Omicidio Trifone e Teresa: Giosuè Ruotolo, indagato per la morte dei fidanzati a Pordenone, sono emersi nuovi indizi

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore – Giosuè mi ha detto che la sua fidanzata Rosaria ha un grave problema di salute. Una volta mi riferì che aveva avuto un infarto, ma so per certo che la ragazza due giorni dopo era in università per fare un esame. Strano. Come se quelle che mi aveva detto Giosuè fossero state stupidaggini guaribili in uno o due giorni…”. Chi parla è Sergio Romano, 28 anni, uno dei due coinquilini di Giosuè Ruotolo, il giovane indagato per il duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza avvenuto a Pordenone il 17 marzo scorso.

Le parole che Romano riferisce agli inquirenti durante uno degli interrogatori di settembre sono importanti perché riguardano il rapporto tra Giosuè e la sua fidanzata Rosaria. Una relazione che il testimone descrive come “strana e problematica’! Gli investigatori vogliono conoscere ogni risvolto del rapporto tra l’indagato e la sua compagna perché ipotizzano che dietro al duplice omicidio possa nascondersi un movente di natura passionale. Scavando nella vita di coppia, infatti, potrebbero emergere dettagli molto utili alle indagini. Non è un caso quindi, come leggerete più avanti, che gli investigatori chiedano sia a Romano sia a Daniele Renna, 28 anni, l’altro coinquilino di Ruotolo, se in passato ci furono contatti tra le loro fidanzate e Trifone.

Per il momento, però, concentriamoci sulla testimonianza resa da Sergio Romano ai carabinieri di Pordenone. Come vi abbiamo rivelato sullo scorso numero di Giallo, Sergio Romano, dopo sei mesi, finalmente si decide a raccontare la verità e ammette di aver visto Ruotolo uscire di casa la sera del delitto. Ma nell’interrogatorio aggiunge altri particolari. Dice: «Giosuè ha dei problemi famigliari, che alle volte usa per scusare certi suoi modi di porsi. So che la fidanzata ha un grave problema fisico. Rosaria ha una sorta di ematoma in testa, conseguenza di una caduta in bagno. Da quanto riferitomi dal fidanzato, tale patologia la porta a dei coma. Giosuè, in tali frangenti, ha passato delle giornate e delle nottate intere al telefono con la fidanzata che, aiutata dalla sorella, le faceva ascoltare la voce di Giosuè… Tante volte lo udivamo piangere nella sua camera.

Questa confidenza ricevuta da Giosuè non è stata immediata, nel senso che io e Daniele l’abbiamo appresa quasi costringendolo a parlarci, vedendolo sempre triste e chiuso in se stesso. In quel periodo non ci si poteva parlare. Vi devo confidare anche un’altra cosa appresa dalla mia fidanzata Annalisa: chattando, ha saputo che probabilmente l’ematoma di cui vi ho parlato è stata la conseguenza di una violenza. Nel corso del tempo, però, ho anche capito che Giosuè e Rosaria non sono delle persone affidabili, né credibili, in quanto per qualsiasi cosa c’erano delle versioni discordanti. Vi faccio un esempio: c’è stata un’occasione tra le tante nella quale Giosuè mi disse che Rosaria era stata ricoverata all’ospedale per un infarto, altre volte perché non vedeva o non deambulava o perché era in coma. Se non il giorno seguente, due o tre giorni dopo, Annalisa sentendosi telefonicamente con Rosaria veniva a sapere che Rosaria stava sostenendo un esame all’università, o stava andando in palestra, come se quelle che mi aveva detto Giosuè fossero state stupidaggini guaribili in uno o due giorni.

Non capivo e non ho mai capito come due o tre giorni prima Giosuè potesse rimanere al telefono e piangere per la situazione di salute della fidanzata Rosaria e poi comportarsi come se avesse avuto una banale influenza. Questo accadeva qualche mese prima dell’omicidio e qualche mese dopo lo stesso». Aggiunge Sergio: «Dovendo descrivere il carattere di Ruotolo, posso dire che si tratta di una persona suscettibile, che non sta agli scherzi, abbastanza introversa, permaloso, attento ai soldi e ai prestiti effettuati».

Dunque quelle di Rosaria erano solo fantasie? La ragazza ha riferito al fidanzato altri particolari che possono averlo spinto a mettere in atto una spietata vendetta? Saranno gli inquirenti a dare una risposta a questi inquietanti interrogativi. Nel frattempo Giallo è venuto a conoscenza di un altro particolare sulla vicenda: Rosaria era molto gelosa di una soldatessa che lavorava nella stessa caserma di Giosuè. La ragazza aveva “messo in guardia” il fidanzato da questa misteriosa ammiratrice, cercando di allontanarlo da lei e inventandosi di essere stata da lei addirittura molestata. Per il momento si tratta solo di un’indiscrezione, sulla quale gli inquirenti stanno facendo le opportune verifiche. Ma non è tutto. Nell’ultimo interrogatorio, gli inquirenti gli hanno chiesto: «Lei è a conoscenza di tradimenti da parte della sua fidanzata?» e lui ha risposto: «Sì, l’ho appreso da qualche giorno». Con chi è stato tradito, Giosuè? E quando? Può aver sospettato di Trifone? E forse i suoi pianti notturni non erano dovuti alla fantomatica malattia della fidanzata ma, più banalmente, a litigi tra loro?

HANNO MENTITO PER SEI MESI: PERCHÉ? Gli inquirenti, dunque, sono sempre più convinti che dietro al duplice delitto si nascondano gelosie e rancori. Come dicevamo prima, nel corso degli interrogatori, ai coinquilini sono state rivolte domande circa i rapporti tra le loro fidanzate e Trifone Ra- gone. Le versioni dei due ragazzi sono discordanti: per Romano Trifone conosceva Rosaria, secondo Renna no. A Romano è stato chiesto: «La sua fidanzata ha mai avuto modo di conoscere Trifone? Le ha mai fatto delle confidenze su di lui?». Ha risposto così: «Sì, ho fatto conoscere Trifone ad Annalisa. Lui era molto gentile nei suoi confronti… Anche le fidanzate di Ruotolo e Renna lo hanno conosciuto… Che io sappia la fidanzata di Giosuè è venuta a Pordenone solo una volta». Alle stesse domande, Daniele Renna ha risposto: «Non mi risulta che Trifone avesse interesse verso le ragazze di Romano e Ruotolo per il semplice fatto che non si sono mai conosciuti personalmente.

La mia fidanzata non è mai stata oggetto di attenzioni da parte di Trifone». Resta comunque il fatto che i due coinquilini hanno mentito per sei mesi, negando di sapere che Ruotolo fosse uscito di casa all’ora del delitto. Ma Romano e Renna erano ben consapevoli di quanto fosse strana quella uscita di Ruotolo. Sentite ancora Sergio Romano: «Mi sembra che non fosse mai successo in precedenza che lui uscisse di casa a quell’ora senza dirci il motivo. Aggiungo che qualche giorno dopo il delitto, proprio in relazione a quello che avevo visto quella sera, ho fatto una battuta in tono scherzoso con Giosuè dicendogli: “Giosuè, ma alla fine scherzando scherzando, io ho capito che sei sceso quel giorno. Ma fusse state tu?” Giosuè mi rispose: “Sergì, fusse pazz, ma che vai dicendo. Ma quando mai…”».

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