Omicidio Marco Vannini: le attenzioni degli inquirenti si stanno concentrando sulla fidanzata di Marco

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore Mia figlia Viola era ospite della famiglia Ciontoli e quella tragica sera in casa c’era una persona adulta, Antonio, che ha gestito in prima persona tutta la situazione, dal principio alla fine. Viola non poteva prendere iniziative, soprattutto in considerazione del fatto che non aveva capito ciò che realmente era successo. Credo che ci sia voluto un po’ di tempo prima di realizzare che c’era stato uno sparo. Mia figlia non è stata testimone oculare di quanto accaduto. Lo ripeto: qualsiasi persona ospite a casa di qualcun altro non prende iniziative”.

 Chi parla, per la prima volta e in esclusiva a Giallo, è l’architetto Marco Giorgini, papà di Viola, la ragazza di Roma che la sera del 17 maggio si trovava nella villa di Ladispoli dove fu ucciso Marco Vannini. Il bagnino di 20 anni fu ferito a morte da un proiettile esploso dalla pistola di Antonio Ciontoli, 48 anni, il padre della sua fidanzata Martina. Il medico legale incaricato di eseguire l’autopsia sul corpo della vittima ha stabilito che se quella maledetta sera le cinque persone presenti nella villetta di Ladispoli avessero avvertito subito i soccorsi, e non dopo quasi due ore, Marco si sarebbe potuto salvare. Antonio Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo, i figli Martina e Federico Ciontoli, e la fidanzata di quest’ultimo, Viola Giorgini, sono tutti indagati dalla Procura di Civitavecchia per omicidio volontario.

Come ricorderete, Antonio Ciontoli si è auto accusato del delitto, dicendo di aver sparato per errore mentre maneggiava la sua pistola all’interno del bagno. Una versione smentita dalle perizie balistiche. Eppure Marco Giorgini è convinto che Ciontoli abbia detto la verità. Ci dice il papà di Viola: «Si è trattato di un incidente, causato da un’unica persona, che si è assunta l’intera responsabilità dell’accaduto. I ragazzi non sanno neppure che cosa sia una pistola. A casa mia non ci sono armi. Da padre ho parlato con mia figlia. Ho creduto a tutto quello che mi ha raccontato. Le stesse risposte che ha dato a me le ha fornite ai magistrati, i quali hanno raccolto sufficienti elementi per arrivare alle loro conclusioni, che presto conosceremo. Viola sta male psicologicamente. È distrutta, e questa aggressione mediatica non ha fatto altro che peggiorare le cose». Avete letto? Giorgini dice che l’unico responsabile è Antonio Ciontoli, ma gli inquirenti, negli ultimi giorni, stanno concentrando le loro attenzioni sulla figlia del militare, Martina, la fidanzata di Vannini. Perché? Hanno in mano un nuovo indizio contro di lei?

“NON TELEFONERÒ AI GENITORI DI MARCO” Ma torniamo all’architetto Giorgini. All’uomo ricordiamo che i genitori di Marco si sarebbero aspettati da loro un chiarimento. Invece, nei sei mesi trascorsi dalla sera dell’omicidio non hanno ricevuto nemmeno una telefonata. Solo un mazzo di fiori fatto recapitare da un fattorino. Ribatte il papà di Viola: «Tutto questo clamore mi ha fatto molto male. Siamo addolorati per ciò che è accaduto, ma anche allibiti di fronte all’attacco mediatico che abbiamo subito da tutti, anche da parte della famiglia di Marco. Se c’è bisogno di aiuto, noi siamo qui, ma non ho alcuna intenzione di chiamare i genitori del ragazzo, con cui non c’è più alcun rapporto». Insomma, secondo Marco Giorgini la “pressione” esercitata dai giornali e dalle televisioni, che giustamente si sono occupati di uno sconvolgente fatto di cronaca, avrebbe rovinato i rapporti tra la sua famiglia e quella di Marco.

Ovviamente non la pensano allo stesso modo Valerio Vannini e Marina Conte, i genitori della vittima. Messa a conoscenza di quanto ci ha detto il papà di Viola, mamma Marina si indigna ancora di più. Dice Marina: «Io volevo bene a quelle persone, anche alla famiglia Giorgini. Ma siamo stati traditi anche da loro. Avremmo dovuto far finta di nulla? Lo ripeto ancora una volta: non mi fermerò fino a quando non sarà stato chiarito cosa sia accaduto quella maledetta sera a casa dei Ciontoli. Andrò avanti fino a quando non vedrò in carcere i responsabili. Sono state dette troppe bugie. Mio figlio è stato lasciato morire dissanguato affinché non potesse raccontare la verità». Marina fa una pausa e per qualche secondo smette di parlare. Oltre a uno straziante dolore,
prova un sentimento di profonda rabbia. Poi si fa forza e aggiunge: «Né io né mio marito abbiamo “processato” qualcuno.

Credo sia normale che due genitori si interroghino su come sia morto il figlio e perché non sia stato soccorso subito ma lasciato agonizzante per due ore. Parlare con i giornali è servito a non far passare l’omicidio di mio figlio come un incidente. In tutte le occasioni in cui ho parlato con la stampa o in tv, ci siamo limitati a riportare i fatti al fine di far emergere la verità. Quella verità che qualcuno ha cercato in tutti i modi di nascondere per mesi. È assurdo che i responsabili della morte di Marco ora si lamentino per le accuse mosse nei loro confronti. Se lo avessero soccorso, oggi non ci sarebbe alcuna pressione mediatica nei loro confronti.

Il papà di Viola dice che la figlia non ha fatto nulla per salvare Marco perché era ospite a casa di altre persone? Io gli rispondo che se fosse successa la stessa cosa a lei, mio figlio si sarebbe fatto in quattro per salvarle la vita. È comodo addossare tutte le colpe su Ciontoli: è una strategia ben precisa e concordata, finalizzata a escludere le altre quattro persone dalle loro responsabilità, che invece sono gravissime. Ma non si illudano: tutti e cinque pagheranno per le loro colpe, sia di fronte alla giustizia terrena che di fronte a quella divina. Infine, non accetto di sentire che Viola e Federico sono solo dei ragazzi. Stiamo parlando di persone maggiorenni, non di bambini. Avrebbero potuto fare qualcosa per il mio caro Marco. Se sono stanchi di quello che loro chiamano “clamore mediatico”, allora raccontino una volta per tutte la verità su quel tragico 17 maggio. I riflettori si spegnerebbero immediatamente e noi avremmo finalmente giustizia».

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