Omicidio Yara, Massimo Bossetti sbotta in carcere “Non è vero che volevo suicidarmi”

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Nella giornata di ieri si è svolta la 21° udienza dell’omicidio di Yara Gambirasio,la ragazzina trovata morta lo scorso 26 febbraio 2011. L’udienza di ieri è stata diversa dalle altre, forse perchè Massimo Bossetti è risultato molto stanco della situazione e proprio per la prima volta ha sbottato. “Non è vero, non è vero, mi state solo denigrando, sono tutte bugie su di me”, ha urlato Bossetti alzandosi in piedi. Massimo Bossetti è stato subito ripreso dalla Presidente della Corte, che ha tenuto a rassicurare a Bossetti del fatto che comunque avrà tutte le opportunità per esprimere la sua testimonianza, ovviamente in un altro momento.

La reazione di Massimo Bossetti è arrivata dopo la testimonianza di Federico Fenili, un 49enne di Valbrembo nella Bergamasca, che diciamo non ha fatto bene alla posizione di Bossetti. Nello specifico Federico Fenili, nel corso della sua testimonianza avrebbe dichiarato:”Stavo portando mia figlia al corso di nuoto che si tiene tra le 18.40 e le 19.30. Percorso il rettilineo dovevo svoltare a sinistra per parcheggiare. Dal lato opposto ho visto arrivare un furgone chiaro a forte velocità”.

Stando a quanto dichiarato da Fenili, l’orario corrisponderebbe a quello in cui la piccola Yara scomparve, ma nel contempo il testimone avrebbe anche dichiarato di aver assistito alla scena si, ma ad una distanza di trenta metri. I legali di Bossetti non hanno perso tempo nel contestare la deposizione di Fenili, il quale da quanto emerso sembra che in precedenza abbia dichiarato di essersi trovato ad una diversa distanza, ovvero 100 metri.

«No, non è vero! non ho mai detto questo fatto lì! Mai! Mai!». Accento bergamasco, un po’ intubato. Rabbia. Sconcerto. Per sette mesi la faccia di Massimo Bossetti è rimasta un enigma pietrificato, una maschera ineffabile, quasi inespressiva. Una sfinge per tutti: giornalisti e inquisitori, difensori e investigatori, colpevolisti e innocentisti, per tutti coloro che sono accorsi a scrutarlo in gabbia, nel grande circo di Bergamo, era un animale a sangue freddo. Per sette mesi nemmeno una parola.

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