Omicidio Yara Gambirasio, se è stato Bossetti, perché l’ha uccisa? Cosa è accaduto quella sera?

Se vogliamo che la tragedia di Yara Gambirasio non si ripeta, dovremmo iniziare tutti a porci delle domande. A liberarci dalle ipocrisie e a chiederci non solo se è stato Massimo Bossetti a uccidere la giovane ginnasta, se il Dna lasciato sugli indumenti intimi, il furgone Daily Iveco, il taglierino sono davvero suoi. Dovremmo spingerci oltre.

E porci il perché. Se è stato lui perché l’ha uccisa? Cosa è accaduto quella sera? Il percorso è difficile. Le domande sul movente riportano tutte inevitabilmente a un’altra questione rimasta senza risposte certe: Yara conosceva Massimo Bossetti? Appena fuori da scuola Yara avvisa un’amica che nel pomeriggio andrà in palestra per

portare lo stereo. Ne è certa. Non è vero quindi che fu un’uscita casuale. Perché poi si intrattiene in palestra? Quella sera c’erano corsi di bambine più piccole di lei. A quell’età in genere  si guarda ammirati i più grandi. Non il contrario. Fuori un furgone Daily Iveco questo per l’accusa passa e ripassa avanti e indietro per 40 minuti. Se è quello di Bossetti vuol dire che davvero cercava qualcuno di preciso.

Ma se cercava Yara Gambirasio come sapeva che era in palestra anche quel giorno? Tra i due non c’è alcun contatto ufficiale. Nessuna telefonata, nessun messaggio. Una testimone dice di averli visti mesi prima della scomparsa nel parcheggio antistante. Sarà vero? Poi come sale la ragazza sul furgone? Escludiamo il rapimento. Nessuno ha udito urla. Rimangono due ipotesi. La prima: l’assassino l’ha fatta salire con 1’inganno («Vieni, tuo padre mi ha detto…»), ma Yara, dicono le amiche, non si fidava facilmente. Ancora: il fratello a verbale racconta che la sorella temeva in quel periodo un uomo che la seguiva.

Motivo in più per accentuarne la diffidenza. Altra ipotesi: l’assassino aveva conquistato la sua fiducia. Bossetti è un uomo piccolo, esile, biondo, si veste in modo giovanile, sportivo. Può dimostrare meno dei suoi anni a un occhio inesperto. Se lo incontri non percepisci la minaccia. Tutti raccontano le grandi balle che inventava. Nessuno parla di violenza. Tra le bugie, agli inquirenti ne rifila alcune. La prima, clamorosa, riguarda il centro abbronzatura che abitualmente frequentava: nega di andarci. Una menzogna innocente o per tenersi lontano da quel negozio che dista pochi metri dal dentista di Yara, dove la ragazza si recava anche da sola? C’è poi il reggiseno con doppia chiusura: è stato trovato slacciato. Cè la foto mancante: sappiamo com’era Bossetti quel giorno, ma di Yara non ci sono foto da sei mesi prima della scomparsa.

A quell’età si cambia rapidamente. E arriviamo al movente. Se è stato Bossetti e voleva abusare di lei, perché spingersi sino al campo di Chignolo quando lì attorno c’erano mille posti in penombra, isolati? E poi siamo davvero sicuri che lui ha perso la testa, ci ha provato e lei ha reagito? È fuggita correndo per poi finire braccata? Non sono state rilevate tracce di violenza carnale. Nessuna ferita è provocata da fendente, tutte da taglio. Superficiali. Un raptus? In medicina non esistono. Yara Gambirasio è morta di ipotermia. E purtroppo su cosa è accaduto nessuno può dirci di più. Ad eccezione di un’unica persona: l’assassino.

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