucina, infatti, avevo incominciato a rimuovere il ricordo di ciò che era successo, rappresentandomi in realtà che avevo lasciato Loris a scuola. Ecco perché nella tarda mattinata del 29 novembre sono andata a scuola a riprendere il bimbo. Ero in totale stato confusionale».

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