Omicidio Trifone e Teresa: spunta un nuovo dettaglio che potrebbe aggravare la posizione di Giosuè Ruotolo

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore Tra gli effetti personali contenuti nello zaino di cui Giosuè Ruotolo ha denunciato il furto il giorno dopo essere stato indagato per il duplice omicidio, c’era anche una felpa, che in qualche modo potrebbe aver a che fare con il delitto per cui è indagato”. È questa la clamorosa indiscrezione raccolta da Giallo in relazione all’inchiesta sull’omicidio di Teresa e Trifone, la coppia di fidanzati freddata il 17 marzo scorso davanti al palazzetto dello sport di Pordenone. L’unico indagato, fino a questo momento, resta Giosuè Ruotolo, 26 anni, militare originario di Somma Vesuviana, commilitone ed ex coinquilino di Trifone.

Gli inquirenti sono arrivati a Ruotolo dopo aver acquisito i filmati delle telecamere che circondano il palazzetto. Poco dopo il duplice omicidio, l’Audi A3 grigia del ragazzo è stata immortalata prima nei pressi del parco di San Valentino e poi, dopo circa sette minuti, è stata inquadrata da un’altra telecamera posizionata a poche centinaia di metri di distanza. Per compiere quel breve tratto di strada in auto, sette minuti sono davvero troppi. A partire da questo sospetto, gli investigatori erano riusciti a ritrovare l’arma del delitto in fondo al laghetto del parco. Il tempo perso da Ruotolo, dunque, si spiegherebbe proprio in questo modo: passando dal parco, si sarebbe fermato per liberarsi della pistola e solo dopo qualche minuto sarebbe ripartito verso casa.

Ebbene, durante l’omicidio e la successiva fuga, Ruotolo avrebbe indossato la felpa su cui in questi giorni si stanno concentrando le indagini. Come vi abbiamo rivelato nelle scorse settimane, il 24 settembre scorso, ovvero il giorno dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati, Giosuè Ruotolo presentò una denuncia alle forze dell’ordine in cui dichiarava di essere stato derubato di uno zaino. Quel giorno il ragazzo aveva preso un treno per tornare dai suoi familiari a Somma Vesuviana. Proprio sul treno, sulla tratta tra Pordenone e Mestre, sarebbe avvenuto il misterioso furto del suo zaino militare. All’interno, secondo quando denunciato dal giovane, c’erano poche cose.

Un paio di occhiali, un paio di pantaloni, una tessera telefonica sulla quale i carabinieri hanno già effettuato gli accertamenti e, appunto, la famosa felpa che avrebbe indossato la sera dell’omicidio. È soltanto una strana coincidenza o un chiaro tentativo di sbarazzarsi di una prova? Se Giosuè Ruotolo fosse davvero l’assassino di Teresa e Trifone, si tratterebbe di un indizio importantissimo. Su quella felpa si sarebbero potute conservare intatte diverse tracce di polvere da sparo, se non addirittura di sangue. Peccato che quell’indumento non potrà mai essere analizzato dai carabinieri dei Ris di Parma. Perché, dice Ruotolo, nel frattempo qualcuno l’avrebbe rubato.

LA TESTIMONIANZA DEI COINQUILINI Per risolvere il mistero della felpa, potrebbero risultare fondamentali le dichiarazioni di Sergio Romano e Daniele Renna, i due coinquilini di Ruotolo nell’appartamento di via Colombo 9 a Pordenone. Per sei lunghi mesi i due amici avevano coperto l’indagato. Poi, dopo il ritrovamento della pistola e l’acquisizione delle immagini delle telecamere, hanno deciso di parlare. Così i due commilitoni hanno riferito ai carabinieri che la sera in cui Teresa Costanza e Trifone Ragone sono stati uccisi con 6 colpi di pistola nel parcheggio della palestra, Ruotolo non era in casa. A quell’ora, dunque, il ragazzo era fuori casa e molto probabilmente indossava ancora la felpa del mistero.

IL MISTERO DEI PANTALONI DELLA TUTA Ma non è tutto. Nei minuti in cui è avvenuto il delitto, Giosuè Ruotolo, oltre alla felpa, indossava anche i pantaloni di una tuta in tessuto acetato. Poi era rientrato a casa, dove ad attenderlo c’erano i due coinquilini. Appresa la notizia dell’omicidio, tutti e tre erano usciti di nuovo per recarsi sul luogo del delitto. In questo momento, cioè in occasione della seconda uscita, Giosuè Ruotolo non indossava più la tuta in tessuto acetato, ma un altro paio di pantaloni. A descrivere questo misterioso cambio di ab bigliamento sono stati ancora una volta i due amici di Ruotolo. Come si può leggere negli stralci dell’interrogatorio che riportiamo fedelmente in queste pagine, i due coinquilini sono stati molto chiari. A uno dei due testimoni, gli inquirenti hanno chiesto: «Si ricorda come era vestito, dettagliatamente Giosuè Ruotolo, nel momento in cui usciva di casa?».

Gli inquirenti, in questo caso, si riferiscono alla prima uscita, quando Ruotolo si sarebbe recato da solo verso la palestra per uccidere. Ecco la risposta del coinquilino: «Sì, ricordo che era vestito con una tuta ginnica di colore scuro, sintetica in tessuto acetato, senza giubbotto, ed armeggiava con delle chiavi che però non riconoscevo». Poi gli inquirenti chiedono: «E si ricorda come era vestito Giosuè Ruotolo quando uscivate di casa per il sopralluogo?». Questa volta gli investigatori vogliono sapere quali vestiti indossava Ruotolo quando uscì con i due amici dopo aver saputo della tragedia. Risposta del coinquilino: «Ricordo che Giosuè indossava un giubbotto tipo bomber grigio e sicuramente una tuta da ginnastica, che però era diversa rispetto a quella che indossava alle 19.30 circa, quando l’ho visto uscire la prima volta».

Nella sua risposta il testimone parla del giubbotto e dei pantaloni scuri con la striscia bianca che si notano chiaramente nelle foto che potete vedere in queste pagine. Ecco dunque evidenziata l’anomalia: dopo l’omicidio, Giosuè Ruotolo si sarebbe cambiato i vestiti. Prima del delitto, infatti, avrebbe indossato una felpa e un paio di pantaloni in tessuto acetato. La felpa, come abbiamo detto, è quella che a suo dire sarebbe stata rubata sul treno il 23 settembre. E i pantaloni in tessuto acetato? Tra gli abiti sequestrati dagli inquirenti, quei pantaloni sembrerebbe proprio che non ci siano. Dove sono finiti? Questa stessa domanda è stata rivolta dagli investigatori a uno dei coinquilini: «Ha mai più visto la tuta indossata da Ruotolo al momento di uscire di casa alle 19.30 circa di quel 17 marzo 2015?». Risposta: «Non ricordo». Ruotolo nega tutto: «Quando sono tornato a casa la prima volta, non ho cambiato la tuta di acetato scuro, ma ho tolto semplicemente la felpa, rimanendo in T-shirt e pantaloni».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.