Il papà di Eligia Ardita: “Giudici state accusando il marito di mia figlia di averla uccisa, allora arrestatelo”

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Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore – Christian Leonardi è indagato per i reati all’articolo 575 e 577, cioè per aver cagionato la morte della moglie colpendola più volte al capo, con l’aggravante di aver agito per motivi abietti, commesso il fatto contro il coniuge e approfittando della minorata difesa della vittima, incinta all’ottavo mese di gravidanza”. Con queste motivazioni la Procura della repubblica di Siracusa ha indagato per duplice omicidio volontario Christian Leonardi, il marito di Eligia Ardita, l’infermiera di 35 anni uccisa la sera del 19 gennaio 2015, all’ottavo mese di gravidanza. Da oggi quindi è chiara la posizione giudiziaria di Christian, accusato di gravissimi reati: rischia la pena più severa, l’ergastolo. Secondo quanto accertato dagli inquirenti e indicato nella comunicazione di garanzia, l’uomo, dunque, è il prinicipale sospettato dell’omicidio della moglie e della sua stessa figlia, che avrebbe chiamato Giulia, eppure resta ancora a piede libero.

“HO ELENCATO LE PROVE CONTRO DI LUI Nei giorni scorsi Agatino Ardita, il papà di Eligia, ha presentato una formale denuncia presso gli uffici della Procura. Dice Agatino, che da sette mesi combatte senza sosta per arrivare alla verità: «Ho denunciato quell’uomo per l’omicidio volontario di mia figlia. Nella denuncia che ora è al vaglio dei magistrati ho indicato tutte le prove e gli indizi che inchiodano quell’individuo alle sue responsabilità. Il mio è un atto dovuto dopo che per mesi sono rimasto a guardare. Ho subito umiliazioni e affronti. Sono trascorsi circa sette mesi, nei quali Christian Leonardi ha continuato imperterrito a fare la sua vita, per di più con un’altra donna. Ora basta. Voglio la verità sulla morte di mia figlia e della mia nipotina Giulia, che portava in grembo. Sono troppe le bugie raccontate dal mio ex genero. È caduto in contraddizione molte e molte volte». Papà Agatino si deve fermare un attimo, travolto dalla rabbia e dal dolore.

Poi continua: «Nella mia denuncia ho elencato tutto, anche le dichiarazioni rese, spesso in contrasto l’una con l’altra. Ho allegato anche la perizia medico legale effettuata dalla stessa Procura, nella quale c’è scritto a chiare lettere che quelle “ecchimosi riscontrate sulla testa di Eligia sono compatibili con l’azione violenta reiterata da terzi”. Non solo. I consulenti stabiliscono che quelle ferite, impercettibili a occhio nudo, sono state procurate prima che mia figlia morisse». Agatino Ardito è determinato e da mesi si sta battendoper vedere assicurato alla giustizia l’assassino della figlia, che per lui è dunque il genero, l’unico presente in casa quando la povera Eligia è spirata. Ricorda ancora Agatino Ardito: «All’inizio ha voluto farci credere che la mia povera Elisa era morta per un malore improvviso, ma io non gli ho mai creduto. Ci ha riempito di bugie. Con mia moglie eravamo stati a cena a casa loro e siamo andati via che erano le 21,30. Eligia stava benissimo: è stata ammazzata dopo che siamo andati via. D’altronde i medici che hanno soccorso per primi mia figlia hanno dichiarato ai magistrati che quando sono intervenuti su richiesta del mio ex genero, Eligia era già morta da almeno una mezz’ora.Non escludo che a quell’uomo sia servito del tempo per occultare le prove dell’omicidio e ripulire la scena del crimine. Per questo a mio parere ha chiamato i soccorsi dopo molto tempo che mia figlia già non respirava più».

“POTEVA GIÀ ESSERE IN GALERA”La famiglia Ardito è anche arrabbiata per come sono state condotte le indagini, troppo superficiali all’inizio. Conclude questo papà coraggioso: Quell’uomo poteva finire in galera molto prima, invece l’ha scampata. Abbiamo chiesto, nella denuncia presentata, che la casa dove abitava mia figlia e dove è stata uccisa, venga sequestrata. L’appartamento dove si è consumato il delitto non è stato mai sottoposto a sequestro e in quegli ambienti non sono mai stati effettuati rilievi scientifici che avrebbero potuto dimostrare che si è trattato di un omicidio e non di un malore. Mia figlia non è morta sul letto matrimoniale, come racconta Christian Leonardi, ma in una altra stanza della casa. Dopo è stata ripulita, rivestita e adagiata sul letto. Da subito il marito ha sempre avuto atteggiamenti sospetti. L’ho dovuto quasi pregare per andare a fare la denuncia per la morte della moglie e della figlia che di lì a poco sarebbe nata. Non voleva andarci, alla fine l’ho costretto. Inoltre voleva che il corpo di Eligia venisse cremato, proprio perché così sperava di farla franca. Non so fino a che punto riuscirò a sopportare questo immenso dolore, reso ancora più lancinante perché la giustizia ancora non mi ha dato risposte sulla morte della mia Eligia».

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