Scomparsa Mario Bozzoli: C’era un’altra capsula di cianuro accanto al corpo di Giuseppe Ghirardini”

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Fonte: Settimanale Giallo di laura Marinaro – Pochi giorni fa abbiamo trovato nei pressi di Case di Viso, in Vallecamonica, tre frammenti di una seconda esca contenente cianuro”. A dare questo annuncio sono stati i carabinieri di Brescia che stanno indagando sulla morte di Giuseppe Ghirardini, l’operaio della fonderia Bozzoli che ora si ritiene sia morto avvelenato pochi giorni dopo la scomparsa del suo datore di lavoro, Mario Bozzoli, di cui non si hanno più notizie dall’8 ottobre e che si crede sia stato assassinato. La scoperta fatta è importantissima perché quei tre frammenti erano dove fu rinvenuto il 18 ottobre il cadavere del povero operaio. Nonostante questo importante ritrovamento la morte dell’uomo resta un mistero, anche per gli inquirenti.

C’è chi è convinto che sia un suicidio: Ghirardini si sarebbe avvelenato usando quelle vecchie fiale di veleno che negli anni ’60 servivano per uccidere animali selvaggi. Quella che ha ingoiato è stata trovata intatta nello stomaco e dunque, non può aver provocato la morte dell’uomo. Quella trovata a pezzi nei giorni scorsi, invece, potrebbe essere stata usata dall’operaio proprio per farla finita. E c’è chi, invece, tra gli investigatori resta convinto che sia Bozzoli che Ghirardini siano stati assassinati.

“SONO FUORI LEGGE E MOLTO PERICOLOSE” Propende per la tesi dell’omicidio l’avvocato Marino Colosio, legale dell’ex moglie dell’operaio. Dice il legale: «Sono emersi nuovi elementi e quindi, il quadro probatorio è cambiato». Marino Colosio si è convinto che si sia trattato di un omicidio anche grazie al contenuto di una lettera anonima che gli è stata spedita e nella quale si spiega come quella capsula sarebbe stata fatta ingoiare con la forza al Ghirardini. Continua l’avvocato Colosio: «Nella missiva viene spiegato che la capsula potrebbe essere stata conficcata in bocca a Ghirardini con una cerbottana. Il fatto che ci sia traccia di un’altra capsula rotta fa pensare che ci siano stati più tentativi di assassinare l’uomo, che ha opposto resistenza. Noi non crediamo che quelle esche, fuori legge, fossero nelle disponibilità di Ghirardini. È più probabile, invece, che qualcuno abbia attirato Ghirardini al Passo del Tonale, in quel luogo isolato per ucciderlo».

Ghirardini è l’ultima persona che vide vivo Mario Bozzoli e il giorno in cui è morto doveva andare dai carabinieri per rendere una nuova testimonianza sulla sera della sua scomparsa. Inoltre, era atteso dalla sorella per pranzo. Invece, avrebbe deciso di andare in montagna, da solo, sotto una nevicata. Strano, molto strano, per chi conosceva Ghirardini. Nell’attesa di eseguire nuovi esami su quei tre frammenti di esca, gli inquirenti stanno verificando che Ghirardini non abbia mandato del denaro all’ex moglie in Brasile prima di morire: sarebbe la prova della volontà di farla finita. Per ora tutte le verifiche sono state negative. In redazione a Giallo intanto, è giunta una lettera importante, che potrebbe svelare il mistero di quelle strane esche. L’ha scritta Mario M., ex guardiacaccia che oggi vive a Erba. L’abbiamo subito contattato. Ecco cosa ci ha detto: «Sono in possesso delle stesse capsule trovate nel corpo di Ghirardini. Venivano usate per avvelenare volpi, faine e piccoli predatori… Si tratta di ovuli di vetro finissimo che alla minima pressione si rompono.

Il prodotto precisamente si chiama “Cyonin”. Era fatto in Austria ed esportato qui in Italia, a Tarvisio, in una farmacia dove tutti andavamo a comprarlo. Noi guardiacaccia avevamo l’autorizzazione ad acquistarlo, gli altri no, perché è davvero un prodotto pericoloso, soprattutto se finisce nelle mani sbagliate». Il signor Mario ci ha inviato alcune fotografie di quelle capsule, che sono identiche a quella ritrovata nello stomaco di Ghirardini e che vi mostriamo in questa pagina Continua Mario M.: «Io le usavo nel 1965 per uccidere le volpi: allora le volpi erano molte ed erano richieste per la loro pelliccia. Davano anche 300 mila lire a pelliccia.

Le fiale di cianuro erano un ottimo sistema per ucciderle, bastava infilarle in un cibo di cui l’animale andava ghiotto». I militari del Ris di Parma che stanno esaminando le esche, si stanno concentrando parallelamente anche sul forno 3 della fonderia Bozzoli, quello che registrò alle 19.40 circa una fumata anomala e dove si teme che possa essere stato gettato l’imprenditore Mario Bozzoli. Gli esperti cercano una traccia dell’uomo. Resta il fatto che a quasi due mesi non si sa nulla di Mario Bozzoli, sparito dopo aver avuto aspri contrasti con il fratello e i nipoti per la gestione dell’impresa che fatturava 40 milioni. La moglie è certa che il marito non si sarebbe mai suicidato. E con lei lo sono i figli e gli amici dell’imprenditore che a Molinette di Mazzano, stava costruendo una clinica dentistica per il figlio Claudio. * Racconta il barista della pasticceria a due passi dal cantiere: «Veniva ogni sera a controllare i lavori ed era felice di quel progetto. Ora che cosa ne sarà…?».

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