Omicidio Elena Ceste, il marito Michele Buoninconti dichiarato colpevole e condannato a 30 anni di carcere

Fino all’ultimo Buoninconti si è dichiarato innocente («Sono vittima di un errore giudiziario» ha ribadito anche ieri): con un sermone letto in aula, frammisto di appelli ai togati e citazioni della Bibbia, ha sostenuto ancora una volta che a condurre alla morte la donna siano stati i suoi gravi problemi psicologici che l’avrebbero spinta ad allontanarsi, completamente nuda da casa, in una gelida mattina di gennaio, e a finire poi nelle campagne dove è stata ritrovata cadavere.

I giudici non gli hanno creduto e hanno scelto per lui, da sempre unico indiziato, il massimo della pena possibile per chi si avvale dell’abbreviato. Elena sparisce dalla sua casa di Costigliole d’Asti la mattina del 23 gennaio 2014. Trentaset- te anni, casalinga e madre di quattro figli, come il marito Elena è molto religiosa. La sua vita è chiusa tra le quattro mura di casa: si occupa del marito, dei figli. Non si allontana mai. A dare l’allarme è proprio lui, Michele che, rientrato dopo aver accompagnato i figli a scuola e sostenendo di non averla trovata in casa, comincia una ricerca spasmodica e poco più tardi ne denuncia la scomparsa.

Fin da subito Michele dipinge Elena come una persona instabile mentalmente, racconta di una crisi che la donna avrebbe avuto proprio la notte precedente e tenta in ogni modo di indirizzare le indagini su una fuga volontaria o sull’ipotesi del suicidio. A far crollare le tesi del marito, però, è proprio la cura che Elena aveva per i propri figli, l’amore dedito di una mamma ancora giovane che ha rinunciato a tutto per la famiglia e che, spontaneamente, non l’avrebbe mai abbandonata. Il suo cadavere viene trovato per caso nove mesi dopo, il 18 ottobre 2014, durante i lavori di scavo in un canale poco lontano da Costigliole. Il suo corpo nudo è corroso dall’acqua e dai morsi degli animali, ma gli inquirenti non hanno dubbi: non è morta annegata, né di freddo, né per altre cause naturali.

Il 29 gennaio 2015 Michele Buoninconti viene arrestato. Perla Procura è stato lui a strangolare Elena, soprendendola in casa appena uscita dalla doccia e uccidendola dopo aver pianificato il delitto. Il movente: la gelosia, morbosa, per la moglie, la volontà di asservirla e controllarla sempre di più. La rabbia nello scoprire quelle poche frasi scambiate su Facebook, qualche messaggio di lei agli amici di un tempo. L’odio crescente per Elena, che manifestava sempre più spesso segni di insofferenza per una vita senza svaghi né lavoro, nel piccolo paese che non era il suo.
Il processo è durato pochi mesi, il caso mediatico, invece, è scoppiato subito dopo la sparizione della donna: troppo giovane e troppo perbene per non destare scalpore.

Due anni sotto i riflettori, nei quali Buoninconti non si è risparmiato usando parole, che hanno finito per pesare come pietre. Come quando dichiarò di essere rientrato quella mattina e di aver subito sentito in casa un «silenzio tombale». O quando durante un’intercettazione ambientale parlò di una moglie da «raddrizzare». Fino alle citazioni della Bibbia utilizzate nel descrivere il rapporto con Elena, diventate per l’accusa confessioni implicite.Anche ieri, in aula Buoninconti ha citato la Bibbia, mentre chiedeva al giudice di «non diventare complice di un’ingiustizia». Il Tribunale ha stabilito anche un risarcimento di 300mila euro per ciascuno dei quattro figli della coppia e altri 180mila euro per i genitori e la sorella della vittima.

La mamma e il papà di Elena«sono contenti perla sentenza, ma hanno la delusione nel cuore perché la figlia è morta per mano di Michele», hanno riferito gli avvocati della famiglia. Mentre illegale di Buoninconti ha fatto sapere che presenterà ricorso.Proprio lo scorso luglio alla Camera andò in discussione una proposta di riforma per cancellare gli sconti di pena per reati particolarmente gravi previsti da questa formula processuale. Il via libera definitivo, però, resta in attesa del sì del Senato.

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