Roberta Ragusa, Antonio Logli scagionato dal Gup, adesso si cerca il corpo della donna

Antonio Logli ce lo ricordiamo così: con quello sguardo beffardo e quel sorriso sornione di chi ce l’ha fatta a togliersi di dosso la patente di cattivo. È uscito fiero dal Tribunale di Pisa, ancora una volta senza proferire una parola, lo scorso 6 marzo.Il giudice dell’udienza preliminare, Giuseppe Laghezza, lo ha infatti prosciolto dall’accusa di omicidio e occultamento del cadavere di sua moglie Roberta Ragusa. Clamoroso, sì. Il giudice ha deciso. Dalle carte emerge con chiarezza. Logli con la scomparsa di Roberta non c’entra nulla.

Non solo: in sostanza, la morte di Roberta potrebbe anche non essere avvenuta. Clamoroso ma vero. “Il  fatto non sussiste”, dice la sentenza. Il magistrato non ha creduto alla tesi della Procura che vedeva in Antonio il responsabile dell’omicidio perché schiacciato dal peso di una moglie che non amava più e, dalla quale, separarsi sarebbe stato troppo oneroso per lui. Lui che, da otto anni, aveva un’altra donna, Sara Calzolaio appunto, l’ex baby sitter dei suoi figli, la segretaria dell’autoscuoladi famiglia, persona vicina a Roberta.

Oggi, così, si apre un nuovo giallo: Roberta Ragusa, dov’è? È viva? Potrebbe essere scappata con qualcuno? Si sarebbe rifatta una vita in questi tre anni e mezzo? Oppure, è morta? E dove si trovano i suoi poveri resti? Qualcuno crede che sia stata uccisa e poi nascosta in uno dei cimiteri della zona, quello di Pisa o quello di Orzignano (a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla sua casa). Voci di paese, indiscrezioni mai confermate. Quel che è certo è che i carabinieri hanno setacciato a lungo questi cimiteri che venivano curati proprio dalla “Geste” la società in cui Logli lavorava come elettricista. Vi aveva accesso anche lui?

E quei piccoli aggiustamenti, fatti in questi anni, nei cimiteri, nascondono forse qualcosa?

Il giudice li ha ritenuti delle semplici suggestioni. Anche i lavori a Orzignano almeno per il momento non ci portano all’attesa svolta.

Di sicuro, Roberta Ragusa quel 13 gennaio del 2012 è uscita di casa con indosso solo un pigiama rosa, senza soldi, documenti, borsa, cellulare, lasciando ciò che amava di più al mondo: i suoi due figli. E quella sera suo marito Antonio, mentre diceva di essere a dormire, era in realtà al telefono con Sara, la sua amante. Almeno due testimoni lo hanno visto in via Gigli quella notte litigare con una donna in pigiama, ma il giudice probabilmente non ha ritenuto abbastanza rilevanti queste testimonianze.

E ora? Gli inquirenti stanno cercando Roberta? Al momento pare sia tutto fermo, dalla Procura di Pisa non arrivano nuove informazioni. In questi tre anni e mezzo sono stato scandagliati fiumi, laghi, cimiteri, le montagne pisane, i pozzi della provincia, vecchie case disabitate, terreni: imponenti ricerche, in termini di mezzi e uomini, ma nulla è emerso. Forse gli investigatori aspettano che qualcuno faccia un passo falso? Il Procuratore Capo di Pisa, Antonio Giaconi, lo scorso 6 marzo, quando Logli è stato di fatto scagionato, disse che non avrebbero mollato, ma oggi la battuta d’arresto pare innegabile. Le cugine e le amiche di Roberta chiedono giustizia. «Non smettete di cercarla», ha detto Letizia Badalassi, amica storica di Roberta sin dai tempi del liceo.

Cosa è successo davvero quella notte? Noi sappiamo che suo marito Antonio non l’ha cercata. Anzi, la Procura ha sempre sostenuto che avrebbe tentato di depistare le indagini facendo bruciare alla sua amante i cellulari dedicati alle loro telefonate. Un altro elemento indiziario? Si è preso in casa dopo pochi mesi quella stessa amante (mal sopportata dai suoi bambini e dai genitori di lui), che accudiva con la fiducia di Roberta i figli.

E poi la strategia di Antonio: mai rispondere né ai giornalisti, né ai magistrati. Un silenzio che si è rivelato alla fine vincente. Perché i fatti, quelli acciarati dalla legge, sono questi: Antonio è stato prosciolto da ogni accusa e di Roberta non c’è nessuna traccia. Proprio lei che viveva per i figli, racconta chiunque la conoscesse, che se ne occupava con un amore e ima dedizione totale, li avrebbe abbandonati. Per quale destino migliore, se erano loro lo scopo della sua vita? Letizia Badalassi, a lei vicinissima, dice che era difficile il confronto con Roberta come mamma. Infatti, era davvero straordinaria, presente, avvolgente, vigile.

E così ti sentivi sempre un po’ meno brava, vicino a lei, mamma dai record di amore. Questa testimonianza, così come tante altre, impongono quindi una domanda: se non è stata uccisa, perché andarsene volontariamente? La Procura si riserva nuove mosse non appena usciranno le motivazioni della sentenza che ha prosciolto Logli. E, intanto, Roberta rimane senza giustizia. Valdemaro, suo suocero, è stato chiaro con noi. Ai microfoni di Quarto Grado ha detto: «Speriamo la trovino.

Per noi Roberta è viva». Ma qualcuno, viene da chiedersi, l’ha mai cercata davvero?

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One comment

  1. erika macaluso

    Ci deve essere l’ergastolo

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