Omicidio Marco Vannini: Quando partì il colpo, sulla scena del delitto c’era anche Martina, la sua fidanzata

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Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore Togli ’sta pistola, non si scherza con le pistole”. Con queste drammatiche parole Marco Vannini si rivolse al suocero Antonio Ciontoli poco prima che l’uomo facesse fuoco con la sua Beretta calibro 9, uccidendolo. Un tragico scherzo finito nel sangue. Nonostante l’implorazione del povero Marco, terrorizzato dall’arma che Ciontoli gli puntava addosso, il militare perseverò nel suo assurdo “gioco”. Pochi secondi dopo, infatti, dalla Beretta partì un colpo che centrò in pieno lo sfortunato ragazzo. Il dramma si è consumato sotto lo sguardo impassibile di Martina, figlia di Antonio e fidanzata di Marco. Come emerge nei fascicoli di chiusura delle indagini, infatti, Martina era presente sulla scena del delitto, avvenuto il 17 maggio a Ladispoli, in provincia di Roma.

È stata proprio la ragazza, intercettata attraverso le microspie, a consentire agli investigatori di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Martina, il 18 maggio, confidò ogni dettaglio circa l’omicidio a Viola Giorgini, fidanzata di suo fratello Federico. Viola, infatti, era in casa la sera del delitto, ma al piano inferiore. Insieme con loro c’era anche Maria Pezzillo, moglie di Antonio e mamma di Martina e Federico. Martina aveva sempre negato di fronte ai giudici di essere stata vicina a Marco nelle drammatiche fasi dell’omicidio. Una bugia smascherata dalle intercettazioni audio e video captate dagli investigatori la mattina successiva al delitto nella sala d’attesa della caserma dei carabinieri di Civitavecchia.

ALZO IL BRACCIO COME PER PROTEGGERSI In quella occasione Martina confidò alla cognata Viola come fossero andate effettivamente le cose. Disse che mentre si trovava in bagno con il fidanzato, all’improvviso entrò nella stanza suo padre. L’uomo puntò la pistola contro Marco, il quale, spaventato, gli chiese di non scherzare con un’arma. Martina aggiunse che Marco alzò il braccio sinistro facendo un movimento simile a quello che si fa “per scacciare una mosca”. Il ragazzo era terrorizzato e implorava il suocero di porre fine a uno scherzo di cattivissimo gusto e, soprattutto, pericoloso. Fu in quell’istante che dalla Beretta partì il proiettile che si conficcò proprio sotto il braccio sinistro di Marco.

Il giovane cadde a terra in un lago di sangue. A questo punto ci si chiede: perché in tutti gli interrogatori gli indagati hanno sempre sostenuto di non essersi resi conto della gravità della situazione quando dalle intercettazione emerge il contrario? Sentite cosa disse Martina a Viola: «Il proiettile non è uscito fuori… Sembrava come una ciste». Anche Federico fu intercettato mentre diceva: «Il proiettile ha perforato la spina dorsale». In altre parole, tutte le persone presenti in casa erano consapevoli delle gravi condizioni in cui versava Marco. Eppure, per ben due ore, non mossero un dito per salvarlo. I soccorsi, infatti, furono chiamati con notevole ritardo. Dalle intercettazioni, inoltre, emerge come i componenti della famiglia Ciontoli si fossero confrontati circa le cose da dire agli investigatori. «Ma tu cosa hai detto della pistola? Dove hai detto che l’hai presa?», si sente in una di queste intercettazioni. Dalle conversazioni registrate emerge chiaramente l’intenzione da parte degli indagati di concordare una versione comune.

Ma c’è un altro particolare strano di cui siamo venuti a conoscenza. Riguarda sempre la mattina successiva al delitto, quando i Ciontoli furono convocati in caserma. Nonostante Antonio Ciontoli avesse appena ucciso Marco, sua figlia Martina non sembrava affatto turbata da quanto accaduto poche ore prima sotto i suoi occhi. In un video, registrato di nascosto, si vede la ragazza dare un bacio al padre e pettinarlo affettuosamente.

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