Omicidio Yara Gambirasio: “La comparazione tra il Dna trovato sui vestiti di Yara e quello di Bossetti ha evidenziato piena compatibilità”

 La comparazione del profilo genetico del soggetto di sesso maschile definito ‘Ignoto 1’ con quello ricavato dal materiale biologico presente sul boccaglio dell’etilometro utilizzato da Massimo Bossetti ha evidenziato una piena compatibilità di caratteristiche genetiche, per 21 marcatori. La probabilità di trovare all’interno della popolazione italiana un altro individuo di sesso maschile che casualmente possa condividere le stesse caratteristiche genetiche di Bossetti è di uno su due miliardi di miliardi di miliardi”. Le parole che avete letto sono contenute nella relazione che gli esperti di laboratorio consegnarono alla Procura di Bergamo il 16 giugno 2014, poche ore prima dell’arresto di Massimo Bossetti, 44 anni, il muratore di Mapello rinviato a giudizio  per l’omicidio di Yara  Gambirasio, 13. Come saprete, nei giorni scorsi fi il gup, giudice per l’udienza preliminare, ha  stabilito che il presunto assassino, contro cui ci sono numerosi indizi di colpevolezza, debba subire un processo, che comincerà il 3 luglio prossimo in Corte d’Assise. Durante l’udienza preliminare gli avvocati della difesa avevano chiesto la ripetizione del test del Dna, che al momento resta la prova regina della colpevolezza di Bossetti. Il giudice l’ha respinta (le motivazioni ce le spiega l’avvocato Daniele Bocciolini nel riquadro che vedete sopra). A inchiodare il carpentiere è una traccia biologica, inizialmente attribuita al cosiddetto “Ignoto 1″, t rovata sui vestiti di Yara, la quale appartiene oltre ogni ragionevole dubbio all’imputato.

Una volta scoperto che il Dna isolato sui leggings e sugli slip della ragazzina apparteneva a un figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, l’autista bergamasco morto nel 1999, gli inquirenti, dopo aver sottoposto al test oltre 22mila soggetti, sono risaliti alla mamma di “Ignoto 1”, Ester Arzuffi e, quindi, a suo figlio, Massimo Bossetti. Ma come hanno fatto gli inquirenti a comparare il profilo di “Ignoto 1” con quello di Bossetti? Hanno seguito il muratore per un’intera giornata, sperando che lasciasse una traccia biologica su una tazzina di caffè, una lattina o una botti-ghetta d’acqua. L’uomo, sabato 14 giugno 2014, è andato con la sua famiglia in un centro commerciale alle porte di Bergamo. Alcuni carabinieri, naturalmente in abiti civili, lo hanno pedinato come ombre, ma durante le ore trascorse nel centro commerciale Bossetti non ha bevuto nulla. A questo punto si è deciso di predisporre, per il giorno seguente, un finto controllo stradale con l’etilometro, cioè lo strumento che serve a misurare la quantità di alcol presente nel sangue. Era la sera del 15 giugno. Bossetti è stato fermato al volante della sua auto.

I carabinieri lo hanno invitato a soffiare nel tubo, per due volte, poi lo hanno lasciato andare. La traccia genetica è stata portata la sera stessa nel laboratorio di genetica forense di Pavia, dove il dottor Carlo Prividerè l’ha analizzata. L’esito era positivo: Massimo Bossetti e “Ignoto 1” sono la stessa persona. Ecco cosa ha scritto l’esperto di laboratorio nella sua relazione: «I reperti erano custoditi in una busta di carta e consistevano in due boccagli per etilometro… Venivano allestiti prelievi utilizzando tamponi sterili inumiditi con soluzione fisiologica. Si procedeva all’estrazione del Dna-La comparazione del profilo genetico del soggetto di sesso maschile definito “Ignoto 1” con quello ricavato dal materiale biologico presente sul boccaglio ha evidenziato una piena compatibilità di caratteristiche genetiche per 21 marcatori Str». Che cosa sono i marcatori Str? Ce lo spiega la genetista Marina Baldi: «I marcatori Str (Short Tandem Repeats) sono le sequenze del Dna che vengono analizzate, tipizzate e comparate per stabilire l’identità tra una traccia e il suo proprietario. In altre parole quando parliamo di profilo del Dna, intendiamo proprio l’elenco degli Str, che è tipico di ciascuna persona. Di solito se ne analizzano 16, ma in questo caso, vista la complessità del caso, ne sono stati esaminati di più, proprio per rendere più accurata la comparazione e quindi l’identificazione». I risultati li potete vedere nella tabella a fianco. Una volta consegnata la relazione in Procura, ce stato il blitz nel cantiere di Seriate, avvenuto il 16 giugno. Da quel giorno Bos-setti è in carcere. Nonostante si tratti di una prova inconfutabile, la difesa e la moglie del muratore, Marita Comi, continuano a metterla in dubbio. Eppure la scienza non sbaglia: la traccia trovata dentro ai vestiti di Yara appartiene a Bossetti.

Ce un particolare di cui finora si è parlato poco. Riguarda la possibile arma del delitto. Il 10 dicembre del 2010, infatti, a Mapello, cioè nel paese di residenza di Bossetti, fu ritrovato un coltello da caccia contenuto in un fodero di pelle nera. Il reperto venne consegnato al pubblico ministero Letizia Ruggeri, capo delle indagini, ed entrò nell’inchiesta sulla scomparsa di Yara. Il coltello finì sotto il microscopio degli esperti, i quali però non trovarono tracce utili. È questo coltello l’arma del delitto? È possibile che il killer non vi abbia lasciato impronte perché l’ha impugnato con un guanto oppure perché l’ha ripulito per bene? Difficile che lo sia, perché oltre all’assenza di impronte non risulta che ci fossero tracce di sangue sulla lama. Eppure non lo si può escludere al cento per cento, dal momento che dall’autopsia è emerso che Yara è stata uccisa con un coltello compatibile con quello ritrovato a Mapello, cioè vicino alla casa di Bossetti…

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