Omicidio Eligia Ardita: Il marito ha cercato di fuggire dopo il delitto

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore Solo adesso capisco perché l’ex marito di mia figlia, dopo appena due giorni dalla tragedia in cui hanno perso la vita la moglie e la figlioletta che portava in grembo, iniziava a pianificare il suo trasferimento in un Paese dell’Est. Dopo aver ucciso Eligia, voleva scappare, stare il più possibile lontano dall’Italia, dove rischia di essere arrestato. Aveva organizzato tutto: per raccogliere qualche soldo aveva perfino messo in vendita su un sito internet la sua macchina”.

A parlare è Agatino Ardita, il papà di Eligia, l’infermiera di 35 anni incinta di otto mesi morta in circostanze misteriose il 19 gennaio nella sua casa di Siracusa. Papà Agatino prova a mettere insieme tutti i suoi ricordi, che oggi, a sette mesi dalla tragedia, gli danno la definitiva conferma di un’atroce verità. La sua amata figlia non è morta per un malore, ma è stata uccisa. E a rendere la morte della sua Eligia ancora più drammatica c’è l’ipotesi, sempre più fondata, che a ucciderla sia stato proprio il marito, Christian Leonardi, già indagato per omicidio volontario, ma ancora in libertà. L’ennesima prova, secondo il papà della donna, è questa: il marito Christian, poco dopo il delitto, stava pianificando la fuga con la scusa di aprire un’attività all’estero. Dice a Giallo Agatino Ardita: «Ricordo ancora il giorno in cui sentii il marito di mia figlia confidarsi con alcune persone, dicendo che era sua intenzione allontanarsi, cambiare vita e aprire una gelateria in un Paese dell’Est. Al momento non diedi importanza alle sue parole, ma adesso mi è tutto molto più chiaro: Christian stava già progettando di scappare. Altrimenti perché avrebbe avuto tutta questa urgenza di andare via? Perché vendere immediatamente l’auto?». Ma torniamo ai fatti.

L’AUTOPSIA SMENTISCE LA SUA VERSIONE La sera della tragedia, alle 23.20, Christian Leonardi telefonò al 118. All’operatore disse che sua moglie «stava respirando con affanno e fatica». Nei giorni successivi, per rendere più credibile la sua versione, spiegò ai carabinieri che quando si accorse che Eligia iniziava a sentirsi male, lui era sdraiato sul letto accanto a lei. Si era appena addormentato da qualche minuto, ma era ancora in uno «stato di dormiveglia». Solo per questo era riuscito a sentire i lamenti della moglie. Fino a questo punto, il racconto dell’indagato sembrerebbe filare. Ma a smentirlo clamorosamente, soltanto quattro giorni dopo la morte di Eligia, è stato il medico legale incaricato dalla Procura di effettuare l’autopsia. Giallo ha letto per intero la relazione del medico, che pubblichiamo in parte nelle pagine seguenti. Ecco uno dei passaggi più significativi: «Si riscontrano multiple lesioni ecchimotiche divarie dimensioni nei tessuti pericranici, disposte al vertice e in regione parietale e occipitale sinistra, e ampio infiltrato emorragico del cuoio capelluto. Detta lesività traumatica al capo è incompatibile con un unico urto accidentale del capo contro una superficie rigida ed è piuttosto compatibile con l’azione violenta reiterata da terzi».

Insomma, anche se il medico usa un linguaggio necessariamente scientifico, l’esito dell’autopsia è davvero molto chiaro: Eligia non ha avuto nessun malore, ma è stata uccisa con un colpo alla testa: il colpo le ha fatto perdere conoscenza e il trauma le ha provocato un rigurgito. Non essendo vigile, ma priva di sensi, non ha avuto il riflesso della tosse e così è morta asfissiata.
Prosegue il papà Agatino: «Credo proprio che su questo punto non ci siano più dubbi. Quell’uomo deve trovare il coraggio di andare dai carabinieri e costituirsi. Deve raccontare la verità su quello che ha fatto a mia figlia. Pensava di farla franca e di nascondere questo delitto dietro un tragico malore. Per questo in poco tempo si era organizzato per andare via. Inoltre siamo venuti a sapere che Christian più di una volta si è introdotto in Tribunale, accompagnato da un funzionario, in orari di chiusura al pubblico. Un vigilantes lo ha riconosciuto. Che cosa è andato a fare in tribunale? I magistrati stanno indagando anche su questo». Il papà di Eligia ci racconta un episodio che rende la vicenda ancora più inquietante. Dice Agatino: «Il giorno del funerale di mia figlia, mentre eravamo tutti disperati per questa tragedia, il marito Christian non è venuto. Ricordo di averlo chiamato: “Christian, stiamo chiudendo la bara, perché non vieni? Almeno l’ultimo saluto…”. Lui con tutta tranquillità mi rispose che era impegnato in banca, perché stava risolvendo questioni economiche legate alla morte della moglie. È assurdo. Sono questioni burocratiche che avrebbe potuto affrontare anche nei giorni successivi. Insomma, questo dimostra che aveva una grande fretta: preparava la sua fuga all’estero». Ma non è finita qui. Dopo l’insistenza di Agatino Ardita, poco prima che la bara di Eligia venisse chiusa per sempre, Christian Leonardi si convinse a raggiungere il resto della famiglia al funerale.

