Omicidio Guerrina Piscaglia: Il parroco temeva che la donna dicesse a tutti di aspettare un figlio da lui, doveva metterla a tacere

0

Fonte: Settimanale Giallo di Paolo Ferrari – Guerrina mi minacciava e io cercavo di tenerla a bada”. A parlare è padre Graziano Alabi, 46 anni, il sacerdote congolese accusato di avere ucciso Guerrina Piscaglia, la casalinga di 51 anni scomparsa il primo maggio 2014 da Ca’ Raffaello, in provincia di Arezzo. Il religioso ha pronunciato queste inquietanti parole il 18 agosto 2014 di fronte agli inquirenti. Non solo. Le ha confermate e ribadite durante l’ultimo, drammatico interrogatorio del 26 agosto 2015, quello che di fatto lo ha incastrato. Queste sue ultime dichiarazioni, che Giallo pubblica qui per la prima volta, sono inserite nel fascicolo d’indagine che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per omicidio e distruzione del cadavere. Proprio in questi giorni si terrà la prima udienza del processo. Padre Graziano sarà così costretto a dare una spiegazione a tutte le sue bugie, le contraddizioni e le versioni inverosimili che ha raccontato nei mesi scorsi. Per provare a dimostrare la sua innocenza, il sacerdote ha chiesto ai giudici di ascoltare ben 95 testimoni.

AVEVA PAURA DI UNO SCANDALO NAZIONALE I suoi avvocati hanno inserito nella lista anche monsignor Riccardo Fontana, arcivescovo della diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro, oltre a padre Giovan Battista, l’altro sacerdote con cui padre Graziano condivideva la canonica. Accanto ai due religiosi sono stati citati anche tutti i testimoni già ascoltati nei mesi scorsi, tra cui le prostitute che sostengono di avere avuto incontri intimi con padre Graziano e le catechiste della parrocchia, che invece lo descrivono come una persona positiva e affabile. Tra i 95 testimoni presentati dalla difesa, molti sono stati citati anche dall’accusa, tra cui parenti e amici di Guerrina. Alla base del delitto, secondo gli inquirenti, ci sarebbe il particolare rapporto che da circa un anno si era instaurato tra il sacerdote e la sua parrocchiana.

Negli ultimi mesi i due si erano scambiati la bellezza di 4mila contatti telefonici, tra chiamate e messaggini. Guerrina si era invaghita del sacerdote, ma lui nega di aver mai ricambiato quell’amore. Ha detto padre Graziano: «Questa signora aveva sentimenti positivi verso di me (il marito lo sapeva), mentre io non ero consapevole e l’ho saputo quando la gente ha incominciato a parlarmene, perché lei cominciava a dire che era innamorata e voleva portarmi a Novafeltria a casa sua». Finché un giorno, come affermato dallo stesso sacerdote, Guerrina gli disse di aspettare un bambino da lui. Ha dichiarato padre Graziano durante l’interrogatorio: «Lei mi diceva che era incinta, diceva che io ero il padre del bimbo che portava in grembo». A questo punto il magistrato gli ha chiesto: «Come ha reagito quando la Piscaglia gliel’ha detto?». Lui ha risposto: «Avevo molta paura della situazione perché sono straniero, potevo essere costretto a recarmi in ospedale per fare il test del Dna, inoltre lei diceva che aveva amici nei carabinieri di Novafeltria e a Perugia e che mi avrebbe fatto arrestare da loro».

Insomma, padre Graziano, per sua stessa ammissione, si sentiva minacciato e temeva che la notizia della gravidanza, pur non essendo mai stata confermata, potesse far scoppiare uno scandalo in tutta Italia. Ha aggiunto: «Lei mi scriveva continuamente e io rispondevo, a qualsiasi ora. Se io non rispondevo subito, lei continuava a mandarmi sms». Hanno chiesto dunque gli inquirenti: «Ma come mai, allora, sapendo della situazione, invece di diminuire i contatti con Guerrina li ha aumentati?». È stato a questo punto che padre Graziano ha pronunciato la frase che abbiamo pubblicato all’inizio di questo articolo. Rileggiamola: «Perché lei mi minacciava e io cercavo di tenerla a bada». Con queste dichiarazioni, dunque, l’ex viceparroco si sarebbe tradito fornendo agli inquirenti il movente del delitto. Padre Graziano non avrebbe sopportato il peso di un possibile scandalo. Se Guerrina avesse parlato, sarebbe stato travolto dall’imbarazzo e dall’indignazione non solo dei suoi parrocchiani, ma dell’intero Paese. Ecco perché l’avrebbe eliminata. Il sacerdote, tuttavia, anche nell’ultimo interrogato- rio ha continuato a proclamarsi estraneo alla vicenda. Ha ipotizzato prima un suicidio, poi un rapimento o una fuga per gelosia. A questo riguardo, ecco un altro passaggio tratto dal documento che riportiamo in esclusiva.

