Omicidio Elena Ceste, condanna di 30anni a Michele Buoninconti

Novità per il caso Elena Ceste, visto che nella giornata di ieri è arrivata la condanna definitiva inflitta dal giudice Roberto Amerio a Michele Buoninconti, il vigile del fuoco di Costigliole d’Asti ritenuto colpevole di aver ucciso la moglie e di aver nascosto il corpo in un canale non lontano da casa. L’uomo si è da sempre dichiarato innocente, come ha ribadito lo stesso in aula al tribunale di Torino, nell’udienza che si è chiusa con la sua condanna. Il giudice Amerio ha anche assegnato un risarcimento di 300mila euro per ciascuno dei quattro figli di 180 mila euro per i genitori e la sorella, e di 50mila euro per il cognato.

Buoninconti ha lasciato il tribunale di Asti cercando di non essere fermato dai giornalisti che hanno atteso tutto il giorno fuori dal tribunale.Buoninconti scortato dalla polizia ha fatto il suo rientro al carcere di Verbania, dove è detenuto nella sezione riservata agli ex appartenenti alle forze dell’ordine. «Michele Buoninconti ha ripercorso il suo iter giudiziario, e le sue sofferenze per non aver potuto vedere i quattro figli ormai da molti mesi. Era commosso, e si è dichiarato vittima di un errore giudiziario ribadendo che non c’è stato nessun omicidio», ha dichiarato il difensore Enrico Scolari.

«Signor Giudice, io mi trovo davanti a lei senza un motivo vero non c’è alcuna certezza che mia moglie sia stata uccisa e la procura non può provarlo, né ora, né mai, semplicemente perché non è accaduto. Ci vogliono le prove per condannare un uomo e la procura non le ha perché non esistono, non si può trasformare a piacimento un innocente in un colpevole, tra l’altro, di un omicidio che non c’è stato», ha dichiarato Buoninconti in Aula.

È la mattina del 24 gennaio 2014. Buoninconti esce di casa in auto per accompagnare i figli a scuola. Al suo ritorno Elena non c’è più. La sua versione è inverosimile: la moglie sarebbe uscita in stato confusionale e si sarebbe allontanata a piedi, completamente nuda.

La Procura di Asti apre un’indagine per omicidio. Secondo gli inquirenti, infatti, Elena Ceste non sarebbe fuggita e non si sarebbe nemmeno suicidata. Si susseguono le bugie del marito, dalla storia dei vestiti ritrovati in cortile alle false accuse rivolte agli amici della moglie.

Il 18 ottobre 2014, a nove mesi dalla scomparsa, il corpo di Elena viene ritrovato riverso nel fango del rio Mersa, a circa un chilometro da casa. Buoninconti viene indagato per omicidio e occultamento di cadavere. Le sue dichiarazioni sono sempre più contraddittorie.

Il 29 gennaio 2015 Buoninconti viene arrestato e rinchiuso in carcere. A incastrarlo ci sono anche le intercettazioni telefoniche e l’analisi dei tabulati. Chiede la scarcerazione, ma non gli viene concessa.

 A luglio inizia il processo. Michele Buoninconti sceglie il rito abbreviato, che gli consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. La sentenza è arrivata la prima settimana di novembre.

Il rito abbreviato è quel procedimento speciale più veloce rispetto a quello ordinario, che prevede che si salti tutta la fase dell’istruttoria dibattimentale: il giudice decide “allo stato degli atti”, ovvero sulla base degli elementi raccolti dal pubblico ministero in fase di indagini. In caso di condanna, applica all’imputato uno sconto di pena secco di un terzo”. A parlare è l’avvocato Daniele Bocciolini, al quale abbiamo chiesto di spiegare in cosa consiste il rito abbreviato. Dice: «L’imputato sostanzialmente rinuncia alle garanzie tipiche del dibattimento e come “premio” riceve uno sconto sulla pena. Il ricorso al giudizio abbreviato può essere richiesto anche per i delitti più gravi puniti con la pena dell’ergastolo, con la conseguenza che, in virtù di una mera scelta processuale insindacabile dalle altre parti, la pena in genere è automaticamente ridotta di un terzo e, nella specie, all’ergastolo è sostituita la reclusione per 30 anni, mentre all’ergastolo con isolamento diurno è sostituita la pena del solo ergastolo. L’accesso al giudizio abbreviato è consentito a tutti, e non è a discrezione dell’Autorità Giudiziaria. In questi mesi è passata alla Camera la proposta di legge che limiterebbe la possibilità di accedere al rito abbreviato ad alcune tipologie di reati, escludendolo per gli imputati di crimini feroci. Qualora il Senato dovesse approvare questa modifica, gli imputati di delitti più gravi, puniti con l’ergastolo (ad esempio l’omicidio pluriaggravato come nel caso di Buoninconti) non potrebbero più beneficiare di questo rito speciale e non avrebbero più sconti».

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