Omicidio Elena Ceste: Michele Buoninconti non dirà mai la verità

Fonte: Settimanale Giallo di Ester Nicola Non possiamo dirci contenti. Siamo sì soddisfatti per la sentenza, ma niente e nessuno purtroppo potrà mai restituirci nostra figlia. Certo, vorremmo che un giorno Michele ci raccontasse cosa è davvero accaduto quella mattina. È un desiderio che abbiamo nel cuore, ma non crediamo che lui lo farà. Né adesso, né in futuro”. A parlare con Giallo sono Franco Ceste e Lucia Reggio, la mamma e il papà di Elena. I due genitori sono scoppiati in lacrime quando il giudice in aula ha letto la sentenza contro il loro genero, Michele Buoninconti, 46 anni, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio della moglie. Il massimo della pena per un processo che si tiene con il rito abbreviato.

GLI AVEVANO CHIESTO: “TU SAI DOV’È ELENA?” Per quasi due anni mamma Lucia e papà Franco hanno aspettato di conoscere la verità sulla tragica fine della figlia. Fino all’ultimo avevano sperato che non fosse così. Che non fosse proprio lui, il marito, l’assassino di Elena. Lo hanno dichiarato a Giallo il giorno dopo la condanna: «Sì, è davvero difficile accettare una verità del genere, perché per noi Michele è sempre stato come un figlio. Fino a quando non è stato arrestato, gli abbiamo sempre creduto.

Tante cose, poi, hanno iniziato a farci venire i dubbi…». Leggere le intercettazioni e quei messaggini ambigui inviati ad altre donne nello stesso periodo in cui Michele fingeva di essere un marito distrutto, è stata una  scoperta davvero drammatica per la famiglia Ceste. Qualcosa, però, avevano già intuito prima di quel fatidico 18 ottobre 2014, quando alcuni operai del Comune, bonificando il rio Mersa, riportarono alla luce il corpo di Elena. Nelle settimane precedenti i genitori di Elena si erano rivolti direttamente a Michele. Gli avevano chiesto: «Dicci la verità, sai dov’è nostra figlia? ». E lui, in qualche modo, aveva fatto capire loro che non ci sperava più, che Elena non era più viva. Ecco, è stato in quel momento che la famiglia aveva iniziato a non credergli più come prima.

Dicono Franco e Lucia Ceste: «Abbiamo sempre avuto fiducia in lui: in tutti questi mesi gli abbiamo sempre dato il nostro sostegno. Lo abbiamo ospitato a casa, senza mai avere pregiudizi». Dopo quella chiamata le cose erano cambiate. Le incongruenze di Michele si erano fatte sempre più evidenti. Fino al giorno dell’arresto, avvenuto lo scorso 29 gennaio. «Abbiamo capito tutto quando siamo stati avvisati che saremmo dovuti andare a prendere i bambini a scuola. Lui era l’unico indagato. Fino all’ultimo abbiamo sempre sperato che non fosse lui. Michele è sempre stato molto abile nei lavori manuali, ed è anche molto rapido. Lui se la cava in qualsiasi situazione.

Ma allora è anche capace di far sparire la moglie in dieci minuti.». Da quando Michele è stato rinchiuso in carcere, i genitori di Elena non l’ hanno mai incontrato. L’hanno rivisto solo in occasione della prima udienza. Ricordano: «Quando lo abbiamo rivisto, ci è venuto da piangere». Trovarsi di nuovo faccia a faccia con il presunto assassino della loro figlia è stato un duro colpo. «Una volta in aula ci ha mandato un bacio: dentro di noi abbiamo pensato che fosse per i bambini».

DOVRÀ PAGARE MEZZO MILIONE DI EURO In aula hanno poi dovuto affrontare un nuovo dramma: ascoltare gli avvocati della difesa descrivere la loro Elena come una “psicotica”, una squilibrata. «Se qualcosa nel loro matrimonio non andava bene, Michele avrebbe potuto riportarcela a casa: almeno l’avremmo avuta ancora qui con noi. E se davvero negli ultimi tempi stava male, come faceva un papà ad andare al lavoro e a lasciarla da sola con i bambini? Con le cose che ha detto ha infangato Elena». Dopo la sentenza, la famiglia ha dovuto dare la notizia ai quattro bambini, che aspettavano a casa.

Un passaggio inevitabile, visto il risalto mediatico che ha avuto la notizia, ma non per questo meno tragico. Dicono i nonni: «I figli di Elena sono la nostra priorità. Il giorno del funerale abbiamo promesso che tutti noi familiari ci saremmo occupati di loro, che li avremmo fatti diventare grandi nel migliore dei modi possibile». Una settimana prima del verdetto, la famiglia Ceste ha spiegato ai bambini quello che sarebbe potuto succedere. Prima della sentenza non avevano mai domandato nulla ai nonni. «Questi quattro bambini sanno che la loro mamma non c’è più, ma non ci hanno mai chiesto niente.

Non sappiamo cosa pensano. Bisognerebbe capire se in quel periodo vedevano la mamma e il papà litigare…». Gli avvocati di parte civile, Deborah Abate Zaro e Carlo Tabbia, sono sempre stati vicini alla famiglia. Dicono: «La quantificazione della condanna era irrilevante. Per i genitori era importante il tipo di reato contestato, cioè quello di omicidio, che per forza deve essere stato premeditato». Il giudice ha accettato le richieste di risarcimento: Buoninconti dovrà pagare quasi un milione e mezzo di euro. Prima della sentenza, Michele ha letto una memoria difensiva di fronte al
giudice. Ha detto: «Io mi trovo qui senza un motivo vero. Non c’è alcuna certezza che mia moglie sia stata uccisa e la procura non può provarlo, né ora, né mai, semplicemente perché non è accaduto […] Ma davvero lei crede che io con una mano abbia serrato gli orifizi di mia moglie per sei lunghissimi minuti, un tempo interminabile, senza che lei si difendesse, senza che lei provasse a togliermi la mano, senza che mi mordesse o mi graffiasse, allungando così inesorabilmente i tempi del presunto omicidio?». Uno scenario mai descritto, nemmeno dall’accusa.

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