Raoul Bova e Chiara Giordano di nuovo insieme, si ma a processo

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Si vedranno in tribunale, ma l’uno contro l’altro. Entrambi sotto accusa. L’attore, l’ex moglie, e anche la sorella di lui, sono stati rinviati a giudizio: non avrebbero pagato tasse per 680 mila euro, caricando costi inesistenti sulla loro società di produzione Sanmarco. “Siamo sbalorditi e daremo battaglia in aula” ha detto l’avvocato di lui.

Nell’ultimo film, ora nelle sale, Torno indietro e cambio vita, interpreta Marco che, pur di salvare il suo matrimonio, fa un salto nel passato di 25 anni. Chissà se Raoul Bova, se potesse, farebbe retromarcia nel tempo. Non tanto spinto dal cuore, ma dal fisco. In amore infatti, dopo la separazione dalla moglie Chiara Giordano, è ora felice di nuovo con la giovane Rocio Munoz Morales. Ma è sul fronte fiscale che tira aria di tempesta.

La procura di Roma ha rinviato l’attore a giudizio, insieme  con la sorella Daniela e con l’ex moglie Chiara Giordano, con l’accusa di aver evaso 680mila euro tra il 2005 e il 2010. Non esattamente evasione fiscale è il reato contestato. Nelle ultime battute delle indagini infatti il capo di imputazione è stato alleggerito ed è diventato “dichiarazione fraudolenta mediante artefici”. Comunque un reato penale per il quale si rischia una condanna dai 18 mesi ai 6 anni di carcere.

Risalgono al 2011 le prime indagini dell’Agenzia delle entrate sui conti dell’attore e della società di produzione Sanmar-co Film, in mano a Bova insieme con la sorella Daniela e con l’ex moglie Chiara. Le indagini sono poi passate alla Procura di Roma. Secondo i pm, i tre avrebbero caricato sulla società costi fittizi per 3 milioni e mezzo di euro per ottenere sgravi fiscali e ingannare il fisco pagando un’aliquota Iva più bassa. Un gioco che avrebbe portato a sottrarre alle casse dello Stato appunto 680mila euro di tasse tra il 2005 e il 2010.

Per questo la Procura di Roma, nel settembre del 2014, aveva disposto il sequestro di tre appartamenti dell’attore (due a Roma e uno a Rieti) per un valore totale di 1,5 milioni di euro. Ma Bova già allora diede battaglia giudiziaria, perché il valore degli immobili era molto più alto rispetto alla somma elusa al fisco contestata, e perché spiegava: «Dopo un accordo con l’Agenzia delle entrate sto già pagando un debito fiscale». Il Tribunale del Riesame prima, e poi anche la Cassazione, hanno accolto la sua obiezione e quel sequestro è stato annullato.

Ora che la Procura di Roma ha disposto il processo per l’attore, per la sorella e l’ex moglie, con la prima udienza prevista il 21 settembre del 2016, la Cassazione ha anche esortato il Tribunale del Riesame a riaprire il caso. Evidentemente la documentazione presentata non ha convinto del tutto i magistrati. L’attore si dichiara innocente e vittima di un “accanimento”. Il suo avvocato Giuseppe Rossodivita spiega: «Sono sbalordito. Sono state disattese le affermazioni del Riesame e della Cassazione, secondo le quali non c’è alcun reato. Faremo il processo e lo dimostreremo in aula».

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