Orario dei medici dal 25 novembre stop straordinari: mobilitazione 28 novembre

Dal 25 novembre per tutti i medici italiani ci sarà un tetto massimo all’orario e riposo obbligato per i camici bianchi. Una buona notizia anche per i pazienti che vedranno specialisti più lucidi e meno stanchi. Molte regioni però non sanno ancora come rioganizzarsi e si rischiano dei buchi nei turni.

Presto negli ospedali potrebbero servire in Italia dai 4 mila ai 5 mila medici. Questo perché, dal 25 novembre del 2015, a seguito dell’adeguamento ad un’apposita direttiva europea, i medici negli ospedali potranno dire addio ai turni massacranti.

Nel complesso è un bene per i pazienti che potranno fare affidamento su medici che non sono stanchi e stressati, ma un male per le strutture che a breve, un po’ in tutta Italia, potrebbero far registrare una drammatica carenza di personale.

Nel dettaglio, dal 25 novembre del 2015 i medici negli ospedali lavoreranno per un massimo di 48 ore a settimana con 13 ore di durata massima per i turni più lunghi, ed 11 ore di riposo minime garantite.in modo da evitare, tra l’altro, le settimane di lavoro non-stop che sinora molti medici hanno dovuto affrontare.

La direttiva alla quale l’Italia si adegua risale addirittura al 2003 in quanto il nostro Paese sinora ha giocato in difesa inquadrando i medici come dirigenti e, quindi, senza obbligo di dover timbrare il cartellino. Dall’Ue su questa interpretazione è stata però notificata all’Italia una procedura d’infrazione, ragion per cui dal 25 novembre del 2015 le cose cambieranno visto che, per esempio, le ASL che non rispetteranno i nuovi orari di lavoro dei medici saranno soggette a sanzioni.

Per quel che riguarda possibili carenze di medici nelle strutture ospedaliere, le Regioni che rischiano di più in tal senso sono quelle che sono chiamate, a causa del deficit, al rientro finanziario. E tra queste ci sono Regioni come il Lazio, la Calabria, il Molise e la Campania.

«Si tratta di una cifra che può arrivare fino ad 80mila euro esentasse per ogni medico ed è dovuta perché non viene rispettato il limite delle 48 ore settimanali di lavoro con un riposo di almeno 11 ore tra un turno e l’altro», scrive in una nota Consulcesi, team legale con 70.000 medici iscritti. «Un problema che riguarda oltre 100mila medici che operano nel comparto pubblico. Secondo le prime stime, se almeno la metà facesse ricorso, per le casse pubbliche il rischio sarebbe di un esborso di oltre 3 miliardi».
Un altro passo falso della nostra politica che mette in seria difficoltà il bilancio pubblico.

“Senza assumere altri colleghi sarà difficile rispettare la normativa europea sui riposi, e si rischiano le ispezioni della Direzione territoriale del lavoro”, spiega Carlo Palermo vice segretario nazionale Anaao-Assomed. Sono infatti previste sanzioni per le Asl che non rispettano le regole. “Non bisogna dimenticare – dice Palermo – anche i rischi che i colleghi costretti a fare turni più lunghi di quelli previsti dalle nuove regole, potrebbero correre in caso di errori e danni ai pazienti. Avranno la copertura assicurativa se hanno lavorato più di quanto stabilito?”.

I medici non stanno con le mani in mano e organizzano una“grande manifestazione nazionale a ROMA, sabato 28 novembre alle ore 14, medici e cittadini insieme, per ribadire i NO e i SÌ a sostegno del Servizio Sanitario Nazionale”. Sul portale web della Fnomceo, possiamo leggere dettagliatamente il principio e lo scopo di questa manifestazione:

 “La sanità – si legge nelle motivazioni della mobilitazione – non è un costo ma un investimento: un paese più sano è un paese più ricco e nelle condizioni di creare maggiore ricchezza.

I soldi che vengono tagliati alla sanità vanno a coprire le esigenze clientelari di una politica affaristica e di sacche di corruzione e malaffare che ogni giorno evidenziano la loro faccia peggiore e la loro pervasività.
Rifiutiamo la svalorizzazione del nostro ruolo professionale, che mortifica il nostro impegno quotidiano; denunciamo l’imbarbarimento delle condizioni di lavoro che toglie serenità alla relazione di cura nella tutela del diritto alla salute di ogni cittadino.
I cittadini devono sapere che, mentre il governo taglia le tasse sulla casa, lesina risorse per curarli e riduce l’operatività e l’efficienza delle strutture sanitarie.
Chiediamo al Ministro della Salute un intervento forte e deciso che, al di là delle enunciazioni generiche, porti in primo piano, ai massimi livelli decisionali delle Istituzioni, la questione SALUTE del nostro paese.
La Salute è un bene fondamentale primario che va difeso e valorizzato:mai, e per nessuna ragione, può essere oggetto di scambio”.

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