Omicidio Eligia Ardita: Una donna ha lasciato il suo Dna a casa sua

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore Sono state trovate tracce di Dna femminile nella casa dove Eligia Ardita è stata uccisa dal marito. Queste tracce non appartengono alla vittima”. E questa l’ultima indiscrezione che Giallo vi racconta, in esclusiva, sul terribile delitto di Eligia Ardita, l’infermiera di 35 anni, incinta all’ottavo mese, ammazzata brutalmente dal marito Christian Leonardi la sera del 19 gennaio scorso nel loro appartamento di via Calatabiano, a Siracusa. E proprio in quella casa i carabinieri del Ris di Messina, che sono ritornati sul luogo del delitto, hanno rinvenuto tracce di Dna femminile non appartenenti alla povera vittima.

I SOSPETTI SULLA VICINA DI CASA Il Dna sospetto sarebbe stato trovato sulla parete del salone, a pochi centimetri dal divano dove la donna è stata uccisa. Se analisi più approfondite di quelle svolte finora dovessero confermare che quel Dna non è di Eligia, diventerebbe più verosimile l’ipotesi di un complice donna che ha aiutato l’assassino a riordinare la casa dopo il delitto. Come avevamo accennato qualche settimana fa, da subito si è temuto che Leonardi abbia avuto un complice e i sospetti erano ricaduti su una vicina di casa. Il rinvenimento di questo Dna femminile potrebbe confermare i dubbi degli investigatori. Dunque, continuano i colpi di scena nelle indagini sull’omicidio dell’infermiera siracusana e nonostante la confessione resa dal marito, restano ancora molte zone d’ombra. Christian Leonardi ha raccontato di aver ucciso la moglie durante l’ennesima discussione.

Ha confessato l’uomo: «Sono stato io, al culmine di una lite avvenuta in casa, dopo che i miei suoceri si erano allontanati. La lite è scaturita dal fatto che io volevo uscire per andare alla sala “Bingo” e mia moglie non gradiva e cercò di impedirmelo provocando in me una reazione e uno scatto d’ira con un susseguirsi di azioni svoltesi nel soggiorno. Mentre mia moglie continuava a urlare, io urlavo ancora di più e cercando di farla stare zitta le mettevo le mani sulla bocca e sul volto e in quella fase ho perso il controllo. Non ricordo cosa sia stato capace di fare e in particolare non ricordo se sia giunto a colpirla al volto o al capo». Questo uno stralcio della sconvolgente confessione che il Leonardi rese ai carabinieri il 19 settembre, quando, dopo otto mesi di menzogne, decise di raccontare la verità. Una verità che però, sembra parziale. Quindi, i genitori di Eligia continuano a chiedere che sia fatta luce su ogni dettaglio del delitto, che ha strappato loro una figlia e una nipotina, Giuba. Del resto da sempre Agatino Ardita, il papà di Eligia, sospetta che il genero abbia avuto un complice. E lo ribadisce ora, dopo i nuovi accertamenti, con più forza: «Non è possibile che quell’assassino abbia fatto tutto da solo. Qualcuno ha pubto la casa con lui. La stessa persona, suppongo, che ha aiutato il mio ex genero a trasportare Ehgia dal soggiorno fino in camera da letto. Non avrebbe avuto la forza di farlo da solo»

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