Omicidio Trifone e Teresa: Gli inquirenti hanno posto a Giosuè Ruotolo una domanda circa la sua presunta omosessualità

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Lo sa che nell’ambiente militare si vocifera che lei sia omosessuale?”. È questa l’imbarazzante domanda posta dagli inquirenti a Giosuè Ruotolo, il soldato di 26 anni indagato per il duplice omicidio di Trifone Ragone, 28 anni, e della sua fidanzata Teresa Costanza, 30, avvenuto a Pordenone il 17 marzo. Una domanda personale che riguarda la sfera sessuale dell’indagato, il quale ha replicato così: «Non so nulla di queste presunte voci e, soprattutto, non sono omosessuale».

Una risposta lapidaria a un interrogativo che gli inquirenti hanno posto a Ruotolo ipotizzando che dietro al duplice assassinio possa nascondersi un movente di natura passionale. L’indiscrezione circa la presunta omosessualità di Giosuè Ruotolo è stata raccolta all’interno della caserma in cui il militare era di stanza. Ora, infatti, è stato trasferito presso un’altra struttura. Sarebbero stati i suoi ex commilitoni a fare queste importanti confidenze. Gli inquirenti hanno cercato di saperne di più  riguardo a queste voci.

Durante un lungo interrogatorio, infatti, Giosuè sarebbe stato sottoposto a una raffica di domande inerenti la sfera sessuale. Oltre a metterlo al corrente sui dubbi dei commilitoni circa la sua “virilità”, a Ruotolo sono state poste domande riguardanti le abitudini sessuali con la propria compagna, Rosaria Patrone. Gli stessi interrogativi sono stati rivolti alla ragazza nel corso di un altro interrogatorio, durato quasi sei ore e avvenuto a Somma Vesuviana, dove abita.

Anche a lei hanno posto domande intime e imbarazzanti per stabilire se dietro al barbaro agguato alla coppia di fidanzata si celi un movente sentimentale. Per ora, infatti, resta ancora questa l’ipotesi più accreditata. È probabile che le abbiano chiesto anche di alcuni capi di abbigliamento di Giosuè, come la tuta che il soldato avrebbe indossato la sera del 17 marzo, quando è uscito per andare al palasport, e che adesso non si trova… Di Rosaria, fidanzata dell’indagato, abbiamo parlato sul numero della scorsa settimana di Giallo. Gli inquirenti, infatti, stanno cercando un telefono cellulare in uso alla giovane. Perché? Cosa potrebbe nascondersi nella memoria di questo misterioso apparecchio? I carabinieri le hanno chiesto di consegnarlo, ma la ragazza non lo ha fatto, probabilmente perché nel frattempo se n’è liberata.

Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire le abitudini della ragazza e tutti i suoi movimenti relativamente alla sera del delitto perché sospettano che possa avere avuto un ruolo nel duplice omicidio. Gli inquirenti stanno analizzando anche i contenuti del computer della giovane. Nel corso del drammatico interrogatorio le avrebbero posto anche queste domande: «Che cosa le raccontava il suo fidanzato riguardo a Trifone? Lo frequentava ancora? Trifone era motivo di litigi o di invidie? È vero che la sera del delitto non le disse che la coppia era stata assassinata? Che cosa significa quel messaggio inviato su whatsapp che dice “hai fatto qualcosa che non mi hai detto?”».Intanto, il caporalmaggiore Giosuè Ruotolo è tornato in servizio, ma non più nella caserma del 132° Reggimento carri di Cordenons, dove lavorava anche Trifone, bensì alla 132esima Brigata corazzata Ariete, ubicata in via Montereale a Pordenone. Giosuè, così come Trifone, aveva recentemente vinto il concorso per entrare nella Guardia di Finanza. Un sogno che si è infranto nel momento in cui è stato iscritto nel registro degli indagati.

Nei prossimi giorni saranno consegnati i risultati degli esami scientifici eseguiti nei laboratori dei carabinieri del Ris di Parma. Come anticipato da Giallo, resta da chiarire l’origine di una traccia di Dna misto rinvenuta dagli investigatori su alcuni indumenti sequestrati a Giosuè.

La Procura di Pordenone è sicura della colpevolezza di Ruotolo e, stando a indiscrezioni, si apprende che proprio gli inquirenti avrebbero informazioni importantissime sulle quali regna il più stretto riserbo. Informazioni che incastrerebbero Giosuè. Nonostante ciò, l’avvocato penalista Roberto Rigoni Stern, difensore dell’indagato, è sicuro dell’innocenza del proprio assistito. Dice a Giallo: «Sul conto di Giosuè Ruotolo non ci sono elementi così gravi da reggere un’accusa come quella di omicidio volontario. Il mio cliente è sereno e si dice del tutto estraneo all’uccisione di Teresa Costanza e Trifone Ragone».

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