Omicidio Yara Gambirasio, trovare il suo telefono farebbe luce su uno degli ultimi gialli ancora irrisolti in questo omicidio

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Dobbiamo essere li per le 8», queste sono le ultime parole scritte da Yara in un sms inviato alla sua amica Martina, pochi istanti prima che il suo assassino la rapisse. Come tutte le ragazzine della sua età, non si divideva mai dal suo cellulare. Con il telefonino parlava tutti i giorni con la cugina Nicole e con le sue amiche di scuola.

Sempre con il telefonino scambiava messaggini con i suoi primi amori. «Ciao, vuoi ancora metterti con me? Dillo con sincerità», scriveva nell’agosto del 2010 a un suo amico a cui lei piaceva molto. Il suo telefono conteneva il suo mondo e forse nasconde ora la soluzione al giallo della sua morte.

Quando Yara viene ritrovata morta, la sera del 26 febbraio 2011 nel campo di Chignolo d’isola, nelle tasche del suo giubbotto gli investigatori trovano un paio di guanti, un lettore mp3, la scheda sim del cellulare e la sua batteria. E unico oggetto a non essere mai stato ritrovato tra quelli che la giovane portava con sé quella sera è proprio il cellulare.

È possibile che tramite la sua analisi gli inquirenti avrebbero potuto scoprire indizi importanti sull’identità dell’assassino e per questo motivo proprio lui lo abbia fatto sparire?

Nei mesi successivi, gli investigatori iniziano ad analizzare tutti gli oggetti rinvenuti. In particolare, l’attenzione si focalizza sulla sim e sul lettore mp3, che vengono affidati dalla pm Letizia Ruggeri a due consulenti informatici.

Da una prima analisi emerge che il codice pin di sblocco della scheda sim non coincide con quello fornito dai genitori di Yara.

Ma chi lo ha modificato?

Forse la giovane ginnasta, per proteggere i suoi segreti d’adolescente, oppure qualcun altro proprio nel tentativo di rendere inutilizzabile la sim?

I consulenti riescono comunque ad aggirare il codice di sicurezza e iniziano a studiare il contenuto della scheda. Ed ecco che fanno la scoperta più importante.

La sim di Yara può memorizzare fino a 250 numeri di telefono, anche se la piccola ne aveva salvati solo 79. Ogni contatto telefonico salvato è associato a un numero progressivo chiamato “Id” e assegnato al momento del suo inserimento. Ad esempio: il numero 1 coincide con il primo numero memorizzato, mentre il 79 con l’ultimo. Ebbene, di tutti questi numeri nella rubrica della giovane manca il contatto alla posizione 31. Per i tecnici il numero corrispondente alla posizione 31 sarebbe stato cancellato.

Chi lo ha eliminato?

È stata forse Yara nei mesi o nei giorni precedenti alla sua scomparsa, oppure proprio la persona che l’ha lasciata morire a Chignolo?

Scoprire chi ha cancellato questo numero o anche solo conoscere il giorno in cui è stato rimosso, sarebbe importantissimo. Se fosse infatti avvenuto la sera stessa del delitto, vorrebbe dire che molto probabilmente non fu di rivelare la sua identità.

Dalla analisi della sim emerge un’altra anomalia. La scheda, infatti, conserva in memoria solo i numeri delle ultime 10 chiamate in entrata e in uscita. Ma di questi 10 solo uno, quello alla posizione numero 6, è rimasto registrato. I primi cinque, secondo i consulenti, non sono recuperabili, molto probabilmente perché cancellati. Chi lo ha fatto e perché? Forse qualcuno voleva nascondere qualcosa?

Infine c’è un’ultima importante osservazione fatta dai consulenti. Sulla sim del telefono di Yara non c’erano sms memorizzati.

Per gli esperti il motivo è che tutti i messaggi venivano registrati sulla memoria del telefono e non sulla scheda. Forse è proprio per questo che l’assassino, prima di abbandonare Yara, ha estratto la sim dal telefono per poi far sparire il cellulare. È possibile che su quel telefonino ci fosse la prova di una conoscenza precedente fra Yara e il suo assassino?

Domande che ancora oggi non hanno risposta. Quel che è certo è che trovare quel telefono farebbe, forse, definitivamente luce su uno degli ultimi gialli ancora irrisolti in questo omicidio: Yara conosceva chi l’ha uccisa?

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