Riforma Pubblica Amministrazione passa grazie ai «gufi»

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Subito dopo l’ok definitivo del Senato, Matteo Renzi ha mandato un abbraccio ai gufi. Ma il premier deve ringraziare le opposizioni se la riforma della pubblica amministrazione ieri è diventata legge (delega). Il via libera al provvedimento è arrivato con 145 «si» e 97 «no» (nessun astenuto). Attenzione ai dati: i voti favorevoli si sono fermati sotto la soglia del cosiddetto «numero legale». Vuol dire, in buona sostanza, che se Forza Italia e Movimento 5 Stelle non avessero partecipato allo scrutinio, abbandonando l’aula di palazzo Madama, la votazione sarebbe saltata e la riforma pure. E qui i «gufi» evocati dall’inquilino di palazzo Chigi c’entrano davvero poco.

Perché la maggioranza ha barcollato clamorosamente e ha sfiorato la figuraccia. Semmai, Renzi avrebber dovuto puntare il dito contro gli assenti nelle file del Partito democratico che avrebbero potuto provocare un danno. Pericolo scampato, grazie anche alla presenza in aula dei senatori della Lega Nord, Sinistra ecologia e libertà , Grandi autonomie e libertà, Alleanza liberal popolare-autonomie (il gruppo di Denis Verdini), Conservatori e riformisti (la compagine di Raffaele Fitto).

Tanto è bastato al ministro Marianna Madia per esultare. Il traguardo raggiunto, comunque, non è affatto decisivo. Quella approvata ieri, come accennato, è solo una delega. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale si apre la fase di attuazione. E a scorrere il testo si scopre che per chiudere il percorso servono oltre 15 leggine (decreti legislativi): si va dalla razionalizzazione delle partecipate pubbliche al riassetto della dirigenza, dalla digitalizzazione dei servizi al processo contabile, dal taglio delle prefetture a quello delle camere di commercio. Alcune misure, però, sono auto-applicative, come la definizione di un meccanismo per il silenzio assenso tra amministrazioni con tempi certi, per cui dopo 30 giorni, massimo 90, in caso di mancata risposta, si intende ottenuto il via libera. Risultano di immediata attuazione anche i limiti all’autotutela, per cui si mettono dei paletti ai poteri dello Stato di intervenire a sua difesa. Tuttavia, anche per le deleghe il governo ha fatto subito sapere di voler procedere in tempi brevi. E se la pubblicazione in Gazzetta avverrà presto, si punta a presentare il primo pacchetto di decreti attuativi già al primo consiglio dei ministri dopo la pausa estiva. Ma siamo nel terreno degli annunci e i rinvìi sono dietro l’angolo.

Il numero unico per le emergenze è senza dubbio la novità di maggior rilievo per i cittadini: il 112 (oggi assegnato ai Carabinieri) sarà esteso a tutto il territorio nazionale e assorbirà il 113 (Polizia di Stato), il 115 (Vigili del fuoco), il 118 (Pronto soccorso e ambulanze). Non solo. Per tutte le forze dell’ordine la delega prevede un riassetto funzionale e organizzativo: tra le principali novità c’è il trasferimento di funzioni, mezzi e risorse antincendio dal Corpo forestale dello Stato ai Vigili del fuoco nell ‘ambito del previsto assorbimento della Forestale in un’altra Forza di polizia, probabilmente i Carabinieri (sarà il decreto attuativo a stabilirlo). E servirà un’altra leggina pure per risistemare i dirigenti pubblici. Siamo di fronte a una falsa partenza? Nella delega si fa riferimento a un «ruolo unico», ma in realtà nel testo ne risultano sono tre (Stato, regioni, enti locali). L’ennesimo pasticcio all’italiana.

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