Omicidio Guerrina Piscaglia, Padre Graziano scrisse: “Quest’amore mi ha bruciato le ossa”

Fonte: Settimanale Giallo di Paolo Ferrari Questo amore mi ha bruciato le ossa”. A scrivere questa frase è stato padre Graziano Alabi, 46 anni, il sacerdote congolese accusato di aver ucciso Guerrina Piscaglia. Sembra lo sfogo di un amante disperato, di un uomo che si è appena liberato di una relazione che lo faceva soffrire. Viene dunque naturale pensare che il sacerdote, nello scrivere queste parole, si riferisse proprio alla donna misteriosamente scomparsa da Ca’ Raffaello, in provincia di Arezzo, il primo maggio 2014.

Sarà proprio così? E la parola “bruciato” è solo un caso? Il religioso africano si era appuntato questa e moltissime altre frasi compromettenti sui fogli di un’agenda ritrovati dai carabinieri nella sua camera da letto. Gli inquirenti li hanno sequestrati, esaminati e inseriti nel fascicolo delle indagini come fonti di prova contro di lui. Giallo ha avuto modo di leggere tutti gli appunti di padre Graziano e le relative osservazioni fatte a dagli investigatori. Ne esce un quadro inquietante, che lo stesso sacerdote sarà chiamato a giustificare nel corso del processo, iniziato proprio in questi giorni. Nel frattempo, il Tribunale del riesame di Firenze ha accolto la richiesta di padre Graziano di essere trasferito dal carcere agli arresti domiciliari. Al sacerdote, però, verrà applicato un braccialetto elettronico che permetterà agli inquirenti di controllarlo in qualsiasi momento.

Ma torniamo alle frasi scritte dal parroco sulla sua agenda. Quelli che vedete nelle imma gini qui a fianco sono i fogli sequestrati dagli inquirenti. Sono tutti scritti a penna, in corsivo, in parte in italiano e in parte in francese, la lingua madre di padre Graziano. Partiamo dall’immagine numero 1. Abbiamo evidenziato in rosso la frase più importante. Eccola: «Un cane di uno bianco, che si chiama Fr…». Il riferimento è chiaro. Padre Graziano sta parlando dell’ormai famoso zio Francesco, l’uomo che a suo dire sarebbe fuggito con Guerrina. Il sacerdote aveva iniziato a raccontare di questo zio Francesco soltanto diversi mesi dopo la scomparsa della donna, forse per giustificare le contraddizioni delle sue precedenti dichiarazioni.

Così facendo, però, non fece altro che aggravare la sua posizione. Gli inquirenti, infatti, ritengono che zio Francesco sia un personaggio di fantasia. Anche perché padre Graziano, nelle sue varie deposizioni, lo ha descritto in modo sempre differente. Ebbene, in una delle sue prime testimonianze il religioso disse che zio Francesco era «una persona di Ca’ Raffaello, con un cane bianco e una macchina grigia». Ecco dunque spiegata la prima frase che abbiamo pubblicato. Si parla proprio del cane e di un uomo dalla carnagione chiara, che si chiama «Fr…», cioè Francesco. Nell’immagine numero 2, padre Graziano si è appuntato un elenco di prodotti da acquistare al supermercato.

Ma il sacerdote, viste le sue difficoltà con la lingua italiana, non scrive “spesa”, bensì “speza”. Il particolare non è sfuggito agli inquirenti, che nella loro annotazione hanno evidenziato: «La parola “speza” richiama la parola “scuza” dell’sms partito dal telefono di Guerrina Piscaglia e destinato a G.M. il 10 maggio 2014». Gli inquirenti si riferiscono a uno dei messaggi di depistaggio che padre Graziano avrebbe spedito dopo il delitto usando il telefono di Guerrina.

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