Omicido Yara Gambirasio, Bossetti non si arrende “sono innocente”

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In corso di un interrogatorio è stata  contestata a Bossetti resistenza di “buchi” nelle comunicazioni telefoniche tra lui e la moglie Marita, uno dei quali, piuttosto prolungato, riferito proprio al periodo che cadeva a cavallo dell’omicidio di Yara, ovvero tra il 21 e il 28 novembre 2010, allorquando si registrava una totale assenza di conversazioni, a differenza di quanto normalmente avveniva”

È quanto scrivono i giudici negli atti deirinchiesta sulla morte di Yara Gambirasio, 13 anni, la ragazzina di Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, aggredita e uccisa la sera del 26 novembre del 2010. Il presunto assassino, Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, è stato rinviato a giudizio e, a partire dal 3 luglio prossimo, dovrà affrontare il processo in Corte d’Assise, a Bergamo. I capi d’imputazione sono omicidio volontario aggravato e calunnia, quest’ultima per aver accusato ingiustamente un collega di lavoro, Massimo Maggioni.

Due le aggravanti contestate: «L’aver adoperato sevizie agendo con crudeltà e l’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e privata difesa». Contro il muratore di Mapello, in carcere dal 16 giugno dell’anno scorso, ci sono numerosi indizi di colpevolezza in relazione all’omicidio della piccola Yara. Bossetti, ai giudici, dovrà spiegare come il suo Dna sia finito sopra i leggings e dentro gli slip della vittima e che cosa ci facesse nei pressi della palestra di Brembate proprio nei drammatici minuti in cui di Yara si perdevano le tracce. Il suo furgone, infatti, è stato immortalato da diverse telecamere mentre girava intorno al centro sportivo del paese poco prima e subito dopo la scomparsa della sfortunata ginnasta.

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