Bersani de profundis al Partito democratico: ‘Il partito è isolato e inconsistente’

Il partito è isolato e inconsistente‘. Ha dichiarato questo, sul PD, Pier Luigi Bersani nell’aggiungere, tra l’altro, che ‘Durante la mia segreteria non ho mai sentito di avere una maggioranza’. Per risollevare le sorti del Partito Pier Luigi Bersani ha chiesto in particolare che venga riaperto il dialogo con le parti sociali, e che vengano creati dei collettivi.

In un’intervista che è stata rilasciata a Pandora, rivista di teoria e politica, l’ex segretario del PD ha fatto presente come ‘ La crisi del Partito democratico cammini su due gambe. Isolamento e inconsistenza, due facce della stessa medaglia‘.

‘Non dico che si sia tornati alle caverne, ma insomma..’, ha attaccato Pier Luigi Bersani in merito a quella che oramai è l’assenza di dialogo nel Partito Democratico. ‘Non essendo più il partito un luogo in cui si discute’ ha non a caso precisato, ‘fioriscono associazioni e simili. E’ fortissima l’esigenza di guardarsi in faccia e parlare’.

‘Le nuove formazioni in giro per l’Europa, i 5stelle, Podemos, Syriza, cercano di uscire da meccanismi eccessivi di personalizzazione’, ha ricordato Pier Luigi Bersani che, nell’ottica di un ‘nuovo’ PD, ritiene fondamentale la necessità di ‘creare dei collettivi stabili e radicati’.

E sul fatto che più volte i ‘Renziani’ hanno fatto presente alla minoranza Dem di essere maggioranza nel Partito Democratico, Pier Luigi Bersani ritiene che ‘non ho mai sentito di avere una maggioranza, all’interno del gruppo dirigente del mio partito, anche tra i dirigenti a me più vicini, su idee di radicamento del partito e di un collettivo nei territori. Nemmeno l’idea di regolare le primarie era condivisa’.

“Lo sforzo titanico del Pd, ai miei occhi dice Bersani doveva e deve tutt’ora essere quello di ribadire l’esigenza di un collettivo radicato, di una comunita’ politica con un suo profilo, le sue aree sociali di riferimento e produrre leadership attraverso la selezione del collettivo stesso”. Poi, Bersani si sofferma sulla politica economica”vi sono diverse misure che potremmo e dovremmo adottare. Anzitutto, dobbiamo costruire gradualmente un meccanismo di fedelta’ fiscale, recuperando risorse con strumenti adeguati. In seconda battuta, dobbiamo sviluppare una politica di investimenti pubblici e privati, congiuntamente a misure di liberalizzazione. Ma che siano liberalizzazioni vere, che poco hanno a che vedere, ad esempio, con quelle varate dal Governo. Chiariamolo una volta per tutte. Liberalizzare e’ di sinistra quando sviluppa le forze produttive e affida lo scettro al cittadino lavoratore e consumatore; liberalizzare e’ di destra quando molla le briglie del capitale in situazioni protette”.

“Serve una battaglia politica, e inoltre bisogna pensare a ricomporre un dialogo con le parti sociali” attacca Bersani. Lo stesso linguaggio di sinistra dunque caro a D’Alema.
“Il Pd non è più il luogo in cui si discute- prosegue – o dove fioriscono associazioni e simili. L’esigenza di guardarsi in faccia e parlare è fortissima”. Insomma, un epitaffio in piena regola cui però, dopo la diagnosi pressoché disperata arriva anche la possibile cura, quella che l’ex segretario ritiene più efficace.  “Le energie che si sono attivate vanno messe in rete – spiega inoltre – E’ necessario condurre una battaglia politica nei partiti, in cui i gruppi dirigenti devono pensare ad affrontare una discussione ampia e partecipata sul tema del partito stesso”.

«Non ho mai sentito di avere una maggioranza all’interno del gruppo dirigente del mio partito, anche tra i dirigenti a me più vicini, su idee di radicamento del partito e di un collettivo nei territori. Nemmeno l’idea di regolare le primarie era condivisa». «i gruppi dirigenti devono preoccuparsi di affrontare una discussione larga e partecipata sul tema del partito stesso. Su come, cioè, i partiti si organizzano e trovano una funzione politica chiara e definita nella società italiana». E vede nella «personalizzazione» della politica un dramma: «Non dobbiamo sottovalutare quello che è successo nella mentalità del Paese e quanto sia ancora in salita l’idea di regolare un collettivo. La tendenza strutturale va verso un’ulteriore personalizzazione della politica. Personalmente ho misurato, con tutti i miei limiti, la difficoltà di questo progetto, ma credo che, pur essendo un lavoro di lunga lena, debba essere considerato ineludibile. Tant’è che le nuove formazioni in giro per l’Europa, i 5stelle, Podemos, Syriza (pur molto diverse tra loro) cercano diuscire da meccanismi eccessivi di personalizzazione».

«La  crisi del Partito democratico cammina su queste due gambe. Isolamento e inconsistenza. Sono due facce della stessa medaglia». «una battaglia politica» sul tema del partito e di ricomporre un «dialogo con le parti sociali».

«Osservo quel che accade oggi nel nostro campo. Non essendo più il Partito un luogo in cui si discute, fioriscono associazioni e simili. È fortissima l’esigenza di guardarsi in faccia e parlare. Non dico che si sia tornati alle caverne, ma insomma…» «Io suggerisco però di prenderla anche di lì. Le energie che si sono attivate vanno messe in rete. Dall’altro lato è necessario condurre una battaglia politica nei partiti, in cui i gruppi dirigenti devono preoccuparsi di affrontare una discussione larga e partecipata sul tema del partito stesso. Su come, cioè, i partiti si organizzano e trovano una funzione politica chiara e definita nella società italiana. Questo significa, anche, ricomporre forme di dialogo con le parti sociali. Se ti dai una tua struttura, una tua identità, un tuo profilo organizzativo, viene da sè che ti trovi a parlare con gli altri. Come ci sei, ti apri, come non ci sei, ti isoli».

4 commenti

  1. Gil Upnatistim

    Sig. Bersani .. se ne faccia uno Lei e D’Alema di partito così si toglie dal PD e l’Italia potrà proseguire il cammino delle riforme di cui ha bisogno.
    Lei sta facendo perdere un sacco di tempo con le sue paturnie.
    Il paese ha bisogno di riforme, Renzi le sta facendo e bene anche.

  2. giampaolo molinari

    BERSANI E’ PERSONA MERITEVOLE DELLA MASSIMA STIMA, MA DEVE AMMETTERE CHE I LUOGHI STORICI DI FORMAZIONE POLITICA (CELLULE, SEZIONI E SEDI POLITICHE A VARI LIVELLI) NON HANNO PRODOTTO UN UTILE RICAMBIO GENERAZIONALE. L’IMMOBILISMO DELLA CLASSE POLITICA CHE NON HA INTRODOTTO TEMPESTIVAMENTE LE RIFORME CHE SAREBBERO STATE NECESSARIE (PENSIONI, MERCATO DEL LAVORO, SCUOLA, GIUSTIZIA, ETC….)HA CONDOTTO L’ITALIA ALLO SFASCIO.
    FORSE NON E’ IL CASO DI AVERE TROPPE NOSTALGIE. MEGLIO GUARDARE AVANTI.

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