Omicidio Loris Stival: Veronica Panarello aveva premeditato l’omicidio del piccolo

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Contro Veronica Panarello ci sono gravissimi indizi di colpevolezza in relazione alla morte di suo figlio Loris Stival. La donna, pertanto, dovrà essere processata per i reati di omicidio volontario, con l’aggravante della premeditazione e di occultamento di cadavere”. Con queste parole il gup (giudice per l’udienza preliminare) Andrea Reale ha rinviato a giudizio Veronica Panarello, 27 anni, la giovane mamma di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, accusata del più orrendo dei crimini: l’uccisione del suo bambino.

VERONICA E DAVIDE PRESENTI IN AULA Una decisione scontata alla luce degli indizi schiaccianti e delle numerose contraddizioni di Veronica circa la drammatica mattina del 29 novembre 2014, quando il piccolo Loris fu strangolato con una fascetta in plastica stretta con ferocia intorno al suo collo. Come avete letto, la Procura di Ragusa ha contestato a Veronica la premeditazione nell’omicidio. La posizione della donna, quindi, si è ulteriormente aggravata, perché se era scontato il rinvio a giudizio, non lo era l’aggravante della premeditazione. Per l’accusa, infatti, la giovane mamma aveva già deciso di uccidere il figlioletto.

Lo si evince dal sopralluogo che fece prima del delitto al Vecchio Mulino, cioè dove fu occultato il corpicino di Loris, e dal fatto di aver parcheggiato l’auto in garage, cosa che non faceva mai, di ritorno dalla ludoteca del figlio più piccolo. In quel momento Loris era in casa ad aspettarla e di lì a poco sarebbe stato ucciso. Per gli inquirenti, Veronica mise l’auto in box in modo da poter caricare nel baule il cadavere del piccolo senza essere vista dai vicini o ripresa dalle telecamere di sorveglianza.

Veniamo all’udienza. L’imputata era presente in aula, così come suo marito Davide Stival, 30 anni, che si è costituito parte civile al  processo insieme con i suoi genitori. L’avvocato Francesco Villardita, difensore dell’impu- tata, ha formalizzato la richiesta di giudizio abbreviato condizionato alla concessione di una perizia psichiatrica. La richiesta è stata accettata dal giudice. Cosa significa? Significa che, dopo la perizia psichiatrica con cui si cercherà di capire se Veronica è in grado di intendere e di volere, comincerà il processo vero e proprio, che verrà celebrato con il rito abbreviato.

Con questo procedimento penale, il giudice deciderà se condannare o meno l’imputata sulla scorta degli indizi già raccolti durante le indagini preliminari e della perizia psichiatrica. Il rito abbreviato permetterà a Veronica di ottenere uno sconto pari a un terzo della pena per un’eventuale condanna. Se la condanna fosse l’ergastolo, verrebbe condannata a 30 anni. La prossima udienza è prevista per lunedì 14 dicembre. Durante la seduta sarà conferito l’incarico ai periti medico-legali, i quali dovranno consegnare gli esiti nell’udienza successiva.
Dice lapidario l’avvocato Villardita: «Abbiamo chiesto che Veronica sia sottoposta a perizia psichiatrica perché nell’ultimo periodo c’è stata un’anomalia comportamentale da parte sua». Ma è evidente che si tratti, più semplicemente, di una strategia difensiva. Le prove contro Veronica, infatti, sono pesantissime. Se fosse considerata incapace di intendere potrebbe addirittura non essere condannata al carcere.

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