Roberto Vecchioni insulta la Sicilia: “Isola di merda” polemiche su Facebook, ma arrivano le scuse

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Se non ora quando? Magari domani. O dopodomani. Insomma bisogna solo dare loro il giusto tempo: prima o poi ci arrivano. Le femministe del “Corpo delle donne”, le ultrà dei figli a tutti i costi,
le estremiste della fecondazione in vitro, infatti, hanno cambiato idea. Contrordine compagne: l’utero in affitto non va bene. La madre non è un forno. Avere un bimbo può essere desiderio ma non è mai un diritto. Per quanto strano Roberto Vecchioni c’ha pure ragione, non è che non ce l’ha. «La Sicilia è un’isola di merda perché non si ribella», ha detto durante un incontro alla facoltà di ingegneria di Palermo. Solo che a noi siciliani, come a tutte le minoranze etniche (lo siamo), ci sta un po’sul- le palle se uno che nella vita vuole la donna-donna con la gonna-gonna si sveglia all’improvviso e ci insulta come una professoressa isterica.

Perché Vecchioni c’ha ragione, non è che non ce l’ha, ma se viene qui a dirci che siamo un’isola di merda perché quelli coi motorini non mettono il casco, oppure perché se ne va a Segesta o Selinunte e trova chiuso, allora bisognerebbe anche un po’ coglionarlo e avvertirlo che lasciamo anche le luci della cucina accesa e a volte beviamo il vino rosso col pesce.
Sembra un po’ chela professoressa Vecchioni sia sbarcata in Sicilia con la voglia di fare discutere, con quell’indignazione anche un po’ facile che nasce non dalla conoscenza di una realtà ma dal fatto che è di moda, che l’indignato sembra più intelligente.

Però era vestito malissimo, la sua messa in piega era penosa, e quando sei ospite non è carino che ti metti a sbraitare contro i padroni di casa. Se la qualità delle critiche è quella della professoressa piccolo borghese un po’ tignosa allora dobbiamo mettere i puntini sulle i: aveva delle calze bruttissime.

Murgia – che, ospite di Bianca Berlinguer, non ha esitato ad approfittare dei morti in guerra per fare vedere quanto è sensibile – così la professoressa Vecchioni ha voluto approfittare delle disgrazie di quest’isola disgraziata per fare vedere quan- t’è bello, buono, ordinato, civico e anche un po’ rompipalle lui. Perché la sinistra è un po’ così: quand’è cafona non lo fa per maleducazione ma per senso civico; quando cannibalizza con la bava alla bocca l’altrui tragedia lo fa per spirito di servizio, e se ci avverte della sua «superiorità antropologica» non lo fa perché è razzista ma per dare il buon esempio. Avesse detto le stesse cose Matteo Salvini, sarebbe successo un finimondo.

Ma c’ha ragione Vecchioni, non è che non ce l’ha. Soprattutto quando dice che la filosofia e la poesia antica (che da queste parti sono nate) ci hanno insegnato la bellezza. E Vecchioni è troppo bruttino per venirci a dare lezioni di estetica o per insultarci gratuitamente. Non è bello come Michela Murgia, lui. Eppure Vecchioni c’ha ragio – ne, non è che non ce l’ha, la Sicilia è un’isola di merda, ma non perché non si ribella, anzi. Se solo Vecchioni conoscesse la Sicilia saprebbe che il nostro problema è proprio la ribellione. Ma testa di mandorla, come li chiami quelli che fanno esplodere i magistrati per aria? Ma scunchiuruto, com’è che li chiami quelli che spendono settanta milioni di euro europei in sagre di paese nonostante le direttive (perdendoli)? Ma fessacchiotto con la donna con la gonna, se ti fossi fermato a riflettere un momento al posto di murgiare senza freni, forse ti saresti accorto che è proprio la ribellione il male di quest’isola. Dove ognuno si ribella a qualsiasi ordine costituito, con la scusa – facile – che di ordini costituiti ne abbiamo visti troppi per le troppe dominazioni, e si riscrive le regole come gli pare e piace (non riusciamo a varare la legge sulle città metropolitane proprio perché ci siamo ribellati scrivendola a minchia di cane).

Tanto siamo ribelli che abbiamo voluto lo statuto speciale, e tanto ribelli continuiamo ad essere che adesso ci ribelliamo a esso, in una ribellione continua, egotica, solipsistica, che ci porta a essere teatranti di un teatro messo in scena solo per noi. Siamo pazzi, Vecchioni. Siamo tanto pazzi e rincoglioniti che – te lo dico da siciliano – poche persone sono riuscite a venire in Sicilia e parlare proprio da siciliani come hai fatto tu. È vero, Vecchioni, siamo un’isola di merda e nella merda ci sguazziamo, proprio come hai fatto tu venendo qui.
Adesso, se c’è qualcuno in ascolto capace di suggerire come venirne fuori è il benvenuto. Altrimenti sono i soliti luoghi comuni retorici dei quali il siciliano è maestro, e di un altro in più, proprio, non ne abbiamo bisogno.

Vecchioni ha esordito dicendo:«La filosofia e la poesia antiche hanno insegnato cos’è la bellezza e la verità. La non paura degli altri. In Sicilia questo non c’è, c’è tutto il contrario. E mi sono chiesto, prima di arrivare qui, se dovevo dirle queste cose a voi ragazzi… Non amo la Sicilia che rovina la sua intelligenza, la sua cultura, le sue coste. Non amo questa Sicilia, che si butta via e non si difende».

Diverse le reazioni in merito all’accaduto; Schifani: «Banalizzazioni. La Sicilia non ha bisogno delle lezioni di Vecchioni», Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: «Roberto ci ha ricordato che la Sicilia merita molto di più e molto di meglio di ciò che ha oggi», anche Vicari si è espresso in merito: «Volgarità. Senza la Sicilia, come diceva Goethe, l’Italia non lascia immagine alcuna nello spirito».

3 COMMENTS

  1. Come venirne fuori? Bisognerebbe uscire dalla storia, dalla incidenza e trasmissione dei suoi eventi che per la Sicilia vuol dire fare in modo che tutti i più significativi flussi geo-etnici siano azzerati-azzerabili. Se poi come fa Vecchioni la questione è posta sul piano tempero-caratteriale e di costume civico allora le variabili in gioco si fanno così complesse da rendere davvero complicato trasformare il sicialiano in danese…

  2. Nella retorica di Vecchioni si intravede il bearsi di un immobilismo oserei dire esistenziale.
    Parole vane di chi rincorre qualsiasi cosa pur di avere visibilità. Se lo avessero sempre trattato per quello che è, un noioso rompipalle, tutto questo non ci sarebbe stato! C’è un proverbio: raglio d’asino non sale in cielo. È questo il modo più felice per venirne fuori, far capire a Vecchioni che non è nessuno e che non vale neanche la pena di rispondergli!!

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