Omicidio Roberta Ragusa: L’assassino della donna è libero, Loris Gozi è in carcere

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Fonte: Settimanale Giallo di Paolo Ferrari – L’hanno rinchiuso in carcere per un fatto avvenuto molti anni fa. Dopo tanto tempo, Loris pensava di aver già ampiamente dimostrato tutto il suo senso di giustizia e di essersi comportato da cittadino modello. Eppure, l’hanno arrestato. Sono stato a trovarlo in cella: è molto abbattuto, non se lo aspettava. Sta vivendo un incubo”. A parlare con Giallo è Antonio Cozza, l’avvocato di Loris Gozi, 38 anni, il supertestimone del caso di Roberta Ragusa.

Nei giorni scorsi i carabinieri si sono presentati a casa dell’uomo e l’hanno arrestato per un piccolo furto commesso in centro a Pisa nel lontano 2008. La notizia ha sorpreso tutti. Non solo perché l’arresto è arrivato a distanza di tanto tempo, ma anche perché in tutti questi anni Gozi ha avuto il coraggio di esporsi e di schierarsi al fianco degli inquirenti nel ruolo di testimone chiave in un’indagine per omicidio. Parliamo del giallo di Roberta Ragusa, un mistero che da quasi quattro anni sconvolge tutta Italia. La donna, 45 anni, scomparve nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dalla sua villa di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa.

Un anno dopo, Loris Gozi, suo vicino di casa, aveva trovato la forza di raccontare agli inquirenti quello che aveva visto quella tragica notte. Disse di aver notato per ben due volte il marito della donna, Antonio Logli, in strada in un orario in cui l’uomo ha sempre detto di essere a letto a dormire. Durante uno dei due avvistamenti, Gozi disse anche di aver visto Logli litigare con una donna, presumibilmente Roberta, e costringerla con la forza a entrare in macchina. A partire dal racconto del supertestimone, gli investigatori ipotizzarono che la donna fosse stata uccisa dal marito proprio dopo quel violento litigio. In assenza di altre prove, però, almeno secondo la valutazione dei giudici, lo scorso marzo Antonio Logli è stato prosciolto da ogni accusa.

«IN CARCERE PERCHÉ NON HA UN LAVORO» È bene chiarire che l’arresto di Loris Gozi non c’entra niente con la scomparsa di Roberta. Il supertestimone, giostraio di origini reggiane e appartenente all’etnia sinti, i nomadi italiani, era stato denunciato per furto pluriaggravato dalla violenza sulle cose dopo aver spaccato il finestrino dell’auto di una turista, portando via un computer portatile. La vicenda si era conclusa nell’aprile 2013 con una condanna a tre anni di carcere. Dopo la sentenza di primo grado, Gozi e il suo legale dell’epoca non si erano più occupati del verdetto e, in assenza di ricorsi in appello, la pena è diventata esecutiva.

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