Omicidio Loris: Veronica Panarello confessa “Non ho portato il bambino a scuola”

Fonte: Settimanale Giallo di Angela Corica – Lo confesso: non ho portato Loris a scuola. Però non l’ho ucciso io, lo giuro. È questa l’ultima versione di Veronica Panarello, 27 anni, sulla tragica mattina del 29 novembre 2014, quando suo figlio Loris Andrea Stival, otto anni, venne barbaramente strangolato e gettato già morto in un canale di Santa Croce Camerina (Ragusa). Le parole di Veronica, pronunciate davanti al sostituto procuratore di Ragusa nel corso di un drammatico interrogatorio, sono clamorose e sconvolgenti. Per la prima volta dopo un anno, infatti, la donna ha ammesso pubblicamente di non aver accompagnato il figlioletto a scuola la mattina dell’omicidio, ma di averlo visto rientrare in casa. Parole che suonano come una confessione, seppur parziale, di cui i giudici dovranno inevitabilmente tenere conto durante l’imminente processo. Davanti al magistrato, però, Veronica ha ancora una volta ribadito di essere innocente. Ha detto la donna durante le sette ore di interrogatorio: «Non ho accompagnato Loris a scuola la mattina del 29 novembre di un anno fa. Siamo usciti insieme, poi lui è risalito in casa con un mazzo di chiavi che gli ho dato io, quello con il portachiavi a forma di orsacchiotto.

Però, ve lo giuro, non l’ho ammazzato io, non l’avrei mai fatto. Quando sono tornata a casa per prendere un passeggino da regalare a un’amica, Loris non c’era. Qualcuno lo ha preso». Veronica ha poi aggiunto: «Su tutto il resto ho un buco, proprio non ricordo». Cosa significano queste parole? Perché Veronica ha deciso di parlare proprio adesso, alla vigilia del processo, smentendo quanto aveva sempre sostenuto in precedenza? Per provare a rispondere a queste domande dobbiamo fare un passo indietro di qualche giorno. Come saprete, la giovane mamma è rinchiusa da 11 mesi nel carcere di Agrigento con la più terribile delle accuse: l’uccisione del suo figlioletto inerme. Il 6 novembre scorso, Veronica ha chiesto al direttore del penitenziario di potersi mettere in contatto con il marito Davide Stival, 30 anni. Ottenuta l’autorizzazione, la donna ha telefonato al coniuge, dicendogli: «Davide, vieni qui subito, ho una cosa importante da dirti. Ci ho pensato bene. Ho bisogno di parlarti e non posso farlo per telefono. Vieni qui». Davide è andato immediatamente in carcere. Il drammatico colloquio tra moglie e marito è stato intercettato dagli inquirenti con le microspie. Giallo è in grado di pubblicare in esclusiva ciò che si sono detti durante l’incontro (V sta per Veronica, D sta per Davide). V: «Ecco io… io ci ho pensato bene e adesso ho ricordato una cosa che prima, prima non riuscivo a ricordare assolutamente.

Ecco, io non sono più sicura di avere accompagnato Loris a scuola quella mattina. No, non l’ho accompagnato ma non so cosa gli è successo». D: «Che cosa hai fatto a Loris? Dimmelo, adesso!». V: «Io non lo so… Ti giuro che non lo so. Ti sto dicendo quello che mi sono ricordata. Cioè che io non l’ho accompagnato a scuola quella mattina. Poi non so chi l’ha ucciso. Io non ricordo più niente». D : «Bugie, bugie. Dici ancora bugie. Come è uscito Loris dalla nostra casa? Dove l’hai portato e perché poi sei andata a prenderlo a scuola se sapevi di non averlo accompagnato?». V: Davide, io non so. Io mi ricordo solo di non averlo accompagnato a scuola. Non ci voleva andare a scuola. Poi sono confusa, non ricordo niente. Non so chi ha ucciso Loris, non l’ho visto». Come avete letto, Davide ha fatto notare a Veronica una clamorosa contraddizione in cui è caduta. L’uomo, infatti, le ha chiesto perché sia andata a prendere Loris all’uscita da scuola, intorno alle 12.30, se sapeva di non averlo accompagnato a scuola. Alla domanda, la moglie ha risposto con un categorico «non lo so». Non è la prima volta che Veronica rivela al marito i suoi dubbi circa la dinamica dei fatti. Mentre agli inquirenti aveva sempre detto di aver portato Loris a scuola, a Davide, già in un incontro avvenuto il 6 gennaio del 2015, aveva confidato di non esserne così sicura. Al marito che in carcere l’accusava di mentire sul delitto, lei disse: «Può essere che hai ragione tu. Può essere che io ricordi di averlo lasciato a scuola, ma che invece lui sia rientrato a casa. No, non sono più sicura di averlo portato a scuola, mi stai facendo venire dei dubbi».

LA SUA È UNA NUOVA STRATEGIA DIFENSIVA? Ora, invece, di dubbi sembra non averne più. La donna, come dicevamo all’inizio, ha infatti ribadito la sua nuova versione dei fatti anche davanti al sostituto procuratore Marco Rota. E allora concentriamoci su questo drammatico interrogatorio, avvenuto in presenza dell’avvocato Francesco Villar- dita, difensore di Veronica. Il contenuto dell’interrogatorio è stato “secretato” fino al giorno in cui è prevista l’udienza preliminare, durante la quale si deciderà se processare o no Veronica (su che cos’è l’udienza preliminare e su quello che potrà succedere vi rimandiamo all’intervento dell’avvocato Daniele Bocciolini, che pubblichiamo nel riquadro sotto).

Del colloquio con il magistrato è filtrata solo l’ammissione di Veronica circa il fatto di non aver accompagnato Loris a scuola. Anche l’avvocato Vil- lardita non ha rilasciato dichiarazioni al termine del lungo confronto. È molto probabile che nel corso delle sette ore di interrogatorio, Veronica abbia fornito altri elementi importanti per l’indagine. Elementi che per il momento restano segreti. Alla luce di questo clamoroso “ripensamento” di Veronica, aleggiano altri due interrogativi: perché la donna ha deciso di parlare proprio adesso? Dietro a questa “mezza” confessione c’è la volontà di cambiare strategia difensiva e di chiedere di essere processata con il rito abbreviato in modo da avere, in caso di condanna, uno sconto di pena e quindi evitare l’ergastolo? Lo sapremo nei prossimi giorni.

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