«MI DISSE CHE VOLEVA ANDARSENE VIA» Ha detto padre Graziano: «Il 28 aprile 2014, verso le 21.00, si presentò in canonica la signora Guerrina con il fratello disabile, il marito Mirco e il figlio Lorenzo. Nel corso di quell’incontro, Mirco […] mi disse che la moglie voleva parlare con me. Quindi lui andò a fumare una sigaretta, mentre Guerrina […] mi disse che non ne poteva più di Mirco, che non lavorava e non dava soldi per la famiglia […]. Mi disse anche che non aveva più rapporti con il marito e che ognuno aveva il suo letto. Mi disse che quando capitava faceva l’amore con gli ambulanti che passavano dal paese Mi chiese dei soldi e capii che aveva intenzione di andarsene, tanto che mi lasciò un ninnerò di telefono, che ricordo finiva con il numero 60 […]. Ricordo che mi disse che, se volevo trovarla, avrei dovuto chiamarla a quel numero».

In questa occasione il religioso ha ipotizzato che la donna si fosse allontanata volontariamente da casa, stanca del marito Mirco Alessandrini, 46 anni, colpevole di non riuscire a mantenere la famiglia. Tanto stanca, da andare addirittura alla ricerca di nuove avventure. Una teoria rimasta priva di fondamento e soprattutto irriguardosa nei confronti di Guerrina. Ma ce di più. Padre Graziano afferma che la donna gli avrebbe fornito un numero di telefono al quale chiamare nel momento in cui sarebbe fuggita. Sarà pure una coincidenza, ma di questo numero il sacerdote ricorda soltanto due cifre. Impossibile, dunque, verificare questa ennesima versione dei fatti. Durante l’interrogatorio padre Graziano ha anche ricordato un episodio avvenuto, dice lui, il 30 aprile, cioè il giorno prima della scomparsa. Ha dichiarato: «Il 30 tornarono di nuovo Mirco e sua moglie in canonica e in quell’occasione Guerrina mi disse testualmente: “Io vado via, tu rimani con la tr…”. Solo dopo un po’ ho capito che Guerrina si riferiva alla signora con la quale lei credeva che io avessi una relazione». Secondo il sacerdote, quindi, la fuga della donna sarebbe avvenuta anche in conseguenza di una scenata di gelosia. Per gli inquirenti, tuttavia, la situazione descritta dal religioso deve essere capovolta e intesa in altro modo.

LA GELOSIA, GLI SMS E ZIO FRANCESCO Che Guerrina si fosse invaghita del sacerdote, è un fatto ormai assodato. Fu lei stessa a confidarlo alle amiche più intime e a lasciarlo intuire perfino al marito. Ha detto padre Graziano: «Nell’ottobre del 2013 un sacerdote mi ha detto che lei era gelosa di me». E ancora: «Quando io parlavo con le altre donne, lei era gelosa». Lui, però, ha sempre negato di avere avuto rapporti con Guerrina: «Ci vedevamo sempre in presenza del marito». Peccato che Mirco Alessandrini lo abbia smentito: «No, si vedevano anche da soli». Ecco dunque la ricostruzione dei fatti che l’accusa presenterà a processo. Il giorno in cui è scomparsa, Guerrina aveva insistito per andare in canonica da padre Graziano.

Gli mandò l’ormai famoso messaggio: «Vengo da te, ti cucino il coniglio e poi facciamo l’amore». Lui provò a respingerla. Poi le rispose: «Vieni, la porta della canonica è aperta». A questo punto la donna uscì di casa e il sacerdote le andò incontro. Lo- micidio, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuto lungo la strada. Il religioso avrebbe prima nascosto il corpo nella boscaglia, per poi sbarazzarsene definitivamente in un secondo momento. Il cellulare di Guerrina, però, sarebbe rimasto nelle sue mani. Nei giorni successivi, infatti, dal telefono della donna partirono diversi messaggi indirizzati ad amici e parenti, ai quali la donna annunciò il suo allontanamento con un altro uomo.

A scriverli, però, sarebbe stato proprio padre Graziano per depistare le indagini. Lo si deduce dall’uso di un italiano stentato, tipico di chi non conosce bene la nostra lingua, e da un errore che potrebbe risultare decisivo. Uno di questi sms, infatti, è stato inviato per sbaglio a un religioso nigeriano amico di padre Graziano, di cui Guerrina non aveva nemmeno il numero. Soltanto diversi mesi o, il sacerdote iniziò a raccontare agli inquirenti la storia di zio Francesco, il misterioso personaggio che a suo parere sarebbe fuggito con Guerrina. Secondo gli investigatori si tratta di un racconto di fantasia. Lo ha ripetuto di nuovo nel corso dell’ultimo interrogatorio. Ecco le sue parole: «Il primo maggio, all’uscita della casa di una signora anziana per entrare nella Chiesa di Sestino, ho visto un signore che mi ha chiesto se fossi padre Graziano […].

Mi disse che si chiamava Francesco e che Guerrina lo chiamava zio. Mi disse che aveva incontrato Guerrina per strada e che la signora stava piangendo [. ]. Non dissi al maresciallo che avevo visto Francesco poiché per me Francesco aveva fatto una specie di confessione e non potevo rivelare la cosa […]. Zio Francesco si ripresentò in canonica il 10 maggio, dicendomi che Guerrina voleva parlare con me. Lei mi chiese aiuto per prendere il figlio Lorenzo. Le dissi che non avrei potuto fare una cosa del genere…». Poi ha aggiunto: «Credo che tra Francesco e la Guerrina ci fosse una relazione». Al processo che inizia in questi giorni il sacerdote dovrà dare una spiegazione a tutte le sue contraddizioni. Basteranno i 95 testimoni a salvarlo?

Rispondi o Commenta