LA LITE CHE HA PRECEDUTO IL DELITTO Ma sentite cosa ci ha detto il papà di Eligia: «Una volta di fronte alla salma della moglie, si è voltato verso di noi e ci ha detto: “Dobbiamo seppellire il telefonino di Eligia con lei: mettiamolo nella bara”. Quella richiesta ci ha lasciato tutti molto perplessi. Gli rispondemmo che non era necessario e che il cellulare di Eligia avremmo voluto tenerlo noi. Lui provò a insistere, ma alla fine dovette cedere. Anche in questo caso, solo successivamente ho compreso bene perché tutto quell’interesse a seppellire il telefonino con Eligia. Quando l’abbiamo acceso, infatti, leggendo i messaggi rimasti in memoria ci siamo resi conto che la sera prima che mia figlia morisse, tra loro c’era stato un violento litigio. Quella stessa sera Eligia venne da sola a casa mia. Rimase fino alle 21 e poi tornò nella sua abitazione. Intorno alle 22.10 Eligia inviò questo messaggio al marito: “Sei ancora a casa?”. E ancora: “Basta con questi sms, vediamoci e parliamo di persona”. Da questi messaggi deduco che quella sera alle 22.10 mia figlia fosse ancora fuori di casa. Ma dove era? Perché non era rientrata a casa dopo essere stata da noi? Cosa’è successo tra i due la sera prima del delitto? Dai toni usati nei messaggi, sicuramente c’era stato un litigio. Ho provato a chiedere al marito cosa significassero quegli sms, ma lui, sempre con la stessa serenità, mi ha risposto così: “Ma Agatino, che cosa vuoi che significhino? Nulla. Eravamo in casa in due stanze diverse e ci stavamo scrivendo”. Non credo a una sola parola che ha detto quell’uomo. Se fossero stati nella stessa casa, mia figlia non gli avrebbe domandato dove si trovasse via messaggio. Se ne sarebbe accorta, considerato anche che il loro appartamento non è molto grande. Molti altri messaggi, inoltre, sono stati cancellati. Quindi i messaggi che siamo riusciti a leggere sono solo quelli sfuggiti al disperato tentativo dell’indagato di occultare le prove di una lite».

«E ANCORA IN LIBERTA, COME SE NULLA FOSSE» Prosegue Agatino Ardita: «È sicuro che tra Eligia e Christian ci sia stata una discussione, quella sera. Tanto che il giorno seguente, quando sono andato a cena da loro, lui non mi è apparso affatto sereno. Aveva un’espressione strana, mi sembrava molto nervoso. Infatti quando siamo andati via, ho detto a mia moglie: “Ma hai visto che brutta faccia aveva Christian? Sembrava arrabbiato”. Erano le 21.30, un paio d’ore dopo mia figlia sarebbe stata uccisa. Lui ancora oggi, dopo sette mesi, è libero di fare quello che vuole: la sera esce con gli amici, va a mangiare in pizzeria, incontra altre donne. Insomma, conduce una vita del tutto normale, come se non avesse mai perso una moglie e la piccola Giulia. Vi dico un’ultima cosa: negli ultimi tempi Christian si è circondato di un gruppo di persone che gli fanno da guardaspalle, come se temesse per la propria sicurezza. L’unica cosa a cui dovrebbe pensare, invece, è quella di dire tutta la verità ai giudici. In tribunale dovrebbe farsi vedere solo per questo: per confessare. E non dovrebbe andarci di nascosto, come ha fatto, e chissà per quale motivo…».

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