Omicidio Sarah Scazzi, Ivano Russo indagato per false dichiarazioni

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Non so se voglio parlare. Prima I di tutta questa storia avevo il difetto di fidarmi troppo, di tutti. Ora invece non mi fido più di nessuno». Incontro Ivano sulla strada principale di Avetrana e il primo approccio non è dei migliori. Sguardo amareggiato, lunghi sospiri che alternano frasi di rabbia – contro «la Giustizia che in Italia non esiste perché un povero cristiano come me viene messo in mezzo senza colpe» – e momenti di fragilità di un giovane uomo al suo quinto anno di calvario.

Il giallo di Avetrana è così: quando ti copre con le sue ombre non te ne liberi più.

Un percorso tutto in salita, considerato che Ivano si ritrova indagato – e rischia a breve di essere rinviato a giudizio – per falsa testimonianza e false dichiarazioni. Troppe bugie.

In sintesi: quel 26 agosto in cui Sarah Scazzi ha perso la vita, secondo la Procura di Taranto non sarebbe rimasto a casa fino alle cinque del pomeriggio, come ha raccontato. E non è vero, aggiungono ancora i pm, che aveva lasciato il telefonino in auto fino a quell’ora. Accuse che lo fanno infuriare. E allora decide di parlare, dopo più di un anno di silenzio.

Ivano, secondo i magistrati hai mentito su quel giorno. Quale è la tua verità?

«Quella che ho sempre detto, ed è la verità che riuscirò a dimostrare anche a processo. Ripeto: sono stato a casa fino alle cinque».

Eppure c’è una intercettazione ambientale in cui in sostanza tu dici: «Se ti chiedono qualcosa tu devi dire: “Mio figlio a quell’ora stava dormendo’’», come se non fosse stata quella la realtà dei fatti.

«Quando si analizza un’intercettazione bisognerebbe farlo ascoltandola tutta, qui purtroppo ne viene estrapolata una parte e strumentalizzata.

È una frase rubata in auto mentre andavo con mia madre in Procura. Io le ho detto: “Se non ricordi una cosa bene è meglio non dirla, perché altrimenti puoi pure finire per mettermi nei guai. Dilla solo se sei sicura”, niente di più».

Sei sempre rimasto in casa?

«Sì assolutamente».

Ecco, in casa secondo la Procura c’era anche il tuo telefonino quel giorno, perché tua madre ha detto di averlo sentito suonare. Tu invece hai sempre sostenuto di averlo dimenticato in auto.

«Mia madre si è confusa e vi spiego anche perché: la suoneria del telefonino per i messaggi era breve e poco forte, quella delle chiamate era invece lunga e molto alta.

E allora… Come è possibile che mia madre abbia sentito solo un messaggio arrivare e non si sarebbe invece accorta di tante telefonate senza risposta, con molti squilli e dal volume altissimo?

Semplice, perché ha confuso il giorno.

Quel 26 agosto il telefonino era in auto».

Una persona sostiene che tu le avresti confidato che quel giorno in realtà sei uscito di casa, per andare a comprare le sigarette.

«A quanto mi risulta questa persona è la donna con cui ho avuto un figlio e con cui purtroppo ci sono state denunce incrociate a partire dal dicembre 2013. Quello che non mi spiego è come mai lei stessa mi ha prima difeso in tutte le maniere, anche pubblicamente, quando eravamo assieme, e poi ha cambiato idea. Strano caso. Rilascia delle dichiarazioni nel gennaio 2014, quattro anni dopo il fatto. Perché ha iniziato ad attaccarmi solo dopo i problemi tra noi? Sono dichiarazioni strumentali, per infangarmi? Credo che provvedere) a denunciarla per calunnia. La verità è che se qualcuno vuole farmi del male purtroppo sa che io sono vulnerabile su un punto. Ma il tempo mi darà sempre ragione, vedrai».

Tu ora come stai?

«Male, la mia famiglia è distrutta, sono finiti indagati persino mia madre, mio fratello, la compagna. E la mia immagine è andata distrutta, riesco con difficoltà a trovare lavoro».

La tua immagine è quella delTAlain Delon di Avetrana”?

«Sono tante immagini: all’inizio ero il primo sospettato, “il cuoco Ivano”. Poi sono passato allAlain Delon di Avetrana.

Poi ancora per i pm sono diventato il movente di un delitto. Ora mi accusano di falsa testimonianza. Dove arriveremo?».

Tu quel giorno non hai visto Sabrina e Sara?

«Erano giorni che non le vedevo. Avevo chiuso i rapporti con Sabrina e ci sono telefonate e messaggi a provarlo. Che senso avrebbe avuto incontrarla quel giorno? Cosa avrei dovuto chiarire?». Finita l’intervista Ivano torna sereno. Si dice fiducioso per il futuro, ma amareggiato per il comportamento della sua ex compagna. Io la raggiungo telefonicamente: si difende, dicendo di non essere lei la “testimone chiave” contro di lui. Per lei non ci sarebbe alcuna confidenza fatta da Ivano su quel giorno. Dice di non aver mai parlato con i pm di questa storia. Ma il verbale che pubblichiamo la smentisce.

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