Primo lavoratore assunto già licenziato col Jobs Act: la beffa delle tutele crescenti

Un operaio di 31 anni con due figli, uno di 3 ed uno di 12 anni, è stato licenziato dall’azienda dove lavorava a causa di un calo degli affari. Si tratterebbe di una storia come un’altra se non fosse che, in accordo con quanto emerso da un’intervista pubblicata su Repubblica.it, Mario B. è stato il primo lavoratore assunto con la riforma del lavoro fortemente voluta dal Governo Renzi, ovverosia il cosiddetto ‘Jobs Act‘.

Mario, da parte di un’azienda della Provincia di Udine, a Tolmezzo, è stato licenziato a soli otto mesi dalla firma della lettera di assunzione. Col timore che non venisse più assunto da nessuno ha tenuto nascosta la sua storia, ma poi ha deciso di raccontarla. ‘Dopotutto di cosa dovrei vergognarmi?‘, ha non a caso dichiarato al Quotidiano il 31-enne aggiungendo che ‘avrò la disoccupazione per qualche mese e intanto cerco un nuovo impiego, ma se lo avessi saputo prima che andava a finire così non avrei mai lasciato il lavoro di camionista‘.

Sì, perché Mario B. prima guidava i camion e, stando molto tempo all’estero, doveva rinuciare a stare con la famiglia. Ed allora decide di avvicinarsi a casa con l’azienda che lo ha assunto che diceva ‘di stare tranquilli, e che per tre anni stavamo sicuri‘.

‘Ero felicissimo, poi il fulmine a ciel sereno: c’è un calo di lavoro, non possiamo più tenerti e tutto finisce’, ha aggiunto Mario che non pensava di essere un precario ed invece ha perso il posto di lavoro ritenendo quanto accaduto ‘una mancanza di rispetto dal punto di vista umano. E ho ripensato all’articolo 18…’.

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