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A chi si chiede in che modo Inzaghi sta affrontando le ultime quattro partite di una stagione in cui non ci sono più obiettivi e che segnerà la conclusione della sua avventura sulla panchina del Milan, può bastare la prima frase pronunciata all’ingresso in sala stampa: «Dai, che altrimenti arrivo in ritardo». Detta al responsabile della comunicazione rossonera in previsione dell’allenamento che sarebbe iniziato di lì a poco. Campo, lavoro, vigilia, scelte: per Pippo non cambia nulla, anche se la sua squadra non può più andare da nessuna parte. L’approccio alla materia è lo stesso che si verificherebbe se ci fosse ancora in ballo il sesto posto. E non provate a dirgli che è invecchiato o stanco, come ha fatto Gattuso, perché Pippo risponde a tono: «Questo lo dice lui. No, non sono stanco perché faccio un lavoro bellissimo. Stanco semmai è chi sta a casa, che purtroppo è la cosa peggiore». E comunque alle dinamiche personali preferisce quelle di gruppo. Volete una buona motivazione in base alla quale il Milan dovrebbe cercare di chiudere bene il campionato? Eccola: «Quando si indossa la maglia del Milan, lo stimolo deve arrivare da solo. Mi spiacerebbe molto se qualcuno pensasse che la stagione è già finita. Anche perché in molti devono tenersi stretta questa maglia». Messaggio chiaro. Chi deve intendere, probabilmente intenderà.

NUOVA MAGLIA Resta solo da vedere se la teoria sarà messa in pratica in un contesto difficile come quello di uno stadio disamorato, in contestazione permanente, e di una società che non sa ancora quale strada prenderà. «Berlusconi vuole il bene del Milan e qualsiasi cosa deciderà, sarà fatta in quest’ottica», racconta Pippo, che ripensa nostalgico alla sfida di andata, quando il Milan aveva resistito all’Olimpico in dieci per oltre venti minuti e aveva lanciato un messaggio di forte identità. «Sono dispiaciuto perché invece di crescere siamo peggiorati. Tecnicamente valiamo molto, meritiamo più di questa classifica. Abbiamo quattro partite per chiudere a testa alta e con dignità». Per provarci stasera, Pippo dovrebbe affidarsi a Destro, in vantaggio su Pazzini (intanto la Corte d’appello federale ha respinto il ricorso contro i quattro turni di squalifica a Menez). L’altro ballottaggio riguarda Honda e Cerci, col giapponese favorito. In difesa (ieri Galliani ha premiato Bonera per le 200 presenze in rossonero) uno fra Alex, Mexes e Paletta resterà fuori. Infine, oggi il Milan giocherà con la maglia rossonera della prossima stagione: si torna alle bande classiche di larghezza uguale mentre le strisce Adidas su spalle e braccia saranno grigie.

Dovesse vincere stasera | sarebbe la sua cinquantesima vittoria in giallorosso (coppe comprese). Dopo tanti mesi di nuvole un altro piccolo record personale, visto che nella storia della Roma mai nessun allenatore in precedenza aveva raggiunto questo traguardo così velocemente come Rudi Garcia. Quella di San Siro, infatti, è la 89a partita del francese alla guida della Roma, Spalletti festeggiò 50 vittoria alla novantesima gara, a Capello ne servirono 98. Forse è anche per questo — ma non solo — che ieri ha chiesto soprattutto concentrazione. Garcia sa che vincere stasera vuol dire quasi mettere un piede e mezzo in Champions, considerando che il calendario dopo offre due partite casalinghe con squadre «appagate» come Udinese e Palermo, oltre ovviamente al derby. L’ATTESA «La parola d’ordine è concentrazione, andiamo a Milano per vincere — dice il tecnico della Roma —. Nelle ultime partite abbiamo deciso di fare meno possesso palla e una volta in vantaggio, nella ripresa, di abbassarci, compattarci e colpire in contropiede. Dipende però anche dalle qualità e dal modulo degli avversari. Con il Milan potrebbe essere tutto uguale o anche tutto diverso». Già, verrebbe da dire filosofia banale. Di fatto, però, Garcia sa che a Milano sigioca una bella fetta di Champions («Ci aspettiamo un finale di campionato avvincente», ha detto il presidente Pallotta commentando il recente accordo chiuso dalla Roma con le reti regionali di Nbc Sports per la diffusione delle proprie gare negli Usa), deve solo decidere come.

I DUBBI Già, perché il grande dubbio è se confermare la squadra che ha battuto Sassuolo e Genoa o meno. Di fatto, capire se andare avanti ancora con Doum-bia come punta centrale o rimettere dentro Totti. «Lasciamolo tranquillo, il capitano. È un grande campione, ogni settimana si parla di lui. Posso solo ribadire quanto già detto: è un giocatore importante, che può iniziare o entrare a gara in corso». L’impressione è che alla fine Garcia si affiderà ancora a Doumbia, nonostante l’ivoriano abbia svolto un solo vero allenamento. «Rispetto a Destro, con Seydou qualcosa è cambiato, anche se sono entrambi due giocatori d’area. Lui e Keita, comunque, sono al 100%, ma per valutare bene tutto aspettiamo fino alla fine». Tradotto, sarà decisiva la seduta di stamattina a Milano, quando si valuteranno le condizioni di alcuni giocatori. Tra cui anche Pjanic, che ha ancora dolore al piede. Se Miralem stringerà i denti giocherà lui, altrimenti potrebbe andare dentro Keita. Di certo ci sarà Nainggolan, l’uomo che più di tutti incarna lo spirito della Roma attuale, da battaglia. Ma che ancora non sa se resterà o meno. «Adesso non mi interessano le situazioni personali, non possiamo permetterci di distrarci — chiude Garcia —. Parlo per Radja e anche per tutti gli altri. Poi, al momento giusto, ognuno affronterà con la società le proprie cose». Quelle di Garcia sono già a posto da un po’. Dovesse arrivare stasera anche la cinquantesima vittoria, tanto meglio.

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