Omicidio Yara Gambirasio: La ragazza sali sul furgone di Bossetti, ecco le prove

Fonte: Settimanale Giallo di Laura Marinaro Gli esiti del lavoro di comparazione tra le sfere di metallo trovate sul corpo di Yara e quelle acquisite sull’autocarro di Bossetti supportano l’ipotesi che la ragazzina sia effettivamente salita sul veicolo dell’imputato. Anche le fibre trovate sulla vittima sono compatibili con il tessuto di cui sono fatti i sedili dello stesso furgone”. Lo ha detto il colonnello Giampietro Lago, capo dei Ris di Parma e consulente dell’accusa, durante l’ultima udienza del processo sull’omicidio di Yara Gambirasio, 13 anni, la ragazzina di Brembate Sopra, in provincia di Bergamo, uccisa il 26 novembre di cinque anni fa.

Per il suo omicidio è accusato Massimo Giuseppe Bossetti, 45 anni, contro il quale sono stati trovati numerosi indizi di colpevolezza. Uno di questi riguarda la presenza su Yara di minuscoli frammenti di tessuto e di metallo riconducibili ai sedili del suo Iveco. È la prova, secondo l’accusa, che la ragazzina quel maledetto 26 novembre 2010 salì sul furgone del muratore di Mapello. Il colonnello, interrogato dai giudici, ha spiegato che le microscopiche particelle trovate sui vestiti della ragazzina non potevano essere l’effetto di una contaminazione da parte del terreno dove fu rinvenuto il cadavere. In prossimità del corpo, che come ricorderete fu abbandonato nel campo di Chignolo d’Isola, era evidente la presenza di alcune particelle sferiche come quelle trovate sugli abiti di Yara. Ha spiegato Giampietro Lago in aula: «Poiché intorno al cadavere ce n’erano pochissime, arrivammo alla conclusione che erano state trasferite dal corpo di Yara al terreno circostante, e non viceversa».

SI E SEDUTA SUL SEDILE ACCANTO A BOSSETTI Le sferette, ognuna delle quali ha la dimensione di un granello di sabbia, sono state individuate grazie a uno strumento che le ingrandisce fino a 200mila volte. Sono composte principalmente da ferro, ma in minima parte anche da manganese e da cromo. Ha aggiunto Giampietro Lago: «Ci chiedemmo come una ragazzina di 13 anni, con una vita normale, che andava in palestra e a scuola, potesse avere quelle particelle addosso. Allora sottoponemmo a rilievi quattro suoi coetanei e i loro abiti evidenziarono la presenza di appena nove particelle di questo genere, mentre su Yara ne erano state trovate sull’ordine delle centinaia.

Si passò quindi ad analizzare gli abiti da lavoro di persone che potevano essere entrate in contatto con sferette dello stesso tipo, come operai o tornitori. Ne trovammo migliaia. Successivamente furono eseguiti dei campioni sull’autocarro Iveco di Bossetti, che è un muratore, in particolare sui sedili. L’esito fu clamoroso: cerano le stesse particelle che Yara aveva sui vestiti». Il colonnello Lago ha anche parlato delle fibre considerate compatibili per analisi chimiche, morfologia e composizione con quelle dei sedili del furgone di Bossetti. La maggior parte dei filamenti e delle sfere fu ritrovata sul piumino che la piccola Yara indossava la sera in cui fu adescata davanti alla palestra del suo paese. Altri reperti erano sui suoi leggings.

La difesa di Bossetti ha provato a mettere in discussione questi esami, paventando la possibilità che siano stati oggetto di contaminazione. Ipotesi prontamente respinta dal colonnello Lago. Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, legali del muratore, hanno chiesto se sono state eseguite le comparazioni anche con i sedili dell’auto in uso al papà di Yara e con quelli dell’autobus che la ragazzina prendeva per andare a scuola. La risposta è stata negativa. I legali hanno anche criticato il lavoro degli inquirenti sui video in cui si vede il furgone di Bossetti transitare intorno alla palestra di Brembate poco prima che Yara sparisse.

Ha detto l’avvocato Salvagni: «La comparazione usando il nuovo e moderno sistema “in tre dimensioni” che ha portato al riconoscimento del furgone del mio assistito non è stata effettuata su tutte le telecamere, ma solo su una. Perché?». L’avvocato ha quindi chiesto una copia di tutti i filmati per poterli analizzare meglio. Infine, la difesa ha messo ancora una volta in discussione la validità dell’esame sulla cosiddetta prova regina, il Dna, che ha portato all’individuazione di Bossetti quale presunto killer di Yara.

“IL DNA NON E IN DISCUSSIONE” Nella precedente udienza, infatti, il colonnello Lago si era concentrato sui risultati delle analisi effettuate sul Dna di Bossetti, rinvenuto sui vestiti di Yara. Il carabiniere aveva detto: «Non ci sono dubbi, quel Dna è di Bossetti». La difesa, dicevamo, durante il cosiddetto “controe- same”, ha contestato questi esiti. Il capo dei Ris ha confermato quanto già detto nella precedente udienza: «La soglia di qualità della traccia di “Ignoto 1” sul corpo della vittima è molto alta».
In conclusione, la difesa ha provato ancora una volta a smontare la prova del Dna, ma ne è uscita sconfitta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.