Omicidio Teresa e Trifone: Giosuè Ruotolo è uscito di casa quella sera e al ritorno si è cambiato gli abiti

Sì, lo ammetto: la sera del 17 marzo, tra le 19.30 e le 19.45, ho visto Giosuè Ruotolo uscire dal nostro appartamento. Ricordo di essere rimasto sorpreso poiché non era solito uscire da solo a quell’ora. Pertanto gli ho chiesto dove stesse andando e lui mi ha risposto: “Fatti i c… tuoi”. Quando l’ho rivisto si era sicuramente cambiato la tuta”. Questa è l’importantissima confessione resa agli inquirenti da Daniele Renna, 28 anni, uno dei coinquilini di Giosuè Ruotolo, unico indagato per la morte di Teresa Costanza e Trifone Ragone, i fidanzati uccisi a Pordenone intorno alle 20 del 17 marzo scorso. Una confessione arrivata solo ora, dopo sei lunghi mesi di bugie. Queste sconvolgenti parole sono contenute nei verbali di interrogatorio che Giallo pubblica in esclusiva. Oltre a Daniele Renna, gli inquirenti hanno sentito anche l’altro coinquilino di Giosuè.

Si chiama Sergio Romano, ha 28 anni e anche lui ha fornito elementi molto utili alle indagini. I due ragazzi vengono ascoltati due volte a due giorni di distanza, una volta il 21 settembre e un’altra volta il 23. Il 21 settembre mentono ancora. Il 23, invece, finalmente confessano. Gli inquirenti, infatti, solo quel giorno mostrano loro le immagini delle telecamere che riprendono l’auto di Giosuè Ruotolo, un’Audi grigia, sul luogo del delitto all’ora del delitto. I due coinquilini sono così costretti a dire la verità. Cominciamo allora proprio dalle dichiarazioni di Sergio Romano e vediamo come il ragazzo cambia versione. È il 21 settembre. I carabinieri prima gli chiedono se ci siano mai stati screzi tra loro e Trifone. Risponde Romano: «Quando Trifone abitava con noi, invitava spesso ragazze in camera sua… Rimanevano in stanza fino a tarda notte facendo dei rumori che ci impedivano di dormire.

Negli ultimi mesi avevamo anche pensato di cambiare abitazione». Quindi la vita in casa non era affatto serena. Gli inquirenti chiedono poi cosa abbia fatto la sera del 17 marzo e Romano mente: «Ricordo di aver giocato con Ruotolo a un videogame on line dalle 17.50 alle 19.55, ognuno nella propria stanza». Il 23 settembre, due giorni dopo, i carabinieri lo chiamano ancora e, come vi dicevamo, gli mostrano le immagini dell’auto di Ruotolo. Finalmente Sergio ammette: «Sicuramente dopo le 19 Ruotolo ha lasciato l’appartamento… L’ho visto dalla finestra. Non riesco a capire come possa essere stato on line ed essere uscito di casa, ma di una cosa sono certo: la sera dell’omicidio, dopo le 19, è uscito…

Nei giorni successivi mi disse di essere stato in auto per sbrigare delle pratiche assicurative». Al compagno di casa, dunque, Ruotolo non dice quello che sostiene ora, cioè di essere andato in palestra, di non aver trovato parcheggio e di essersi poi spostato al parco di San Valentino per fare una corsa. Perché? Come mai all’indomani del delitto parla di pratiche assicurative e non fa cenno alla palestra? Aggiunge Sergio: «Non ricordo di aver visto Giosuè cenare la sera del 17 marzo. Nei giorni successivi gli chiesi quando cenò e lui mi rispose che cenò tardi, tra le 21 e le 21.30. Questo fatto l’ho reputato strano, perché lui è solito cenare tra le 19.15 e le 19.30». Poi Sergio descrive Giosuè agli inquirenti. Dice: «È una persona introversa. So che la sua fidanzata ha un grave problema fisico. Lui passava sere, e a volte notti intere, a piangere al telefono con lei, i mesi prima e i mesi dopo il delitto. Era sempre molto triste».

SMISE DI FREQUENTARE QUEL PALAZZETTO
Anche Daniele Renna viene chiamato dai carabinieri due volte a due giorni di distanza. Il 21 settembre dice:«So che Ruotolo frequentava la palestra del palazzetto, la medesima di Trifone. Dopo l’omicidio, Ruotolo cambiò palestra poiché gli ricordava l’amico e anche perché la struttura era frequentata da persone poco raccomandabili». Come Romano, anche lui due giorni dopo, davanti alle foto dell’auto di Ruotolo, finalmente confessa: «Mi sono ricordato che la sera del 17 marzo, sicuramente tra le 19.30 e le 19.45, mentre mi trovavo in cucina, ho visto Giosuè vicino alla porta d’ingresso, intento a uscire dall’appartamento. Ricordo di essere rimasto sorpreso poiché Giosuè non era solito uscire da solo in quell’orario e pertanto di avergli chiesto dove stesse andando. Giosuè mi rispose dicendomi: “Fatti i c… tuoi”, per poi uscire.

Indossava una tuta da ginnastica scura. Confermo che non era abitudine di Giosuè uscire in quell’orario. Giosuè, di lunedì, mercoledì e venerdì, torna a casa dalla palestra alle 19-19.15 circa per poi rimanere nell’abitazione. Di martedì e giovedì, invece, una volta tornato a casa vi rimane fino al giorno dopo per tornare al lavoro. Quel 17 marzo era un martedì: trovo strano che lui uscisse di casa a quell’ora. Quando ricevetti il messaggio che mi informava del fatto di cronaca (la morte di Teresa e Trifone), ho chiamato Giosuè in camera perché lo leggesse. Ritengo potessero essere le 22.45, 22.50. In quel frangente indossava un paio di pantaloni della tuta e una maglietta bianca. Di certo non era quella che gli ho visto addosso quando è uscito di casa tra le 19.30 e le 19.45». A questo punto gli inquirenti gli chiedono perché non lo abbia detto prima. E lui: «Avevo paura che destasse sospetti nei suoi confronti… Nei giorni successivi ho detto scherzando a Giosuè: “Guarda che proprio tu dalle 19.30 in poi non eri a casa. Dove sei andato? Non è che sei stato tu?” Non volevo offenderlo, infatti abbiamo riso…».

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