Omicidio Elena Ceste: “Giallo” pubblica nuove intercettazioni che tolgono ogni dubbio sulla colpevolezza di suo marito

Fonte: Settimanale Giallo di Paolo Ferrari Se avessi avuto una squilibrata in casa, dici: quella è una squilibrata, non la posso lasciare. Ma una che non mi ha mai dato cenno di squilibrio…” Erano le 12.05 del 2 agosto 2014, quando Michele Buoninconti pronunciò queste esatte parole parlando al telefono con la cognata Daniela. Sua moglie Elena Ceste era scomparsa da circa sei mesi, il 24 gennaio dello stesso anno, e gli investigatori la stavano ancora cercando. Ma già allora l’unico sospettato era proprio lui, Michele Buoninconti, che nel frattempo si dava un gran da fare per depistare le indagini. Al telefono con la sorella di Elena, però, si lasciò scappare la frase che avete appena letto. Parole che adesso, nei giorni della sentenza, acquistano un significato decisivo.

HA CONTINUATO A CONTRADDIRSI Il motivo è presto detto. I suoi avvocati, come abbiamo portato nelle scorse settimane, hanno costruito la loro strategia difensiva a partire dalla loro personalissima valutazione sulle condizioni psicologiche di Elena. Sostengono, in sostanza, che la donna stesse attraversando un periodo di confusione mentale: una specie di pazzia. Per usare le loro parole, «Elena Ceste aveva una crisi psicotica». Alla luce della sentenza, tutto questo è ormai superato. Anche perché nell’intercettazione telefonica che abbiamo pubblicato, Buoninconti smentì clamorosamente questa teoria.

Disse che la moglie non aveva «mai dato un cenno di squilibrio» e proprio per questo si meravigliò del fatto che una donna equilibrata come Elena potesse essersi allontanata senza dare notizie di sé. In pratica, il marito di Elena dichiarò il contrario di quello che hanno ripetuto i suoi difensori in aula. Ma c’è di più. In un’intercettazione ambientale dell’8 luglio 2014, Buoninconti disse a chiare lettere che la moglie non poteva essersi suicidata. Lo fece parlando in macchina con la suocera, Lucia Ceste. Ecco le sue parole: «Eh… Comunque di una cosa sono certo, Lucia. Non si è ammazzata! Non si è ammazzata!». La suocera rispose: «Per conto mio non è andata a suicidarsi! Non… neanche a pensarci! Quello sì… se non l’hanno presa… che l’abbiano costretta, l’hanno…». Ancora Michele: «No, non ha potuto, Lucia! Lei era attaccata alla vita, non era… non era una di quelle che se ne fregava della vita… era attaccatissima».

Avete letto? Buoninconti escludeva non soltanto che sua moglie fosse pazza, ma anche che potesse essersi suicidata. Lo escludeva categoricamente. Peccato che poi, davanti agli inquirenti, abbia dapprima ipotizzato che sua moglie si fosse uccisa e poi che si fosse lasciata morire di freddo in fondo al canale. Non è finita. Ricordate quando Michele disse che sua moglie si era allontanata senza occhiali? Ebbene, c’è un’intercettazione telefonica del 13 febbraio 2014 in cui si contraddice anche su questo punto. Disse Michele: «Già… già a dieci metri non distingueva le persone. Faceva fatica a riconoscere me, a dieci metri!». Vale a dire: è impossibile che Elena si sia avventurata da sola senza i suoi insostituibili occhiali. Questa, dunque, non è una supposizione dei giudici, ma una vera e propria ammissione da parte del marito.

Tra le intercettazioni che Giallo pubblica qui per la prima volta, c’è anche quella in cui Buoninconti provò per l’ennesima volta a istruire i figli. Il 14 settembre 2014, mentre li accompagnava in macchina, disse loro: «Bimbi, hanno messo in testa ai nonni che io e mamma non andavamo d’accordo, avete capito? Gli unici adesso in grado di difendermi siete solo voi quattro, perché io ho tutti contro, partendo dai nonni». E che dire degli insulti senza senso rivolti al comandante dei carabinieri, Fabio Federici, davanti a uno dei figli? Ecco un’intercettazione del 21 dicembre: «Puzzate, “scapezzate”… Federici… poi andiamo a trovarlo… quando sarà pensionato andiamo a trovarlo io e te e lo andiamo a sputare in faccia». Frasi che lasciano senza parole. L’unico commento che vogliamo pubblicare è quello rilasciato a Giallo da Franco Ceste, il papà di Elena, in occasione della sentenza: «Abbiamo atteso tanto e ora possiamo finalmente dire di avere chiuso un cerchio, un capitolo terribile della nostra vita. Niente e nessuno potrà mai cancellare il dolore che abbiamo provato, ma quanto meno ora abbiamo un punto da cui ripartire. I ragazzi stanno bene e sono tranquilli».

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